23.3.08
19.3.08
Prime vere
Stamattina gli occhi erano ancora bagnati di stanchezza e due lacrime sono scese sul viso. Erano due sogni, trapassati dal sole, accolti dai cardellini del balcone dirimpetto.
Il caffé di stamattina era più arigno. Il latte più acido del solito.
Le nuvole si stendevano in fila nel cielo come i campi arati, sotto, nei giorni marzo.
La bici lasciata allo stazionamento e il mio corpo sulla corriera diretta ai margini dell'inverno.
Sceso davanti al cancello della primavera ho trottato sulle vie d'asfalto.
Ho galoppato sui voli delle cornacchie.
Ho baciato i primi fiori.
Ho fatto il bagno sotto i petali del pesco spazzolati per bene dal vento.
La spia verde delle mia pressa mi segnala che lo stampo è caldo, che il fluido in temperatura aspetta di correre nelle vene di acciaio.
La produzione capitalistica si dissocia dal moto universale, periodico, perpetuo dei pianeti.
Il caffé di stamattina era più arigno. Il latte più acido del solito.
Le nuvole si stendevano in fila nel cielo come i campi arati, sotto, nei giorni marzo.
La bici lasciata allo stazionamento e il mio corpo sulla corriera diretta ai margini dell'inverno.
Sceso davanti al cancello della primavera ho trottato sulle vie d'asfalto.
Ho galoppato sui voli delle cornacchie.
Ho baciato i primi fiori.
Ho fatto il bagno sotto i petali del pesco spazzolati per bene dal vento.
La spia verde delle mia pressa mi segnala che lo stampo è caldo, che il fluido in temperatura aspetta di correre nelle vene di acciaio.
La produzione capitalistica si dissocia dal moto universale, periodico, perpetuo dei pianeti.
18.3.08
i lodigiani

I lodigiani sono gente metereopatica.
D'autunno e d'inverno è così tanta la nebbia che se parli senti di mangiarla. E mentr farfugli vocali e consonanti ti sei fatto un meteopasto.
I lodigiani hanno respirato così tanta nebbia che ne hanno il cervello e l'anima piena.
E quando il sole comincia a scaldare la terra c'è umidità a strafottere.
E i lodigiani sono come l'umidità estiva. Ti manifestano la loro presenza soffocante senza che tu li percepisca: a pellle.
Il lodigiano esibisce costantemente il suo sorriso di maledetto benvenuto e, con ogni occhiata, vorrebbe chiederti il permesso di soggiorno. O almeno pescare qualche infrazione da trasformare in reato.
Un uomo sorridente, al nord, merita la galera.
D'autunno e d'inverno è così tanta la nebbia che se parli senti di mangiarla. E mentr farfugli vocali e consonanti ti sei fatto un meteopasto.
I lodigiani hanno respirato così tanta nebbia che ne hanno il cervello e l'anima piena.
E quando il sole comincia a scaldare la terra c'è umidità a strafottere.
E i lodigiani sono come l'umidità estiva. Ti manifestano la loro presenza soffocante senza che tu li percepisca: a pellle.
Il lodigiano esibisce costantemente il suo sorriso di maledetto benvenuto e, con ogni occhiata, vorrebbe chiederti il permesso di soggiorno. O almeno pescare qualche infrazione da trasformare in reato.
Un uomo sorridente, al nord, merita la galera.
14.3.08
Leghe metalliche

Stanotte dormivo.
E in sogno mi arriva Eva Henger. Lo so, la donna appartiene ad un immaginario collettivo abbastanza scontato, ma vi assicuro che era arrapante.
E' in un costume un pezzo con fori sul petto che le lasciavano venir fuori le tette.
Mi sbottona i pantaloni senza conversare.
Apprezzo la prelibatezza del microscopico dialogo.
Non appena comincia a gustarmi, esplode il mio piacere.
Vengo.
Ancora. Ancora. Ancora.
Saranno stati litri. Dappertutto.
Eva comincia a scappare spaventata ed ancora non so bene cosa urlasse di preciso.
Io eiaculavo e ridevo.
E più si allontanava più tentavo di beccarla a distanza.
E fu in quel momento che pensai con lucidità quanto segue:
Vorrei un cazzo di tungsteno.
Sarebbe illuminante.
E in sogno mi arriva Eva Henger. Lo so, la donna appartiene ad un immaginario collettivo abbastanza scontato, ma vi assicuro che era arrapante.
E' in un costume un pezzo con fori sul petto che le lasciavano venir fuori le tette.
Mi sbottona i pantaloni senza conversare.
Apprezzo la prelibatezza del microscopico dialogo.
Non appena comincia a gustarmi, esplode il mio piacere.
