4.4.06

Amorevole Bulimia


Metto le mani in tasca e ti penso ogni volta.
Sarai tu in ogni briciola?
Ti trovo nei miei cassetti che guardo fissi.
Sei la materia che sciaborda dai miei pensieri?
E scruto nell'armadio e ti ritrovo sospesa ad ogni stampella.
Sarai ogni abito che indosso?
E guardo il fondo del mio mio piatto lucido.
Sei quì. Su questo vetro fondo, nel mio stomaco che si accartoccia al tuo pensiero.
Maledetta fame. Mi ossessioni. Mi consumi.
Sparisci! ...Ma resta quì.
Ti sento che strappi.
Ti soddisfo, t'annullo disperato.
Gironzolo gonfio di materiale.
Ma affamato di te.

28.3.06

Ansia

ANSA: Il papa incorona la Madonna di Gerusalemme
Ci sono così tante Maronne che quando decido di jastemmare, perdo 27 minuti solo a decidere.
Poi demordo.

20.3.06

W i francesi

Un campo elettromagnetico e vibra il telefono.
- Oh, ma perchè non mi chiamo a casa.
- così...
- (consumiamo... consumiamo...)
- Usciamo, andiamo a bere qualcosa?
- Guarda, se devo buttare €5 per una birra squallida preferisco il cinema.
- Ok. Andata. Chiami Teresa_2? Avvisi Pietro?
- No ja, Non chiamo nessuno. stè comitive... Non ce la faccio.
- Ok. Alle 20.00 da me. Non fare tardi come sempre.
Arrivo in ritardo, per insulso spirito di ribellione.
Pigliamo Roberto. Teresa_1 arriva in macchina. Abbandoniamo la mia carriola e si va.
A Cinema. Di corsa. Rigorosamente multisala.

Una chiamata nel parcheggio e mi trovo i biglietti già comprati.
Il mio è il posto "H-1", ovvero almeno 36-38 mt dallo schermo e sul lato a sinistra. Sono di sbieco.
Non si vede un cazzo.
Non avrei mai permesso al tale di vendermi quel biglietto di merda.

Convinto che stesse per cominciare "Hostel", mi sorprendo.
- Dove sono?
È l'ultimo grandioso capolavoro di Verdone.
Me ne accorgo quando comincio a sentire la voce fuori campo. E quando in un film c'è la voce fuori campo al 90% è una merda.
Riconosco la voce del fratello raccomandato di Muccino, e capisco che è un film italiano e quindi la voce fuoricampo determina la qualità del film: UNA MERDA.
La voce fuori campo la usa il regista quando non sa mai come cazzo introdurre la storia, o come legarla, o come chiuderla. E non trova una canzone, o un'immagine... ma la voce fuori campo. Magari giovanile, un pò ribelle. Un pò... diversa.

Tempo 10 secondi e sento la parola "borghese". Lui. Muccino, è il povero proletario.
Un film che timidamente forse vorrebbe segnare un ritorno alle classi sociali in Italia.
M'illudevo.
Verdone. Le inquadrature a camera fissa. Zero colpi di scena. Tutto na' palla essaggerata!
Dialoghi pessimi . Continue ripetizioni di nomi. Cognomi. Situazioni stupide.
Finale scontato.
Zero inventiva. Simile a tutti gli ultimi film di Verdone. Come tutti i film di Vanzina. Come tutte le canzoni di Ligabue. Potresti non andare a vederli o non ascoltarli e sapere come fanno e come vanno a finire.

La pochezza becera dell'arte di tendenza italiana del nuovo millennio mi devasta.
Un giorno mi dedicherò al PRÉTAPORTÈR.
- Ma perché Verdone non leva mano e la smette di insozzarsi dopo i primi apprezzabili lavori? No. Come Pippo Baudo e Al Bano. A' stessa fin j mmerd.
Il film, intanto, si snoda in un'illustrazione continua e diabolica di marche di prodotti di note multinazionali.
C'è l'acqua LETE, la BIRRA MORETTI, le MARLBORO, la VODAFONE, il THINKPAD, l'I-POD.
Giuliano Urbani è un porco. Una legge che in 4 righe ha tagliato i finanziamenti ai film ed alla cultura, ha abrogato l'inammissibilità della pubblicità occulta dichiarando "vandali clandestini" gli scaricatori di film da internet ponendo la reclusione fino a 3 anni ed ammende fino a 300milioni.
Alzo gli occhi, umiliati e mortificati, allo schermo. La schifezza del film è un dato oggettivo.

