26.9.05

esigenze


C'è un bisogno di una censura.
C'è un bisogno di una denuncia per chi alza parole di demoniaco sberleffo.
C'è un bisogno di tagliare variegate opinioni.
C'è necessità di opinione unica.
C'è un bisogno di univocità nella trasmissione dei concetti da dare in pasto a chi offre il potere ai seviziatori dei plebisciti post-democratici.
C'è un bisogno di sentirsi uguali agli altri.
C'è un bisogno di investire capitali in oggettistica contraddistinta da marchi accettati dalla comunità circostante.
C'è un bisogno di globalizzazione del PENsierO.
C'è esigenza di antidestabilizzazione delle masse e dei pesi.
C'è bisogno di evitare parole poco importanti per il fine.
C'è urgenza di evitare pensieri.
Per un mondo migliore c'è bisogno di adesione pubblica e totale, non chè totalizzante.
C'è urgenza di pensiero collettivo.
Di dinamiche di branco.

C'è bisogno di una bomba.

22.9.05

Luana la puttana



Prendo il treno quasi ogni mattina quando mi và.
Cambio per la coincidenza... è una coincidenza davvero. Credetemi.

Manifesto, cornetto e cappuccino.
Incontro Luana.
Vado nella città avversa. Rientro.
Cambio e ho la ricoincidenza.
Nell'attesa incontro Luana.

La sera, spesso, passo per la stazione di cambio: Caserta.
La stazione di Caserta è una specie di bidone della monnezza a ridosso di un viale proprio davanti alla Reggia. Il monumento più bello del mondo. Più brutto del mondo.

La stazione di Caserta puzza un pò di piscio.
La stazione di Caserta di notte è piena di poveracci che salgono sugli espressi che vanno a nord.
Ogni notte alla stazione di Caserta i disperati si imbarcano come anime in pena sul treno della speranza.
Ogni notte alla stazione di Caserta ci sono amanti clandestini, ricchioni che girano coi ginz attillati sul culo, gli spacciatori e due poliziotti.
Ogni notte alla stazione di Caserta i poliziotti fermano gente del medio oriente, quando ai marocchini gli va bene.

Ogni notte alla stazione di Caserta incontro Luana.

Luana è alta più di me.
Ha capelli rosso fuoco che la sera alliscia e aggiusta a fontanina sopra la testa.
Luana la mattina e il pomeriggio puzza.
E' accigliata e agitata. Parla da sola.
La mattina Luana si fa pagare la colazione dalla barrista che alleva cani bastardi e con le zecche.
La mattina tutti insultano Luana che trema per per ll'umiliazione sui suoi tacchi a spillo.

La sera Luana è pulita e fresca. E' vestita meglio e ha il trucco soft.
Un rossetto leggero.
Profuma di nuovo, come gli occhi che indossa.
La sera Luana è felice perchè gli amanti che la insultavano la invitano al tavolo a mangiare un orgasmo, e brindano con lei al seme della vita.

La sera Luana è impiegata presso le ferrovie.
La sua specialità sono i pompini formato A4 e le inculate con la faccia sui tasti dei relé.
Quando le va bene le fotocpiano le tette e le attaccano vicino ai cessi.

I cessi della stazione sono chiusi, e spesso qualche tossico bacia Luana sulla bocca dentro un bagno chimico.
Poi se ne va.
Luana rimane.
Da quando la casa dei matti è chiusa Luana dorme nell'ascensore per gli handicappati del binario 2. Dove pisciano i cani della barrista.

Ieri i saldi erano finiti e i negozianti buttavano la robba. Comprai una maglia da femmina. 2 euro. Per Luana.
Quando andò in bagno e la indossò sembrava una principessa.
Quando uscì mi guardò innamorata.

Ero con Peppino.
Mi sorrise e stava per abbracciarmi.
Era felice. Io pure.
La allontanai con una mano gridandole sul naso la sua pazzia mentre gli occhi suoi mi cercavano.