Vengo.
Ancora. Ancora. Ancora.
Saranno stati litri. Dappertutto.
Eva comincia a scappare spaventata ed ancora non so bene cosa urlasse di preciso.
Io eiaculavo e ridevo.
E più si allontanava più tentavo di beccarla a distanza.
E fu in quel momento che pensai con lucidità quanto segue:
Vorrei un cazzo di tungsteno.
Sarebbe illuminante.
13.3.08
tredici marzo

Quella sera rientrai prima a casa. Scappai dal lavoro con l'ansia del criaturo curriato dal pittbbull.
Con la tensione di chi aspetta l'esame dell'accaivvù.
Camminai per ore in bici senza sentire che la natura asportasse tensione addominale al mio corpo.
Quella sera tornai a casa e trovai Alehandro.
Occhi verdi, maglietta a mezze maniche, capelli rasati.
Il suo piccì processava bit che approssimavano suonate di Sebastian Bach.
La casa aveva le finestre spalancate, i pavimenti un odore di pulito. Tutto sembrava sbrilluccicare.
Alehandro fu la primavera che mi piombò in casa quella sera. I suoi germogli di sorriso disseminavano di polline di spensieratezza ogni piastrella della casa sfatta, ogni pezzo di muro.
Da quella sera cenai in una compagnia che aveva spazzato via la nebbia dalle strade, che aveva placato il vento, che aveva scaldato l'aria, che aveva disteso le radure, che aveva evaporato la brina, che aveva asciugato la pioggia, che aveva richiamato i passeri.
Che aveva fracassato il silenzio sotto gli sfrigolii degli uccelli.
Da quella sera la mattina mi svegliai prima per correre in bici con gli abiti da lavoro, per attraversare a piedi le radure immense che dividono gli edifici: questi strani masi della pianura padana. Per sentire il gorgoglìo degli acquitrini, delle rane.
Da quel mattino cominciai a disintossicarmi l'anima, prima d'infangarmi di lavoro.
Con la tensione di chi aspetta l'esame dell'accaivvù.
Camminai per ore in bici senza sentire che la natura asportasse tensione addominale al mio corpo.
Quella sera tornai a casa e trovai Alehandro.
Occhi verdi, maglietta a mezze maniche, capelli rasati.
Il suo piccì processava bit che approssimavano suonate di Sebastian Bach.
La casa aveva le finestre spalancate, i pavimenti un odore di pulito. Tutto sembrava sbrilluccicare.
Alehandro fu la primavera che mi piombò in casa quella sera. I suoi germogli di sorriso disseminavano di polline di spensieratezza ogni piastrella della casa sfatta, ogni pezzo di muro.
Da quella sera cenai in una compagnia che aveva spazzato via la nebbia dalle strade, che aveva placato il vento, che aveva scaldato l'aria, che aveva disteso le radure, che aveva evaporato la brina, che aveva asciugato la pioggia, che aveva richiamato i passeri.
Che aveva fracassato il silenzio sotto gli sfrigolii degli uccelli.
Da quella sera la mattina mi svegliai prima per correre in bici con gli abiti da lavoro, per attraversare a piedi le radure immense che dividono gli edifici: questi strani masi della pianura padana. Per sentire il gorgoglìo degli acquitrini, delle rane.
Da quel mattino cominciai a disintossicarmi l'anima, prima d'infangarmi di lavoro.
12.3.08
Una statistica, please
Ci vorrebbe una statistica,
per ammisurare quanta gomma, ogni giorno, si ietta nelle sgummate.
per ammisurare quanta gomma, ogni giorno, si ietta nelle sgummate.
6.3.08
Ma dove vanno queste donne meravigliosamente...
27.2.08
Un ingegnere elettronico

Mio padre andò a raccogliere le pesche, ed io studiai per venti e rotti anni.
Mia sorella anche.
Mio fratello anche.
E ci avevano raccontato del futuro, dei soldi, del riscatto sociale, del capitale, dei beni di consumo.
Cazzate così.
E mi laureai un anno fa.
Un ingegnere elettronico vecchio ordinamento.
Ho sempre studiato abbastanza. Ho sempre approfondito la conoscenza.
Cominciai a lavorare a giugno da un privato o da uno pseudotale.
Dopo 1 mese e 1/2 non mi diede un euro.
Diceva che non gli avevo prodotto capitale.
Poi andai a lavorare con la regione Campania.
Lavorai per 3 mesi. Mi hanno fatto firmare per 1 e i sindacati non vogliono mettersi contro il camorrista che gestiva il progetto.
6 mila euro persi.
Poi decisi di andare a nord.