Dopo il film sono più depresso. Per festeggiare l'evento la comitiva decide di andare in un "Jazz Club".
I Jazz Club sono dei posti esclusivi. Esclusivamente una merda perchè non si vede un cazzo. Buio pesto timidamente New Age con candele fioche sparse ogniddove. Persino sulla tazza del cesso. E io ci piscio dentro. Ma niente. Non si spegne.
I camerieri con gli orecchini e davanti, il palco degli esibizionisti.

Generalmente ci stanno al massimo 10-11 gli spettatori, e quando entri ti accorgi che non dovevi immergerti in quel posto contornato da timide gesta di DESAIGN postcontemporaneo.

Il conto dei CLUB ESCLUSIVI è ESCLUSIVO.
I gestori contornano le pietanze e la cattiva birra con numeri stratosferici, perchè ti fanno sentire IL GIAS.
Nel loro locale ascolti IL GIAS.
Le trombe sfiatate sono GIAS, ed anche i sassofoni.
I batteristi ridicoli e il basso a 45 corde sono GIAS.
È GIAS la pochezza della strumetazione del batterista.
È GIAS la luce di riflettori da teatro che illumina il cantante.
È GIAS lo slap.
È GIAS quello con la giacchetta fuori che, se sei vestito male, ti scruta con occhi cattivi lasciando intendere il cattivo gradimento del tuo maldestro ingresso.

Tutto è GIAS.
Il cazzo che si caca dopo 13 minuti è GIAS.
Mi sento GIAS anch'io e mi autocaco il cazzo. Usciamo.

Ho speso in tutto €24. Muccino e il GIAS.
Non ho comprato l'ultimo CD di Capossela che costava €18.50.
Non ho comprato l'ultimo libro di una giapponese dal titolo "INSTALL".
Mi sono negato per l'ennesima volta la versione di MACBETH tradotta da Lombardi, Feltrinelli, €8.
Ho saltato Ascanio Celestini, e pure Emma Dante.

In una sola botta €24.
Per vedere cinematografia democraticamente condivisibile gentilmente offerta dalle multinazionali.
€24 per mettere il GAS.
Per ascoltare il GIAS.
Per cacarmi il CAS.

M'hanno davvero preso tutto.
Mi hanno preso tutto...

M'addormento pensando se esiste poi davvero la "Fata delle Nevi" a Latina, dove la neve non fa dal '73.
M'addormento pensando che i treni costano troppo e allora resto a casa.
Che il cinema costa troppo, e allora non ci vado.
Che i libri sono aumentati del 13% a gennaio, e allora non li compro.
Che un CD costa 20 euro minimo, e allora evito.

Che una puttana negra costa €8 esentasse.
In queste sere così devio il percorso del rientro.
E contratto un pompino extra.
Mi acalo la vrachetta.
E chiavo.
E sburro anch'io su questa cultura di merda.

W i francesi.

14.3.06

Time


Joshua, solidale col pianeta Terra, ruotava con esso percorrendo un'insolita perenne orbita ellittica osservando, ingenuamente, il sole cambiar posizione nell'arcata celeste.
I grilli, in background musicale stile "Sanremo anni '50", accompagnavano la vita frenetica occidentale di uomini e donne che intanto producevano, si riproducevano e campavano asserendo di perder tempo ogniqualvolta le loro azioni non davano profitto economico a breve/medio/lungo termine.
Nel pallore roseo di quel tramonto, Joshua distraeva la mente guardando Henry:
- Henry, Henry... Il tempo. I giorni, le ore. I minuti, i secondi... un attimo. Un momento. Un momento... cos'è un momento Henry? ...Cos'è un momento...?

- Joshua, Joshua... il prodotto vettoriale di una distanza per una forza.

6.3.06

Colloqui coi genitori

-"Buongiorno professoressa. Sono la mamma di Giacobbe".
-"Aaaahhhhh!!! Giacobbe. Giacobbe, Giacobbe..."
Giacobbe ha la nuca rivolta al soffitto mentre cogl'occhi scruta piste probabili tra le incavature delle mattonelle.
-"...Giacobbe... Giacobbe è bravino, ma potrebbe fare di più."
Giacobbe si gratta le palle proprio mentre arriva Francesca, con la mamma.
-"Aaaaahhhh! Francesca. Francesca, Francesca... Brillante Francesca!"

