22.2.06

Life Style. Carnaval Style.

Una mano fatata ha allargato e dissolto le nubi mentre sceglievo di non partire oggi.
Bagnarsi i piedi congelandomi ancora sarebbe stato il modo più drammatico in cui cominciare un giorno.
Scelgo di non scegliere di andar via.

Sentimenti segreti da occultare in una specie di Fede. In una specie di Cozza che si lega ad ogni scoglio di te, che s'inoltra nel mare dell'incoscienza innamorata della vita. Del mondo.

Oggi esco e prendo €8. 3 sono per il formaggio di capra di un un pecoraro del Matese.
Decido di investire il resto in look.
Arrivo davanti al barbiere consueto, entro.
La scena che m'aspettavo.
Angioletto. Emiliano. I capelli a terra mischiati con la polvere. La panca di legno a destra. Il cavalluccio per i criaturi, senza la testa a sinistra. L'angolo del cavalluccio è quasi sempre abbandonato. Sembra la scenografia di una tragedia greca.
Sopra la finistrella a destra, un'antenna fatta col ferro a forma di doppio dipolo, incastrata tra il calendario degli aerei da guerra e la foto di Padre Pio con gli occhi e dove ti muovi ti muovi, ti guarda fisso. Da Angioletto non c'è la televisione: quella è l'antenna dei mondiali.
Stamattina non è cosa... chiudo la porta e corro.
Imbocco una salita. Corro ancora. A destra. Apro la porta.
Pasquale. Un altro barbiere.
E' venuto da poco in paese. E' un guaglione vivace.
Stamattina indossa una casacca psichedelica, sfondo bianco e strisce verde fosforescente lunga fino a mezzo culo. I capelli ingelatinati. Gli stivali a punta, le basette fatte e lo sguardo tranquillo.
- Pasquà, posso?
- Si, ma tu come ti chiami?
- Taz.
- Ah, si. Taz.
Molla un cazzotto a un radiolone anni '80 e parte il nastro. C'è ancora una speranza per le cassette, oggi. La canzone è degli Scorpions. Finti metallari. La canzone è quella che tutti cantano, ma che nessuno sa il titolo. Nemmeno io.
Poi s'interrompe a metà . C'è "Losing My Religion". Le canzoni sono tutte registrate dalla radio.
Pasquale posa le forbici e corre alla radio. Gira la cassetta. Quello stereo suona "74-75" dei Connels.
Got no reason for coming to me and the rain running down
there's no reason
and the same voice coming to me like it's all slowing down
and believe me

I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five

It's not easy, nothing to say 'cause it's already said
It's never easy
When I look on your eyes then I find that I'll do fine
When I look on your eyes then I do better