Era mattina. Andava trattata male, e io ero un uomo come tutti gli uomini della stazione.
Di mattina io odio Luana.
La amerò stanotte.
Con la maglietta nuova.

Oggi è luna piena.
Brillerà, Luana, sotto la luna delle stelle.
Sotto i manganelli delle guardie.
Come ogni notte.

15.9.05

matrimonio in corso...


Non il mio. Speravate che mi inguajassi giovine giovine... tsssk.

Tutto è pronto.
Mi sono fatto le mesce. Mi sono accattato il vestitiello bbuono.
I capelli li ho fatti oggi dal mio barbiere di fiducia. Angioletto.

Quando me li ha tagliati era simpaticissimo. Era abbastanza brillo.
Se ci vai la mattina, invece, stà tutto incrufagnuto che si è dovuto scetare per forza e caca il cazzo a Leopoldo, il guaglione di barbiere. Lo manda a giocare al bancolotto ogni 13 minuti.
Ovviamente si gioca pure i numeri dei clienti.
Prima di andarmene, come tradizione vuole, mi ha offerto una PERONI e ce la siamo bevuti seduti sullo scalino llà fuori.
Un caldo esaggerato oggi. Tira ancora aria di staggione.

- Angiolè, embé?
- Guagliò, mi si so fatti pure i peli nel naso bianchi. Ma il pesce funziona sempre!

- Hauahauh. Almeno sparagni sul VIAGRA.

- Si si, ccà avimma sparagna 'ncopp j puttane!

- Huahuahau! Angiolé si o' meglio!

- Si si, ma soreta si sposa?
- Eh si, sò cuntento!

- Ma come? Quella da domani si chiava a uno fisso e tu sei contento? E di che sei contento?

- Che ne saccio Angiolé, almeno tene o' pescio fisso, visto che o' posto fisso non cestiste cchiù! E poi se vonno bbene...
- Ambé. Allora si se vonno bbene è tuttapposto!

Angioletto è un uomo molto sensibile.
La camicia stirata è già sul divano.
Le scarpe, nere, le ho comprate dall' ultimo calzolaio italiano superstite ad Aversa (la città avversa; antonio docet).
Non le ho pagate molto. Ma sono molto brutte.
Però sono da matrimonio.

L'addio al celibato.
Le zoccole, le zizze, le maniate per 5 euri, i pesci tuosti, le birre, l'alcool, i rattusi, la notte, le strade, Napoli bella, le brasiliane, le donne dell'est... noi sciarmati e, sullo sfondo, scenografie di cartapesta color rosso fuoco a voler incendiare un'indelebile promessa alla libertà dell'individuo.

Ma lui, lo sposo, berrà poco e sarà tranquillo.
Domani gli tocca. È felice.
E vafanculo sò felice pur' je.

11.9.05

Essenza primordiale


Gli uomini sono uomini.
Vengono dopo dolori immensi nascendo da un utero. Pieni di sangue.
Crescono provocando dolori immensi fino al sangue. Per vivere.

Le mosche, invece, nascono dalla merda e poi volano via.
Anche loro ritornano. Alla merda. Per vivere.

La vita è un eterno ritorno allo stato primordiale dell'essere.

Che bello.
Svanirò in un orgasmo.

7.9.05

Abnegazione della dedizione alla scelta


Scelgo di dedicarmi al lavoro.
Scelgo di dedicarmi allo studio.
Scelgo di dedicarmi all'amore.
Scelgo di dedicarmi alla famiglia.
Scelgo di dedicarmi a Dio.

La chiamano scelta i comunisti.
La chiamano "idea di vita" i fascisti.
La chiamano vocazione i cattolici.

Svegliarsi e lavorare/studiare e non perder fiato fino a tarda sera. Rincasare.Fare in fretta qualcosa che si ama fare lentamente. Non fare qualcosa che si ama fare.
La scelta è li. Aspetta.
L'oggetto della scelta vuole tutta la tua energia.