5.3.06

Doroty

A. era laureata in lingue. Quattro mesi.
C. in lettere moderne, la vedevo da 1 anno e mezzo.
J. invece era la mia femmina ufficiale.
Tutte laureate. Minimo 105, sennò non me le chiavavo.
A. partecipò a un concorso truccato per l'insegnamento a Santa Maria,
ma siccome lei non aveva il trucco arrivò tremiliardesima. Ne fece un altro a Modena ed entrò al comune. Ora fa i conti alla provincia.
C. era un mezzo cesso, ma bella colta e preparata. Eppoi certe mani... cercava lavoro, ma l'abbandonarono un giorno in mezzo a un via di Gricignano: un sottosviluppato sobborgo dell'agro aversano. La cosa più cara di tutto quanto gli dissero il suo primo giorno di lavoro come venditrice di aspirapolveri porta a porta fu:
" Ma li fai i bucchini col culo?! "
Ben presto C. si trasferì a Prato. In un call center dove oggi dice almeno 147 volte al giorno:
" Salve! Sono C., in cosa posso esserle utile?! "
Anche la domenica quando capita, e la risposta più intraprendente è quella di un utente vodafon che blatera con sibilo in re minore:
" Ma li fai i bucchini col culo?! "
C. sorride e beve tutto. Tranne qualcosa.
J. invece, disse che mi amava. Di lì a poco sposò R. che faceva il pompiere. Andorono a vivere a Trento, posto dove trimestralmente mi recavo per esaudire la sua passione: i bucchini col culo.. Il marito aveva troppo da fare cogli incendi e la gente che sbatte a duecento allora.
Ma può mai essere che io mò, per mezzo dei politici , per chiavare come prima devo cacciare almeno €100 al mese per andare al nord?
Pensai, e fu così che fittai una cameriera rumena per €5 allora esentasse. 2 ore al dì. 10 giorni al mese.
Chiavo di più. La mia stanza è pulita. Brindo al capitalismo e spedisco mensilmente le foto del culo di Doroty alla sede centrale di trenitalia con sopra la scritta coll'uniposca rosso:
" BISNESS CLASS"

28.2.06

Crimine supremo


Ratzinger:
«L'intimo legame dell'uomo con Dio precede l'embrione, e Dio non fa differenza fra bambino, adulto e ciascun essere umano ancor prima del suo prendere forma nel seno materno».

Per ogni pugnetta, per ogni coito interrotto e per ogni orgasmo, raccoglierò lo sperma in provette di amido di mais e dandovi degna sepoltura dirò un "eterno riposo".
Sopra ogni tomba scolpirò la scritta
"Ivi giacciono milioni di morti. Nati nei coglioni e morti nell' i-simo orgasmo del giorno gg/mm/aa".

Io, bastardo autore inconsapevole di un genocidio, immagino il paradiso cristiano dopo la morte.
Nuoteremo per l'eternità in un mare di sburro.

22.2.06

Life Style. Carnaval Style.

Una mano fatata ha allargato e dissolto le nubi mentre sceglievo di non partire oggi.
Bagnarsi i piedi congelandomi ancora sarebbe stato il modo più drammatico in cui cominciare un giorno.
Scelgo di non scegliere di andar via.

Sentimenti segreti da occultare in una specie di Fede. In una specie di Cozza che si lega ad ogni scoglio di te, che s'inoltra nel mare dell'incoscienza innamorata della vita. Del mondo.

Oggi esco e prendo €8. 3 sono per il formaggio di capra di un un pecoraro del Matese.
Decido di investire il resto in look.
Arrivo davanti al barbiere consueto, entro.
La scena che m'aspettavo.
Angioletto. Emiliano. I capelli a terra mischiati con la polvere. La panca di legno a destra. Il cavalluccio per i criaturi, senza la testa a sinistra. L'angolo del cavalluccio è quasi sempre abbandonato. Sembra la scenografia di una tragedia greca.
Sopra la finistrella a destra, un'antenna fatta col ferro a forma di doppio dipolo, incastrata tra il calendario degli aerei da guerra e la foto di Padre Pio con gli occhi e dove ti muovi ti muovi, ti guarda fisso. Da Angioletto non c'è la televisione: quella è l'antenna dei mondiali.
Stamattina non è cosa... chiudo la porta e corro.
Imbocco una salita. Corro ancora. A destra. Apro la porta.
Pasquale. Un altro barbiere.
E' venuto da poco in paese. E' un guaglione vivace.
Stamattina indossa una casacca psichedelica, sfondo bianco e strisce verde fosforescente lunga fino a mezzo culo. I capelli ingelatinati. Gli stivali a punta, le basette fatte e lo sguardo tranquillo.
- Pasquà, posso?
- Si, ma tu come ti chiami?
- Taz.
- Ah, si. Taz.
Molla un cazzotto a un radiolone anni '80 e parte il nastro. C'è ancora una speranza per le cassette, oggi. La canzone è degli Scorpions. Finti metallari. La canzone è quella che tutti cantano, ma che nessuno sa il titolo. Nemmeno io.
Poi s'interrompe a metà . C'è "Losing My Religion". Le canzoni sono tutte registrate dalla radio.
Pasquale posa le forbici e corre alla radio. Gira la cassetta. Quello stereo suona "74-75" dei Connels.
Got no reason for coming to me and the rain running down
there's no reason
and the same voice coming to me like it's all slowing down
and believe me