Mi chiamò un'azienda: si disse BOSCH GROUP.
Allora accettai di fare lo STAGE.
Stipendio da fame.
I 4/6 dello stipendio al padrone di casa.
Il resto: pura sopravvivenza.
Ho comprato una macchinetta per non andare più dal barbiere.
Un divanoletto per scoparci eventualmente sopra sul quale non ho mai scopato, e quando ci buttai sopra una donna si spaccò.
Ed adesso passo le ore al telefono per farmelo cambiare con uno nuovo... ma credo ci sarà pochissimo da fare. Forse niente.
Faccio spesa al discount, faccio la scheda punti e compro solo prodotti in offerta.
La frutta la compro al mercato.
I vestiti invernali li ho comprati a fine febbraio. Per pochi euro 2 felpe e un paio di jeans.
Sono un ingegnere elettronico.
Ho conservato i soldi per 3 settimane ed ho comprato una bici da 20 euro ed un catenaccio da 12 euro perché qui rubano le biciclette.
Così cominciai a lavorare.
Macché stage. Era un rapporto di lavoro subordinato preciso. Niente formazione Niente responsabili. Lavoro sporco e di responsabilità.
È un rapporto di lavoro subordinato.
Ma non è BOSCH. È un tale che ha amici in BOSCH e mi ha fatto reclutare attraverso i canali di BOSCH.
Ma l'ho capito solo dopo 1 mese. Quando il disastro era oramai andato.
E vorrei tornare a casa.
Ma cosa dovrei scrivervi?
Che mia madre ha i capelli lunghi e sfatti perché non può permettersi un parrucchiere?
E che mio padre piange senza lacrime il fallimento economico dopo una vita passata a leccare le briciole?
Che giaciamo sulla soglia della povertà. Che la camorra ha minacciato mio fratello per delle cose che io scrissi per la rabbia.
E dovrei scendere per fare cosa?
Per sentire ancora il fruscio del vento, il rumore del mare. Per riconoscermi ancora nei ciottoli e nei sentieri di montagna?
Per sentirmi in colpa della povertà dei miei genitori che ci guardavano azzannare fette di carne con i crampi allo stomaco.
E devi conoscere la legislazione lavorativa meglio del datore di lavoro per non farti fottere.
Devi mantenerti i diritti stretti con le unghie per non farteli togliere.
Perché è chiaro... tutto è meglio pur di non fare nulla.
L'Italia non è nella crisi economica.
L'Italia è nell'economia che si è costruita.
L'america ci ha colonizzati per 50 anni, ci ha finanziato le aziende ed il rifiorimento economico lasciandolo gestire (come i paesi attualmente in via di sviluppo) dai fidati (Agnelli, Berlusconi, Olivetti, Acciaierie). Adesso che i debiti di guerra sono stati onorati, hanno destatalizzato, liberalizzato, ritirato gli aiuti lasciando un substrato economico inesistente.
E siamo nelle mani di tutti i sessantottini. Di tutti quelli che giravano coi pastrani di tendenza, cantavano John Lennon, offendevano i docenti delle università.
Adesso sono dappertutto. Da AN a Rifondazione. Si dicono di destra. Di sinistra. Progressisti. Conservatori. Teocon. Teodem. Laici. Ma sono sempre loro.
Siamo nella tutela di coloro che hanno eredidato i sindacati e poi li hanno distrutti.
Ed in questo cataclisma sociale la chiesa tenta di riacquistare la sua violenta centralità sfuttando la debolezza intellettuale.
E i bocconi che mastico sono così amari che l'ironia è impossibile. Ed anche il cinismo.
È difficile persino pensare con lucidità.
Mietta. Sanremo. Chiambretti. Le elezioni. Il futuro dei giovani e dell'italia. Le elezioni. Il popolo delle libertà. Veltroni. Ancora le canzoni d'amore. Casini e Bertinotti. Little Tony.
Mannaggiaddio.
15.2.08
audiotelefonata
Deciso, scartabello tra le pagine dell'agenda malandata.
Patty Pravo, Taz, una.
Sotto il soleIl numero.
col vestito leggero che un vento caldo...
..mi stringeva più addosso.- Pronto?
Forte respirai
col mio piccolo seno
le mie mani pronte e gli occhi chiusi
senza più paura...
Tanto bello...- Pronto???
Da concedermi all'amore
e dormire sotto il sole- Prontooo ???
e morire tra le violeSilenzio elettromagnetico.
e morire tra le viole
Nella nebbia
io ti vedo arrivare
fuori c'è freddo
sei stanco e seccato
entri in casa ed io
sto mangiando una mela
ti sorrido e dico
amore domani è primavera
tanto bello
da fermare quel momento
un amore sotto il sole
e morire tra le viole
e morire tra le viole...