Tornare a casa e darsi ai figli. Alla moglie brontolona e coi capelli in disordine.
Abbandonarsi ale urla di chi nega se stesso per la scelta.
Alle frustrazioni di una vita di sacrificio.
Sempre lei: la scelta.

Pregare ogni minuto possibile.
Ogni minuto disponibile riempirlo di attenzioni verso qualcuno.
Lavorare ogni minuto possibile.

L'ideale si trasfrma nel mostro ce ti perseguita ogni istante e ti rincorre nei cunicoli streti dei giorni che sfilano sotto le tue cosce. Sotto le la gomma dei tuoi pneumatici.

L'abnegazione della dedizione è rinunciare alla propria vita per l'idea che ci si è falsamente costruiti della vita stessa.

Qualcuno ti dice che lavorare, fidanzarti stabilmente, sposarti, avere figli e portare i soldi a casa. Ti racconta che "è LA VITA".
E tu VIVI.
Convinto. Cieco. Conscio di avere in pugno l'essenza della vita.

E sbottano in strada parole che urlano "la vita è una merda" dalle bocche di cattolici centristi e di destroidi stalinisti.

Non avere tempo di grattarsi le palle.
Non avere tempo di abbandonarsi al divano e all'ozio.
Non avere tempo di scopare per bene una donna.
Non avere tempo di andare al mare o imboscarsi in una foresta.
Non avere tempo di scrivere e leggere quanto vorresti.
Non avere tempo di versare birra in calici di poliestere ad una stramaledetta sagra di paese.
Non avere tempo di farti un viaggio di 50 km e cambiare aria per 4 ore.

Non avere tempo per perderlo, per vederlo scorrere insieme alle molecole di vino che ti scivolano in fondo all'esofago.
Non avere tempo di non vivere.
Non avere tempo di non fare la tua scelta.

Io non scelgo.
Scelgo di non vivere.
Amo la non vita.
Quella che nessuno mi ha raccontanto perchè nessuno l'ha vissuta.
Solo i folli possono vivere la non vita.
Sono folle.

Scegliere di dedicarsi con abnegazione ad un "pensiero di vita", qualunque esso sia, è la più grossa delle minchiate che un essere umano possa osare fare.
E' scegliere la negazione stessa della vita.

Parola di taz.
Rendiamo grazie a taz.

2.9.05

Giggino Pesciafore: nemesi, metessi e parusia


Un giorno erano le 2 e ½ di un pomeriggio di un anno indefinito.
O era un giorno indefinito di un anno alle 2 e ½.
O erano le 2 e ½ e’ chivammuort.

Non fate troppe domande che sennò già ci cachiamo il cazzo e non vi contiamo più niente.

Era un giorno che erano già stati creati il cielo e la terra e Dio se n’era già andato in vacanza da un pò.
Per le vie del borghetto, un criaturo si aggirava ramingo con in mano una sciuscella ed un’aria furbetta. Nessuno aveva mai visto quel criaturo. Nessuno. Mai. Aveva. Visto. Quel criaturo. Fino ad allora.Ecajì ?!?

Il postino ubriaco giurò di averlo notato cacare il cazzo a un cane, e che non era uno dei suoi miatanti figli.
Il marisciallo dei carabbinieri lo vide passare 3 volte, del che redasse relativo verbale in triplice copia.
Il preute e il professore lo videro che si arrubbava la sciuscella dalla cascetta del verdummaro, che però non lo vide, sennò ci faceva il culo come la purpetta.
Il sindaco non c’era. Naturalmente. Capisciammè!
Dì lì a pochi passi il criaturo buttò a terra la sciuscella mazzecata, come i peggio zincari, e si dileguò nello svaporio estivo di quel che fu il pantano delle ufere di Lorenzo il Diavolo.

Per nove mesi, nove, mesi, la sciuscella non fu rimossa e germinò. I semi si diramarono in centinaia di oblunghe e curve radici. Dalla bruna scorza marrone promanò la placenta giallastra che presto si riempì dell’acqua delle ufere e la sera, sul far del tramonto, si potevano intravedere quelle che erano le mani, i piedi e il becco del tenero esserino immerso nel liquido sbrillucicante.