I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
Le vetrate sono colorate di verde e giallo con del fucsia spruzzato dovunque. I divanetti anni '80 morbidi e accomodanti...
Got no reason for coming to me and the rain running down
there's no reason
When I look on your eyes then I find that I'll do fine
When I look on your eyes then I do better
I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
Il temporale è squarciato e il sole fa capolino. La primavera è sgorgata sopra le tegole e si affaccia, e fa a cazzotti col freddo. Le strade s'invadono di poesia. I passeri si affacciano con la faccia incuriosita e il barbiere guarda la strada assolata del paese che sembra disabitato con le forbici che pendono dal pollicione.
Ciccio mi racconta delle bande e delle mazzate a uova in faccia dei nostri carnevali dei primi anni 90. Dei TOPOBBARBA spruzzati coi tappi modificati, dei chili di purtualli. Della banda di Totore e Maurizio che a fine carnevale contava almeno 4 risse reali e 27 contusioni multiple. I carri allegorici coi cazzi disegnati con lo spray, tra i quali usciva la scritta "Giusi ti amo", fatti coi trattori e i carretti dei compagni di campagna.
I vigili. Le mazzate. Le maniate alle femmine temporaneamente sequestrate per strada vestite da Arlecchino, da Pierrò, da Damine, da Pank o da zoccole pure il giorno di carnevale.
- Carnevale: ogni scherzo vale!
E cacciavamo i pesci. E Rosangela ogni tanto ce lo maniava così. Aggratis.
Ai soliti sciemi vestiti di femmina e truccati peggio dei peggio transessuali, tutti gli mettevamo le mani da tutte le parti e prima o poi c'era qualcuno che gli appoggiava il pesce tuosto sulla minigonna della sorella o si magnava i purtualli incastrati nel reggiseno a balconcino della mamma.
Got no reason for coming to me and the rain running down.
There's no reason.
And the same voice coming to me like it's all slowin' down.
And believe me -
was the one who let you know
I was your sorry-ever-after. `74-`75
Giving me more and I'll defy
'Cause you're really only after `74-`75
It's not easy, nothing to say 'cause it's already said.
It's never easy.
When I look on your eyes then I find that I'll do fine.
When I look on your eyes then I'll do better
E la vita pulsa. E noi pure.
I capelli tagliati son caduti proprio mentre noi ci alzavamo.
La saracinesca sbatteva proprio mentre Pasquale rideva.
E il sole scassava il freddo proprio mentre noi lo guardavamo cogl'occhi semichiusi per non cecarci e con le mani ai fianchi.
E noi. Noi ce ne siamo andati a casa a magiare perché era mezzoggiorno.

18.2.06

essemmesse 18.02.06

*Gio*
bello ke si fa oggi?C'è questa stramaledetta riunione?Dove e a ke ora?Taz tu ci sei? dopo le 18?
*Taz* (da internet)
Io non ho più tempo.
Ho scoperto che esistono le pugnette.

17.2.06

Ciccio Sindaco


Luogo d'onore: "Tavena Zarone".
Vino. Pessimo, rosso, secco, costoso e gastricamente invadente.
Litri di birra svuotati in porzioni da 0.5 lt.
Facce di disillusi maschi. Le femmine non parlano di politica.

Sguardi di sbarbatelli. Occhi che tra 6 giorni finiscono l'anno di militare concesso per onore.
La via d'uscita è unica: Lista Civica di disobbedienza per una candidatura d'onore.

Le amministrative. Liste buoniste. BUENALISTA.
Per instaurare la cultura del rubbamazzetto e il torneo rionale di capputtone.
N° 4 posti fissi a tempo indeterminato per coloro che, stipendiati, staranno in mezzo alla piazza coi vigili, tutto il giorno, a giocare allo schiaffo del soldato.
Piero, detto Wolf, "Assessore alla riproduzione", perchè ha il pesce cchiù gruosso, in posizione di riposo, di tutta la lista .
Davide fa l'assessore "alla gestione delle clandestinità di uomini e merci" e si occuperà dal traffico di droga alle puttane, investendo in "gommoni per sbarchi" in località Castelvolturno.

Benito, detto Zorro, assessore "alla pulizia etnica" e Giorgino, ex centro sociale, superdelega al "recupero del litorale domizio": perchè oggi il recupero dà un senso di lotta.

All'assessorato alle "promesse e raccomandazioni" Amedeo, con Peppino che faticherà nell'Assessorato alla disoccupazione.
A Giuann, delega all'abusivismo edilizio ed alle costruzioni in zona sismica.
Gerardone assessore alle attività "Ludico-Ricreative e Gonfiabili".
Tommaso, detto Rocco, assessore allo sporc.
Io assessore alla "Vita Agreste e alla sessualità bucolica".
Ciccio Sindaco.

La realtà siamo noi. Ubriachi e idioti.
E loro.
Ubriachi e idioti, leggittimati dal consenso democratico.