I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five

It's not easy, nothing to say 'cause it's already said
It's never easy
When I look on your eyes then I find that I'll do fine
When I look on your eyes then I do better

I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
Le vetrate sono colorate di verde e giallo con del fucsia spruzzato dovunque. I divanetti anni '80 morbidi e accomodanti...
Got no reason for coming to me and the rain running down
there's no reason
When I look on your eyes then I find that I'll do fine
When I look on your eyes then I do better
I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
Il temporale è squarciato e il sole fa capolino. La primavera è sgorgata sopra le tegole e si affaccia, e fa a cazzotti col freddo. Le strade s'invadono di poesia. I passeri si affacciano con la faccia incuriosita e il barbiere guarda la strada assolata del paese che sembra disabitato con le forbici che pendono dal pollicione.
Ciccio mi racconta delle bande e delle mazzate a uova in faccia dei nostri carnevali dei primi anni 90. Dei TOPOBBARBA spruzzati coi tappi modificati, dei chili di purtualli. Della banda di Totore e Maurizio che a fine carnevale contava almeno 4 risse reali e 27 contusioni multiple. I carri allegorici coi cazzi disegnati con lo spray, tra i quali usciva la scritta "Giusi ti amo", fatti coi trattori e i carretti dei compagni di campagna.
I vigili. Le mazzate. Le maniate alle femmine temporaneamente sequestrate per strada vestite da Arlecchino, da Pierrò, da Damine, da Pank o da zoccole pure il giorno di carnevale.
- Carnevale: ogni scherzo vale!
E cacciavamo i pesci. E Rosangela ogni tanto ce lo maniava così. Aggratis.
Ai soliti sciemi vestiti di femmina e truccati peggio dei peggio transessuali, tutti gli mettevamo le mani da tutte le parti e prima o poi c'era qualcuno che gli appoggiava il pesce tuosto sulla minigonna della sorella o si magnava i purtualli incastrati nel reggiseno a balconcino della mamma.
Got no reason for coming to me and the rain running down.
There's no reason.
And the same voice coming to me like it's all slowin' down.
And believe me -
was the one who let you know
I was your sorry-ever-after. `74-`75
Giving me more and I'll defy
'Cause you're really only after `74-`75
It's not easy, nothing to say 'cause it's already said.
It's never easy.
When I look on your eyes then I find that I'll do fine.
When I look on your eyes then I'll do better
E la vita pulsa. E noi pure.
I capelli tagliati son caduti proprio mentre noi ci alzavamo.
La saracinesca sbatteva proprio mentre Pasquale rideva.
E il sole scassava il freddo proprio mentre noi lo guardavamo cogl'occhi semichiusi per non cecarci e con le mani ai fianchi.
E noi. Noi ce ne siamo andati a casa a magiare perché era mezzoggiorno.

18.2.06

essemmesse 18.02.06

*Gio*
bello ke si fa oggi?C'è questa stramaledetta riunione?Dove e a ke ora?Taz tu ci sei? dopo le 18?
*Taz* (da internet)
Io non ho più tempo.
Ho scoperto che esistono le pugnette.

17.2.06

Ciccio Sindaco


Luogo d'onore: "Tavena Zarone".
Vino. Pessimo, rosso, secco, costoso e gastricamente invadente.
Litri di birra svuotati in porzioni da 0.5 lt.
Facce di disillusi maschi. Le femmine non parlano di politica.

Sguardi di sbarbatelli. Occhi che tra 6 giorni finiscono l'anno di militare concesso per onore.
La via d'uscita è unica: Lista Civica di disobbedienza per una candidatura d'onore.

Le amministrative. Liste buoniste. BUENALISTA.
Per instaurare la cultura del rubbamazzetto e il torneo rionale di capputtone.
N° 4 posti fissi a tempo indeterminato per coloro che, stipendiati, staranno in mezzo alla piazza coi vigili, tutto il giorno, a giocare allo schiaffo del soldato.
Piero, detto Wolf, "Assessore alla riproduzione", perchè ha il pesce cchiù gruosso, in posizione di riposo, di tutta la lista .
Davide fa l'assessore "alla gestione delle clandestinità di uomini e merci" e si occuperà dal traffico di droga alle puttane, investendo in "gommoni per sbarchi" in località Castelvolturno.