Non fu possibile predeterminarne il sesso, fatto stà che c’era un pesce appeso alla pianta. Quindi forse era maschio. Forse. Sicuro però era Giggino allo stato becco.

Giggino, nacque in un mesto giorno di une tenue maggio, quando già il camio di uno scinziato pazzo si stava carriando la pianta che si era comprato, abusivamente, da mano al verdummaro.

Appena Giggino fu con la capa fuori dalla pianta, il verdummaro vista la malaparata, zompò addosso allo scinziato pazzo e, con una cazzimma esagerata, gli chiavò una cazzo di coltellata dietro i rini.

Lo scinziato pazzo, non appena percepì il lancinante dolore della lama che gli squarciave le carni, con gli occhi al cielo gridò:

- Mannaggiaggesucristo!

Di lì a pochi secondi, spirò. Il prete impallidì, e i carabinieri dissero:

- E’ muorto.

E compilarono i dovuti atti. In triplice copia. Esattamente.

Il verdummaro si arrubbò il camio, la valiggetta coi soldi e sei monete d’oro appese al collo del Giggino nascente, che intraprese così il suo cammino senza speranza. Fottuto prima ancora di campare.

La genesi avvenne, sotto lo sguardo attonito dei carabbinieri che verbalizzarono il tutto in triplice copia. Naturalmente. Non facciamo il fatto del sindaco che non ci stà mai.

Ma Giggino era un supereroe dotato di poetri straordinari. Gaio. Bello come il sole. Capace di trasformarsi, all’occorenza, in Giggino Pesciafore. Un temibile beniamino, non il tabaccaro, col vestito di pelliccia blu, una cuppulella e una cresta arancione di plastica con il becco, erroneamente, posizionato tra gli occhi. ‘Ncul o’ cazz!

Sfrecciava per le strade di Castel Paturnio a bordo della sua fiammante ferrari a pedali creando lo scompiglio tra le morre di criaturi che giocavano a pallone e a settesichiatta fottendosi a vicenda con una cazzimma mai vista. Nessuno riusciva a fermarlo, nemmeno la famiglia dei vigili con l’autovelox in affitto.

I bambini di Castel Paturnio erano tutti dei figli di bucchino. Tranne uno. Leopoldo. Un guaglione di barbiere a tiempo perzo e per senza niente.

Giggino, per esercitarsi all’uso dei poteri, sfessava Emiliano ogni giorno che presto divenne il suo miglior amico. Nu grand amico!

Come Batman e Robin, Giggino ed Leopoldo sfidavano le forze occulte cercando di supplire all’assenza del sindaco. Che non c’era. Naturalmente.

Il preute comprava la Gazzetta di Castel Paturnio tutti le matine.

Mò basta, che già ci siamo cacati il cazzo. La seconda parte la scriviamo quando diciamo noi.
O meglio. Quando giggino ci dirà una poesia.

30.8.05

piogge in lontananza


In chat ho per caso puro incontrato una donna che vuole venire in Italia.
Vuole andare in Sicilia, trovare lì un lavoro e starci per sempre.

Una mia compagna è laureata e disoccupata.
I compagni di tutti lo sono.

Oggi è piovuta giù una pioggia settembrina.
Mi sono lasciato libero in una campagna bagnandomi di malinconia.
Un rivolo di pensiero scorreva tra i sassi e le radici crescendo in un fiume che passeggiava verso il mare.

Quanti sogni.
Quanta strunzate!

Bevo alla vita.
Mi ubriaco di solitudine.

30.7.05

giorno VIII: dove non osano le mosche


Squilla la sveglia.
La prima dopo molti giorni.
Sgusciamo come marruche da dentro i sacchi a pelo con le schiene scassate di una notte sana sui vricci.