10.2.06

Working in Milano

Io sono stato a Milano ed ho capito che cosa significa lavorare.
Ed ho paura.
Paura non di chissacosa, ma di una vita donata a un'azienda che speculerà su di te, per almeno una trentina d'anni. E se non è una sola, saranno trentasei. E tutt'e trentasei pagheranno il tuo lavoro meno di quanto vale perché ci deve sempre uscire qualcosa per loro oltre ad un esiguo capitale liquido da reinvestire in qualcos'altro di tipicamente losco.Ci sarà sempre da massimizzare un profitto nato dal tuo lavoro.
Fatichi ogni giorno per non arrivare a fine mese; per non chiavarti più né guardare più tanto lucidamente tua moglie, accontentandoti di usarla come "deposito di sfoghi estemporanei" tra una produzione quotidiana e l'altra.

Mentre tu fatichi qualcuno ha scelto di fare il politico imbroglione. Che è vero, sì, qualche imbroglio lo fa, ma poi in fondo rispetto a quelli che non hanno mai fatto niente qualcosa lo fa (strade, segnaletica, inversione dei sensi rotatori e circolativi ecc ecc), e allora lo vai pure a votare. Così. Perché t'ispira fiducia. Proprio come il galbanino.

E aspetti ogni giorno che sia il venerdì. E la tua gioia convoglia nell'uscita del sabato. Ma non per comportamento piccolo-medio borghese, per carità, ma per esigenza proletaria ed istintiva del diritto di dimenticare l'odore dello sfruttamento, dei meccanismi e dell'arrivismo capitalistico. E prendi la macchina e metti la benzina, che non fa niente che è aumentata. Non fa niente. Devi andare ed esci. Per sentirti libero. Per lasciarti riaccartocciare dalla tristezza della domenica che si chiude, e che manda a casa "gli attori della vita": i lavoratori produttivi. Che rientrano e si svestono dei costumi vivi dei giorni di festa. Si tolgono i cappelli e le giacchette buone. I veli e le sciarpe da palcoscenico. E si rattristano rosicchiando gli avanzi del mezzogiorno per andare a letto e guardare Giancarlo Magalli.

Vecchi e stanchi, vedremo i “politici di professione” relegare la tua vita in un buco malandato. In una città senza servizi per anziani. Un branco di capebbianche che aspettano di levarsi da davanti al cazzo. Lavoratori in dirittura d'arrivo che non hanno mai avuto il tempo e soldi per una casa.
E moriremo in una vasca da bagno. E ci troveranno dopo 4 mesi, non per niente, perché il padrone di casa ci aveva messo in protesta. E verranno con le bollette in mano, gli avvisi di mora e le carte per lo sfratto a urlare coi calci in faccia alla porta. E ci troveranno col bacino rotto, morti per la fame e la sete nella vasca da bagno dell'IKEA. Quella idromassaggio.
Arrotolati. Come vermi.
Morti giusto una settimana prima della pensione.
Morti con alle spalle si e no qualche ora di permesso e sparuti giorni di malattia.
Morti onesti, in attesa di vivere. In attesa di un giorno migliore.
Morti stanchi di ogni giorno.
Morti mentre in TV suonava il campanello nello studio di Bruno Vespa; ed era ancora Romano Prodi. E Berlusconi. E Cirino Pomicino. E famiglia Craxi.
Ancora loro. Dopo 40 anni.
E tu muori. E mentre muori un po' ridi. E un po' pensi:
Vafancul! Perlomeno m'e' llevo da' nanzo j ppalle!

1.2.06

Sbam!


Parto. Ci si legge al ritorno.
Con, o senza diario.

29.1.06

untimeble


Ogni pomeriggio e ed ogni sera. Di ogni domenica.
Raffinata tortura di un tempo che si accartoccia.
Sofferenza di una morte a guizzi.Giuro.

25.1.06

emozione metalmeccanica


Quella sera Michele erano quasi trent'anni che lavorava, e tornava a casa tardi come sempre.
Quando entrò per la prima volta in una fabbrica aveva si e no 20 anni e un contratto a tempo indeterminato. Poi i padroni chiusero. e ancora oggi non si sa se stanno nel sud-est asiatico o in qualche paese dei caraibi.