Benito, detto Zorro, assessore "alla pulizia etnica" e Giorgino, ex centro sociale, superdelega al "recupero del litorale domizio": perchè oggi il recupero dà un senso di lotta.

All'assessorato alle "promesse e raccomandazioni" Amedeo, con Peppino che faticherà nell'Assessorato alla disoccupazione.
A Giuann, delega all'abusivismo edilizio ed alle costruzioni in zona sismica.
Gerardone assessore alle attività "Ludico-Ricreative e Gonfiabili".
Tommaso, detto Rocco, assessore allo sporc.
Io assessore alla "Vita Agreste e alla sessualità bucolica".
Ciccio Sindaco.

La realtà siamo noi. Ubriachi e idioti.
E loro.
Ubriachi e idioti, leggittimati dal consenso democratico.

10.2.06

Working in Milano

Io sono stato a Milano ed ho capito che cosa significa lavorare.
Ed ho paura.
Paura non di chissacosa, ma di una vita donata a un'azienda che speculerà su di te, per almeno una trentina d'anni. E se non è una sola, saranno trentasei. E tutt'e trentasei pagheranno il tuo lavoro meno di quanto vale perché ci deve sempre uscire qualcosa per loro oltre ad un esiguo capitale liquido da reinvestire in qualcos'altro di tipicamente losco.Ci sarà sempre da massimizzare un profitto nato dal tuo lavoro.
Fatichi ogni giorno per non arrivare a fine mese; per non chiavarti più né guardare più tanto lucidamente tua moglie, accontentandoti di usarla come "deposito di sfoghi estemporanei" tra una produzione quotidiana e l'altra.

Mentre tu fatichi qualcuno ha scelto di fare il politico imbroglione. Che è vero, sì, qualche imbroglio lo fa, ma poi in fondo rispetto a quelli che non hanno mai fatto niente qualcosa lo fa (strade, segnaletica, inversione dei sensi rotatori e circolativi ecc ecc), e allora lo vai pure a votare. Così. Perché t'ispira fiducia. Proprio come il galbanino.

E aspetti ogni giorno che sia il venerdì. E la tua gioia convoglia nell'uscita del sabato. Ma non per comportamento piccolo-medio borghese, per carità, ma per esigenza proletaria ed istintiva del diritto di dimenticare l'odore dello sfruttamento, dei meccanismi e dell'arrivismo capitalistico. E prendi la macchina e metti la benzina, che non fa niente che è aumentata. Non fa niente. Devi andare ed esci. Per sentirti libero. Per lasciarti riaccartocciare dalla tristezza della domenica che si chiude, e che manda a casa "gli attori della vita": i lavoratori produttivi. Che rientrano e si svestono dei costumi vivi dei giorni di festa. Si tolgono i cappelli e le giacchette buone. I veli e le sciarpe da palcoscenico. E si rattristano rosicchiando gli avanzi del mezzogiorno per andare a letto e guardare Giancarlo Magalli.

Vecchi e stanchi, vedremo i “politici di professione” relegare la tua vita in un buco malandato. In una città senza servizi per anziani. Un branco di capebbianche che aspettano di levarsi da davanti al cazzo. Lavoratori in dirittura d'arrivo che non hanno mai avuto il tempo e soldi per una casa.
E moriremo in una vasca da bagno. E ci troveranno dopo 4 mesi, non per niente, perché il padrone di casa ci aveva messo in protesta. E verranno con le bollette in mano, gli avvisi di mora e le carte per lo sfratto a urlare coi calci in faccia alla porta. E ci troveranno col bacino rotto, morti per la fame e la sete nella vasca da bagno dell'IKEA. Quella idromassaggio.
Arrotolati. Come vermi.
Morti giusto una settimana prima della pensione.
Morti con alle spalle si e no qualche ora di permesso e sparuti giorni di malattia.
Morti onesti, in attesa di vivere. In attesa di un giorno migliore.
Morti stanchi di ogni giorno.
Morti mentre in TV suonava il campanello nello studio di Bruno Vespa; ed era ancora Romano Prodi. E Berlusconi. E Cirino Pomicino. E famiglia Craxi.
Ancora loro. Dopo 40 anni.
E tu muori. E mentre muori un po' ridi. E un po' pensi:
Vafancul! Perlomeno m'e' llevo da' nanzo j ppalle!

1.2.06

Sbam!


Parto. Ci si legge al ritorno.
Con, o senza diario.

29.1.06

untimeble


Ogni pomeriggio e ed ogni sera. Di ogni domenica.
Raffinata tortura di un tempo che si accartoccia.
Sofferenza di una morte a guizzi.Giuro.