Siamo ancora evidentemente sbronzi.
Che notte l'ultima notte.
Beviamo un litro di succo di frutta al sapore di "pescion fruit".
Non si trova più un succo a pera, a mela, a pesca o albicocca. Oggi trovi solo stè strunzate tropicali "papaya", "mango", "pescion fruit", "alabama"... ma chi cazzo l'ha mai visti sti' cosi? Ma come li fanno? Sanno di broro di purpo. Boh!

Ingurgitiamo in silenzio 1 dm^3 di merda liquida tropicale colorata ed energetica al gusto di qualcosa.
Entriamo nel primo bar.
La cameriera è alta. Bionda.Occhi marroni.Gonfissima. Tette, culo e labbra incantevoli.
A momenti mi innamoravo, ma ero andato lì per un caffè.

-Che prendete?
- prendo quello che prende lui.

- due caffè.

- due caffè anche a me.
ride e mi fa l'occhiolino.

-Giovà m'ha fatto l'occhiolino. Mò la incastro nella machinetta.
- Si nu puorco!

Cominciamo a bere i caffè con calma. Caldi. Buoni.
Io sono a sinistra e poggio al bancone il mio gomito sinistro.
Gianni è a destra poggiando al bancone il suo gomito destro.
La barista è al centro. Dietro il nostro inizio di calvizie. Dietro il bancone.

Le casse dello stereo sono a manetta.
Da dentro i pezzi di legno disposti agli angoli spunta di colpo la donna cannone.
De Gregori grida.

"...E con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti portero`... "

Di fronte a noi tutti una finestra sporca con le tendine che contornano un mare lontano.
Un vaso di geranei poveri ma fioriti.
Le nostre retine pongono a fuoco l'infinito a mirare quel quadro indecifrabile.
E' il nostro giorno.

"E non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
ma voleremo in cielo in carne e ossaaa
non torneremo più
u uuu uuu uuuuuuuuuuuuuuu u uuu uuu.
E senza fame senza seteeeeeee
e senza ali senza reteeeeeeee
voleremo viaaaaaaa
".

Giriamo la chiave.
Parte il motore e l'aria condizionata.
Ci fermiamo in una campagna.
Scaliamo un monte.
Su. Fin sopra la scogliera.
Altissimi.
Nudi.
Il vento sul petto. Intorno al pesce.
-Le vespe e le mosche quì non arriveranno mai
-E' vero cumpà.

una mosca mi si posa sul piede.
-vafancul a mammeta! Stronza.

Decido di ammazzarla.
Ovviamente non ci riesco.

Ci guardiamo negli occhi io e Giannuzzo.
Ci maniamo il pesce.
Il glande. Lo scroto.
Le mani fetono abbastanza.
Ci guardiamo negli occhi e ce le stringiamo.
Le mani.
Il patto.
Siamo "frati di pesce".

Le nostre ombre si proiettano nel mare blu giù.
In fondo. Le onde sbattono e si schiattano in faccia alle rocce e la schiuma esce dalla sua bocca che urla grida di libertà.

Chiudiamo gli occhi e ci lanciamo giù.
In fondo.
Tocchiamo l'acqua.
Le rocce.
Le nostre mani toccano il fondo, la gola:
l'intestino di questo viaggio salato.

Torniamo a casa.
On_the_road.

27.7.05

giorno V: mediamente pesce


Telefonini scarichi.
Non c'è campo.
Scariche le batterie della digitale.
Scariche quelle del registratore MP3.
Scariche le pile della torcia.

Tutta l'energia la teniamo noi 'ncuorpo.

Mi avvio giù per il sentiero.
Polvere e terra. Ciottoli. Pietruzze.
Slittano i miei infradito a fiori un pò gai... che impagliatura gaia!

Jeans spuorchi. Panza e peli.
Il bordo del mare è di sassolini infosi.
Il sole è quasi trasparente dietro a tutto llaggiù, dove l'orizzonte del mare sale sul cielo e gli uccelli e i pesci si ammischiano... sotto le chele chiuse in avanti di questa terra che mi abbraccia pellegrino, osservo.