Sale le scale piano e in silenzio. Non bussa. In punta di piedi ficca la chiave nella mascatura ed entra. In mano c'ha una lettera bianca.
La moglie è in cucina che da quasi trent'anni lo aspetta ogni sera, vestita sempre male (nonostante la bellezza), con la casa calda e in mezzo ai fumi della cena.
Michele si siede. Poggia sul tavolo la lettera mentre con l'altra mano si sponta la zip del giubbino passato dall'azienda.
Filomena inforca gli occhiali per leggere e decifra, lettera per lettera, sillabando quanto scritto.
La lettera è dell'azienda e annuncia che Michele ha avuto il quinto livello metalmeccanici. Poi legge sotto
"le sarà corrisposto un aumento di stipendio pari a €1227 lordi annui."
Filomena piglia la calcolatrice e e leva dai 1227 il 32% di tasse governative, divide per 12 e guarda il display a cristalli liquidi con l'ansia. La calcolatrice la guarda in faccia ed esprime la certezza matematica: "€71,575".
Si alza una voce, che nella nebbia della cucina non si sa da dove viene:
- "Mannaggiamaronna!"
- "Wa Miché, tu sì o meglio! O' cchiù gruoss! Però chesta gente j mmerd cocche cusarella j cchiù t'ho putevano mettere dinto a' busta!"
- "Filumé, fFlumé... che t'aggia dicere... sasera che se magna?"
- "Ti ho preparato la lasagna, oggi mi prudevano le mani e me lo sentivo che qualcosa di buono c'era da festeggiare"
- "Wa spettacolare! E pe' sicondo?"
- "Pollo fritto, insalata e poi alla fine t'aggia fatt a' tort j mele"
- "Wa Filumé si a' meglio"
- "E Pasquale?"
- "Pasquale viene più tardi. Gli serve la macchina"
Si siedono e mentre cenano si ignorano come almeno 25 anni a questa parte. Guardano la televisione. La campagna elettorale. Il Papa. Un pò di gente morta. Qualche arresto per droga. Un paio di storie di puttane. Mangiare. Bere. Pubblicità. Dolce. Caffè e sicaretta. Poche parole.

Michele si leva le scarpe e l'atmosfera diventa un pò irrespirabile.
Su una rete statale pagata col canone, fa un programma dove c'è un pucchiaccone che fa vedere le macchine con lei che ci si struscia sopra parlandone con un'aria un pò particolare, come se stesse parlando di pesci.
Michele guarda le macchine, e ad ogni sgommata allucca
"Filumé, guarda chesta! Accattamece chesta!"
Arriva Pasquale. Entra. Saluta. Si siede. Mangia e non dice una parola.
Michele, intanto, ha scelto il programma della sera. Quello di tutte le altre sere: un film americano. Uno di quelli dove, per la fine, ci stanno almeno 5-6 muorti accisi, un paio di scomparsi. 53 schizzi di sangue e perlomeno un paio di zoccole di quelle fatte a mestiere. 3-4 infami che fanno i cattivi ma non muoiono e un solo eroe che scassa il mazzo a tutti quelli che stanno sul set e alla fine, se gli va bene, si chiava pure alla tipa con la 6° di zizze e i capelli biondi.

Pasquale prende le chiavi dal mobile e se ne và.
"Filumé, quanno ha ditto che torna?"
"Fà tardi Miché. Me vaco a fà na doccia. T'aspetto allà fra poco..."
Michele a come sente queste parole, prende la bottiglia del Petrus, e ci dà un paio di botte prima di passare a quella del Gec Deniels. Si lava i piedi, si mette il deodorante, e si presenta di là.

Filomena aveva preparato i festeggiamenti.
Michele la zompa addosso, e mentre comincia a dare qualche menata di lingua, proprio mentre Filomena è bagnata come l'erba dei prati di quelle mattine d'ottobre, buona da mangiare, Michele allarga la molla della mutanda e butta un occhio.
Niente.
Un altro pò.
Occhiatina.
Niente.

Filomena comprende la situazione, e con la bocca e la saliva costruisce castelli erotici dalla base fallica. Il party è finito. Filomena si può pure levare le autoreggenti.

Michelino chiude gli occhi, e mentre jastemma il bambinello elettronico, immagina se stesso piccolo, sulla graziella blu, mantre impennava su una ruota e l'unico pensiero era saltare sui montoni di terra depositata per la costruzione del nuovo centro abitato.
E ricorda i pomeriggi di giugno, in mezzo al grano, tra gli ulivi, che correva dietro a Maria.
Maria. La prima femmina che si chiavò.
"Filumé... te voglio bbene."
Filomena sorrise. La notte scese. Le mani si strinsero.
Quel giorno era cambiato proprio tutto.

La mattina dopo, Michele si mise la giacchetta buona.

Ritagli (gennaio 06)



Ruini: Cattolici alle urne

da rainews24.it (25.01.06)
"In vista del prossimo appuntamento elettorale - spiega il presidente della Cei - confermiamo in primo luogo quella linea di non coinvolgerci, come Chiesa e quindi anche come clero e come organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito". Ma la Chiesa ritiene proprio "dovere riproporre, con rispetto e chiarezza, agli elettori e futuri eletti" alcuni "contenuti irrinunciabili" che, con il Papa, considera non "norme della morale cattolica" ma "verità elementari che riguardano la nostra comune umanità". La preoccupazione del vicario del Papa è che si affermi la "tendenza" a "introdurre normative che, mentre non rispondono ad effettive esigenze sociali, comprometterebbero gravemente il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio e il rispetto che si deve alla vita umana dal concepimento al suo termine naturale". Questa tendenza "richiede un supplemento di attenzione a questi temi - sottolinea Ruini - nelle scelte degli elettori e poi nell'esercizio delle loro responsabilita' da parte dei futuri parlamentari".
In un altro passaggio il presidente della Cei ha criticato la recente approvazione da parte della Ue di una risoluzione che "sollecita una equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali con quelli delle vere e legittime famiglie". "Conforta il fatto - aveva commentato - che gran parte degli europarlamentari italiani si e' opposta a tale risoluzione".

Per Ruini bisogna proseguire la "pacificazione" in Medio oriente nonostante la "grave malattia" di Sharon e di "isolare i fanatici del terrorismo" in Iraq. In un passaggio sul rapporto tra verità e pace, inoltre, Ruini segnala come siano "degni di gratitudine i tanti militari impegnati in delicate operazioni di composizione dei conflitti e ripristino delle condizioni di pace"

Camera approva legge su legittima difesa a casa e in Negozio
da www.osservatoriosullalegalita.org (24.01.06)

Approvata oggi alla Camera dei deputati la legge sulla legittima difesa (modifica all'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in privato domicilio), gia' approvata al Senato. Il voto e' stato a scrutinio segreto, con 244 voti favorevoli e 175 contrari.

Secondo i presentatori, il testo e' volto ad introdurre la presunzione della proporzionalita' tra la difesa e l'offesa qualora la prima miri a difendere la propria o l'altrui incolumita' ovvero i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, qualora ricorrano gli estremi della violazione di domicilio, ovvero quando il fatto avvenga all'interno di un luogo ove si eserciti un'attivita' commerciale, professionale o imprenditoriale.

Nell'esprimere parere favorevole, il Comitato permanente per i pareri della prima Commissione aveva fatto rilevare che il testo e' volto ad escludere la punibilita' di qualsiasi reazione anche in caso sdi possibile reato di particolare gravità quale, ad esempio, l'omicidio, a prescindere sia dal diritto che si è inteso difendere («incolumità propria o altrui» o «beni propri o altrui,.... quando vi è pericolo di aggressione»), sia dalla gravita' della potenziale offesa.