Le onde sono calme.
Non si increspano.
Non dirompono.
Non fanno rumore.
Niente.
Manco o' cazz.

Vanno avanti e poi indietro.
Avanti e indietro.
Avanti e indietro.

Avanzano e poi si ritirano.
Come le democrazie europee.

Mediamente sono ferme.
Mediamente il moto è nullo.
"Mediamente" allora è una parola che mediamente non significa un cazzo.

Mi giro all'udir del crepitio di un fogliame a me vicino.
Guardingo mi volto e mi insospettisco.
Spero che non sia la "Signora in giallo" sennò deve morire qualcuno pure quà dentro al camping.

E' un anziano in barba e costume beige-senape-cacca con le scarpe da ginnastica.
Se le leva.
Dev'essere un'impiegato: le calze e i pantaloni gli hanno consumato i peli delle gambe.
Un guaglione del sistema.

Si mette gli occhiali subaquei.
Si tuffa e la notte avanza.

Una, due, sette... venti bracciate... s'allontana. Ancora.
Diventa sempre più piccolo.

Le zanzare fanno il loro lavoro: scassano il cazzo.

L'uomo nuota oltre gli scogli.
Torna indietro.
Li circonda e ci sale sopra.
Si tuffa da quello più alto che finisce dritto sopra il mare aperto.
Stacca il balzo.
La schiena si inarca.
La pelle si squama e i piedi si uniscono in una pinna gialla: più gialla del "tonnoqualitàpinneggialle".
Il collo è una branchia.

Faccia di pesce.

Io rimango nell'arenile a fare niente mentre lui si trasforma.
Jetto le prete nell'acqua.
Mediamente non lo caco.

SPLAAFF!!!

Prende il largo quel fottutto pesce vecchio.
Rimango mediamente sbalordito dopo un pò: diciamo 5 minuti.

Rimbocco il sentiero a una velocità media.
Non racconto niente a nessuno perchè sarei mediamente pazzo.
Compro un giornale medio.
Lo leggo ad una velocità media.
Arrivato alla metà lo chiudo.

Mi mangio un wurstel.
Mi sento mediamente meglio.
Mediamente più libero.

25.7.05

giorno III: strade di notte


Ieri notte, verso le 23.40, dopo 2 felle di odiosa pizza e 1 Warsteiner steccata con Giannuzzo abbiamo trovato alloggio in un bed&breakfast ad Oristano.
C'è una tipa che lo gestisce che è figa.
Ha un figlio malcurato.
Un gatto e un cane troppo curati.
Fa la scema con noi.
La casa è bella.
In pratica dormiamo a casa sua.
Giriamo nudi al piano di sopra tra doccia e condizionatore.

Oggi c'è passata avanti una inglesina con due tette enormi ficcate in una maglia che aveva due sacche laterali all'altezza del torace dove questa aveva messo le zizze. Huhauhua. Sono stato a ridere per 3 ore.

Per strada prima di arrivare abiamo incontrato un anziano in giacca e cravatta. Era splendido.
La moglie era avvinghiata al suo braccio e lo guardava innamorato.
Stavano in un lapariello.
Era un'immagine da film.
Era una pace.
Li rammento e sto bene.

Un bagno a Tharros, un posto splendido e pieno zeppo di fighe assurde che prendevano il sole in pratica nude.
Noi malati... hauahuahauahu!

Ora siamo diretti ancora a SUD, verso le miniere di IGLESIAS... nella testa le donne della nostra vita.

Scegliamo Montevecchio per pernottare, persistemarci nell'ordine della notte.
Poi saranno ancora strade, laghi, stagni, crape e ciucci.
Paesi, chiese e statue di santi .

Passiamo per Arborea, una splendida cittadina di un'estetismo eccessivo tardo romantico..
Acceleriamo andando incontro all'avventura.
Alla libertà.
Verso il vuoto a cercare acqua per irrigare i nostri cuori aridi d'occidente.