Percio' il Comitato aveva sollecitato a verificare la pdl alla luce dell'articolo 2 della Costituzione, che «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo» e tra questi, in primo luogo, il bene della vita umana, la cui tutela è posta al di sopra di quella riservata ad altri diritti pur costituzionalmente tutelati. Inoltre suggeriva di verificarne la congruenza con l'articolo 3 della Costituzione, alla luce del principio di ragionevolezza, in funzione del tipo di reazione e del luogo dove essa si svolge.

La Lega ha Nord sempre sostenuto il testo nella sua interezza ed ha quindi esultato per l'approvzione definitva. L'Unione ha votato contro ed ha espresso commenti negativi e timori sulle possibili conseguenze.

Catechismo: si alla pena di morte
dal "Nuovo Catechismo della religione Cattolica"
2267 L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.

Alitalia, continua caos. Maroni:se fallisce non è dramma
reuters.it (23.01.03)

Amen.

22.1.06

Morte di Tiche

Titolo: Tiche puttana
Tecnica: pastello a spirito su duplice cartella "Bingo"
Tipologia: Opera Permanente esposta al "Museo dell'arte del Capello" c/o"Coiffeur Angelo"

17.1.06

core ammore


La mia armonica. La tua chitarra.
Le nostre voci divertite sorridono sopra ogni orgasmo.
Vino spumante, cioccolato, roba da bere.
Lo sguardo nascosto da quella tenera frangetta che ti svela ragazza. Spensierata che allunghi le tue dita sui diari adolescenti, sui colori che disegnano amori, sulle matite che scrivono nomi. Dovunque. Ogni giorno un nome nuovo.

Occhi che sputano felicità al mondo sporcandogli la faccia di un'innocenza primordiale: vento che soffia sulle girandole elicoidali e colorate strete in mano tra le corse sui prati sterminati, e ancora freddi. Sulle spiagge ruvide del febbraio mordente.

La tua coscia nasconde l'altra e le tue mani balzano fuori sul mio corpo, che balza sul tuo. Che si rincorrono e si azzuffano come gatti. Tra le lenzuola sfilacciate in gomitoli di lana rossa.

E scopiamo sui sedili. Nel bagno. Sul letto. Poggiati alle pareti di cartapesta. Sul pavimento. In un vicolo. Sul tavolo. Sul divano. Nello sgabuzzino. Sul lavabo, mentre strofini i miei vestiti lerci. Mentre le mie mani si bagnano d'acqua calda per invadere il tuo petto mentre il mio invade la tua schiena. E sono dietro e dentro di te.
E siamo ballerini. E siamo una danza.
Siamo cielo e soffitto.
Aria e cemento.
E siamo te. Ed io.
Dio!

15.1.06

smarrimento

Titolo: smarrimento
Tecnica: penna bic e pastello a spirito su quaderno a quadretti
Tipologia: opera permanente

14.1.06

Arcizoccole

Serata liscia. Come l'acqua VERA della Nestlé.

Ho assistito a una premiazione di una scrittrice (Parrella - Per grazia ricevuta) presso l'arcidiocesi di un paesotto vicino.
L'arcivescovo dell'arcidiocesi che consegnava l'arcipremio non aveva letto l'arcilibro arcipremiato e finalista premio strega. N'arcifigura j mmerd.

Però ha fatto un bel discorso sulla globalizzazione, dicendo che è cosa buona giusta, soprattutto per la teologia, perchè così tutto il mondo sarà cattolico.
Oh, parlava come tutti gli arcivescovi e i vescovi e i papi. La cadenza. I gesti delle mani. Le parole. Le cazzate che dicono. Oh, tutte uguali.
Non c'è che da dire. Associazionismo ineffabile d'alta classe.

La cosa più bella: il ritorno.
Strada statale. Fuochi. Prostitute.
Ma così bone, ma così bone che strafiche così fai fatica a trovarle in giro.
Minigonne spettacolari, minigonne di ginz, stivali a zoccola esaggerati, coscioni tropp bell...
Una donna da fidanzato italiana non s'organizza quasi mai così per una chiavata.