[ ... ]

È oramai notte.
La cena sarda DOC scende nei nostri corpi.
Ho già cacato un pò.
Approdiamo a Montevecchio.
È notte fonda.
Camminare di notte è magnifico.
Qualcuno ascolta sempre il tuo silenzio.

Gianni rompe il silenzio con un urlo:
- Ccà ce fete j mmerda!

Io rido.

Ci perdiamo nel mondo.
Il mondo si sguarra davanti ai nostri occhi.
Tutto è buio e il senso di insicurezza dona fascino alle stelle: unico bagliore nell'ignoto.
2 fari.
4 ruote.
2 folli.
1 strada. La nostra.

Lo stereo spezza la notte:

"Siamo solo noi
che andiamo a letto la mattina presto
e ci svegliamo con il mal di testa
siamo solo noi
che non abbiamo vita regolare
che non ci sappiamo limitare
siamo solo noi
che non abbiamo più rispetto per niente

neanche per la mente

siamo solo noi...

quelli che poi muoiono presto

quelli che però è lo stesso


siamo solo noi

che non abbiamo più niente da dire

dobbiamo solo vomitare

siamo solo noi
che
non vi stiamo neanche più ad ascoltare


siamo solo noi

quelli che non hanno più rispetto per niente

neanche per la gente

siamo solo noi

quelli che ormai non credono più a niente

e vi fregano sempre

...sì...
siamo solo noi
che tra demonio e santità è lo stesso

basta che ci sia posto
siamo solo noi che facciamo colazione con un toast
del resto

siamo solo noi
quelli che non han voglia di far niente
rubano sempre

siamo solo noi

generazione di sconvolti
he non han più
santi né eroi

siamo solo noi

siamo solo noi

siamo solo noi
"

23.7.05

giorno I: porto/parto


Due ore prima al molo.
Scendo al cesso dell anave e: chi ti incontro?
L'ing. Flamini con quella gran troia della moglie.
Maiala.

- Anche tu quì?
La moglie abbassa lo sguardo.
- Si! Andiamo in Sardegna.Un viaggio on_the_road. Voi?
- Ehm... 10 giorni a Porto Cervo. Hotel. Lusso.
- Noi macchina. Cesso. Felice vacanza!
- Anche a te!

Anche in culo a mondo troverai un conoscente.

Trema il ponte. Gianni ha paura di affogare e dei terroristi.
Gorgoglia il mare sotto. Partiamo.

La terra si allontana o forse siamo noi a levarci dai coglioni.
La testa calva del cornuto riflette il bagliore di una luna velata dalla foschia del cielo cupo di terraferma.
L'uomo scruta l'orizzonte e non smette di sognare. L'amore, il cielo, il futuro.
La moglie organizza i pensieri.
Presto li riempirà.
Sarà un cazzo di un giovane capellone da 1 milione di euro.

Le luci si allungano sfumando nel mare piatto.
Due innamorati si baciano.
Il vento sconvolge i capelli di lei.
Gianni è al cesso.
Tutt'intorno profumo di salsedine.
Di libertà.

22.7.05

21 luglio 2005: faccio le bagattelle


Salgo le scale e trovo ai piedi della porta una busta rossa.
È della "Feltrinelli"... la si riconosce.

È un regalo.
Un libro da consumare negli autogrill tra una pisciata e un'altra con in bocca il retrogusto "al copertone" di quei caffè da autogrill.

Apro la porta.
Una copia del "Vernacoliere di questo mese".
È un regalo.
Una rivista satirica da spulciare e ridermela.

Passo davanti lo specchio e vedo un tipo.
Un regalo di chissà chi.

-E tu che cazzo fai quì?
non risponde...
-non rispondi?
non risponde...
-E NON RISPONDERMI CAPITO?!?
non risponde.
Mi sento "governatore".

Apro lo studio.
Casino.
Schifezze e ciddì dappertutto.
Fili, cavi, led, stampanti, libri, quotidiani, switch.
La tana é una baraonda.