Non c'è che dire.
Ore memorabili.

9.1.06

trip


Vidi partire una coccinella. Piangeva.
- Dove vai coccinella?
- Lontano. Milano. Sai, un futuro. Forse una stanza condivisa. Un investimento casuale per un probabile lavoro.
- Buon viaggio coccinella...
- Speriamo.
Mossomi di poche stazioni e vidi partire un barbaro.
- Dova vai barbaro?
- Lontano. Ho un lavoro di 2 giorni a settimana. Al Nord-Est. A Padova.
- Padova? E poi? Rientri?
- Si, mercoledì notte starò quì di nuovo per ripartire lunedì. Se faccio così forse un giorno avrò un lavoro. Dei soldi. Qualcosa da fare e i soldi per vedere quei posti che ci raccontavamo l'altra sera al bar.

- In bocca al lupo... barbaro di un compagno.

Tra un vagone e un passante dagli occhi scavati e l'alito pesante una rosa linda. Donna. Pelle chiara.
- Oh, sciao Rosa! Dov'è che vai col borsone?
- Torino...
- E per cosa?
- Un concorso. Poi se va male ce n'è un altro. E poi un altro. E poi un altro a Venezia..
E poi, sai, sto investendo dei soldi. Un bel pò. Vado periodicamente a Roma, da uno che se ti prepara lui, hai buone probabilità in magistratura.
- Ah, speriamo. Buon viaggio...
-Spero che sull'intercity non ci siano le pulci come l'ultima volta.
- Al TG dicevano che forse i treni da qualche settimana li hanno lavati. Sai, la puliza dei treni è una notizia da TG.
Laureati. Migranti temporanei. Energie. Menti. Forze. Gente che viaggia in seconda classe su intercity scarupati con biglietti economy. Treni che percorrono almeno 800 km con paio d'ore di ritardo all'andata. Un paio al ritorno.
Di tanto in tanto ne deraglia qualcuno, ammazzando fisicamente svariati esemplari di cani. Ma fa niente. Non contano granché.
Giorni, smarriti in interminabili giri di ruote di acciaio temprato risparmiando soldi per un'altra raccomandata con ricevuta di ritorno. Per l'ennesimo concorso.
Giorni che non valgono niente. Che non valgono un cazzo.

Non valgono l'amore che si lascia.
Non valgono la famiglia.
Non valgono i sorrisi vivi, né il mare, né il sole.
Né l'aria fresca dei giorni sereni del Sud.

Tempo di giorni che non valgono fremiti di speranza.
Gemiti di sogni che nascono sotto gli aghi inchiostrati di obliteratrici giallo sciorda.
Palpiti di futuro in carta timbrata con filigrana in controluce. Sgualciti tra le mani e nelle tasche.
Stritolati all'arrivo per poi deperire gettati in un cestino di alluminio dal DESAIGN accattivante. Morire, e lì freddi, bagnarsi la faccia con gocce di bevanda multinazionale aspirata da pargoli di città, o da stranieri in visita di cortesia. Forse da un ventenne in giacca che corre tra un negozio di lavoro e l'altro.

L'altra città. L'ennesima città. L'ultima città.

Progetti bruciati da una camorra soffocante. Da politici che vendono ogni cosa.
Cuori innaffiati d'urina di politicanti che mettono all'asta diplomi, esami, lauree, concorsi, corsi di formazione.
Urina di mafiosi che offrono luoghi turistici, chilometri di spiagge, chilometri quadrati di città, chilometri cubi di mare. Decametri di costa.

Luridi bastardi che cacano su ettolitri di litri d'acqu corrente. Che versano mercurio in falde acquifere. Che vendono alberi in cambio di centrali. Campagne in cambio di qualche Watt.

Figli in cambio di €10. Di un posto da spazzino.

Chiavate in cambio di promesse.
Sburra.
Orgasmi senza riscatto.