Ho il libro del viaggio.
Ho la rivista del viaggio.
L'amico del viaggio c'è.
Il quaderno e la penna del viaggio.
La macchina fotografica.
I ciddì.
Le batterie.
Il biglietto.
Una cucina portatile.
La spesa fatta da casa.
Un altro libro.
Scarpe.
Costume.
Pesce.

Parto domani.
Vaco in Sardegna.

Poi vi racconto.
Forse.
Forse vi fotocopio il diario.
Forse.

Buon viaggio ai sognatori.

20.7.05

19 luglio 2005: schifezze


I fidanzati non stanno bene.
Si chiamano quattro, cinque... sei volte al giorno.
Si dicono nulla.
Strunzate.

- Amò che fai?
- Niente... tu?

- Niente.
- Per questo hai chiamato?

- Per questo cosa?
- Pechè nun tenevi che ffà?

I fidanzati sono abbacchiati con le compagnie telefoniche.

"noi due".
"You and me".
"infinity".
"chiaviamo".
"tumoregratisallarecchia"

Se non vuoi mettere la tariffa giusta on l'operatore giusto senti lei (o lui.. che è peggio) che fa:

- Basta! Sei uno/a stronzo/a! Tu con me non ci vuoi parlare! Che problema hai?!?

E tu per evitare...

- Vabbuò... mettiamo la scheda....

E ti compri la scheda.
Metti la tariffa.
Ti compri pure un altro telefonino e spendi tra i 3 e i 20 euro al mese per
sentire sempre le stesse cose.

Poi ti porta da IKEA.
Col telefonino nuovo.

IKEA è cool.
IKEA è new age.
IKEA è trandy.
IKEA fa tendenza.

IKEA... è na maronn j strunzat.

Il mobile, la mensola , il pesce...
Lei sceglie.
O' fesso va' a' casa e 'ammonta!

Salgo alla curva dei perdenti.
Stasera sono solo io.

Metto una cassetta di Paolo Conte... "onda su onda".
Guardo la luna.
Piena.
C'ha un alone intorno che rende tutto fatato.

Un fieto di piscio.
mozziconi...

I perdenti pensano pensieri già pensati.
Fumano sigarette scadenti.
Buttano a terra monnezza come loro.
Lanciano nel bosco birre sottomarca.

In questo io sono un pò meno perdente...

Fanno pisciate tristi.

I perdenti finti giunti alla fine eiaculano sempre allo stesso modo e chiedono sempre com'è stato.

Quelli veri guardano il cielo color tettuccio e immaginano un'orgasmo con l'Orsa Maggiore...
Accarezzano capelli tinti di colori di supermercato e stringono pancette di femmine che non dicono mai i loro pensieri eppure sono sempre fascinose.

Stasera una specie di verme.
Un incrocio tra uno scarrafone e un bruco che andava alla velocità di un topo...
Un vermetopo...
Mi è venuto addosso.

No... non mi ha Jaculato sulla maglia...
Mi saliva addosso mentre ero solo alla curva.

L'ho buttato a terra.
Mi ha fatto schifo.
L'ho scamazzato.

Dal sangue verde ne escono 2. Poi altri 5.
Altri 12.
7^3!
Sono troppi.
Comincio a correre.
Inciampo in uno scarrafone acciacco pure lui.
2... 5... 12... 8^4... millemila scarrafoni.... millemila vermitopi...

Mi inseguono.
Corro e non mi volto più.
Corro.
Corro ancora.

-Addò cazz curri?

Grida un passante: uno che m'è passato avanti mentre correvo.

Mi fermo in un campo di spighe.
Me ne arrubbo un paio.
Torno a casa e metto a fare due spogne.

Nel pentolone bollono i chicchi.
Gli scarrafoni.
I miei pensieri.
Le femmine.
Tiro su... scolo.

Mangio tutto.
Chicco dopo chicco.

Perdenti onnivori.
Come maiali.