Patty Pravo, Taz, una.
13.2.08
Stella do' mare
Na' stella guarda o' mare
cu ll'uocchie chiari chiari
s'interroga si o' core
pe' colpa e' nu dolore
se po' cchiù 'nnamurà
Na' stella guarda a' luna
cu ll'uocchie de' guagliune
s'interroga si 'ammore
e' fantasia d'o' core
e si nu juorno turnarrà
Stella
Stella do' mare
quanti ggiurnate amare
l'ammore fà passà
Stella.
Stella.
E proprio mentre a' guardo
senza me fa vedé
m'accorgo che o' dispietto
lle' cchiure o' core 'mpietto
pe' nun se fa guardà
E proprio mentre pensa
senza se fa vedé
S'accorge che 'e rimpetto
arreto a n'atu cielo
già se stà a' nnammurà
Stella
Stella do' mare
quante ggiurnate amare
l'ammore fà passà
Stella.
Stella
d'o' mare
Gianmaria Testa
1.2.08
...
e l'amore non esiste.
C'è la passione che sventra. Ed è un fatto chimico.
Poi c'è la biondona che or ora esce dal bar, ed è un fatto fisico.
Poi ci sono le sovrastrutture morali e sociali.
E tutti si è reazionari e conservetori.
E tutti, dopo la sbronza si torna all'ovile.
A capo chino.
A ruminare vita medica per sempre.
E l'ultimo giorno di coscienza, quello in cui sovviene la morte o la demenza una luce ci dirà che ci siamo sputtanati una vita con le mediocrità.
C'è la passione che sventra. Ed è un fatto chimico.
Poi c'è la biondona che or ora esce dal bar, ed è un fatto fisico.
Poi ci sono le sovrastrutture morali e sociali.
E tutti si è reazionari e conservetori.
E tutti, dopo la sbronza si torna all'ovile.
A capo chino.
A ruminare vita medica per sempre.
E l'ultimo giorno di coscienza, quello in cui sovviene la morte o la demenza una luce ci dirà che ci siamo sputtanati una vita con le mediocrità.
Carcassa d'amore
Vita regalata
senza cellophan né scatole
e resa
come merce non conforme.
Lettere elettroniche confuse
bolle d'accompagnamento .
Risposta affogata in incredulità rabbiosa
tesa a ferire (l'ammetto)
tenuta in ostaggio
ulteriore alibi.
E ci si saluta
sempre schiacciando sulla tastiera caratteri
con la freddezza
con cui si saluta il macellaio del supermarchet;
Ma la carne non volevi comprarla.
Non ce l'hai la carne
Non volevi la carne.
Ma è tutta carne.
Solo carne
quanto può darti un macellaio.
senza cellophan né scatole
e resa
come merce non conforme.
Lettere elettroniche confuse
bolle d'accompagnamento .
Risposta affogata in incredulità rabbiosa
tesa a ferire (l'ammetto)
tenuta in ostaggio
ulteriore alibi.
E ci si saluta
sempre schiacciando sulla tastiera caratteri
con la freddezza
con cui si saluta il macellaio del supermarchet;
Ma la carne non volevi comprarla.
Non ce l'hai la carne
Non volevi la carne.
Ma è tutta carne.
Solo carne
quanto può darti un macellaio.
"Eravamo come pane e burro"
Forrest Gump
(Forrest Gump parlando di lui e Jenny)
20.1.08
venti gennaio duemilaotto
Lo so. Venite qui e vorreste leggermi.
Ma io lavoro.
Per 600 euro lavoro 8 ore al giorno tutti i giorni.
Nel tempo libero lavoro.
Ed ho capito che internet ha un costo.
Ed ho sentito il peso dei costi delle libertà indotte dal capitalismo.
Quest'ultimo peso non è per me sostenibile.
Vi scrivo e vi scriverò rubando internet dalle strade.
Ho fatto l'amore con un tenero germoglio di vita, e poi questa nebbia mi ha bagnato di malinconici addii.
Al nord piove. E se non piove ci sono le nuvole pesanti e basse.
E se il cielo è sereno allora cala la nebbia a cancellarne il colore.
Non se lo merita il cielo questa gente del cazzo.
Ma io lavoro.
Per 600 euro lavoro 8 ore al giorno tutti i giorni.
Nel tempo libero lavoro.
Ed ho capito che internet ha un costo.
Ed ho sentito il peso dei costi delle libertà indotte dal capitalismo.
Quest'ultimo peso non è per me sostenibile.
Vi scrivo e vi scriverò rubando internet dalle strade.
Ho fatto l'amore con un tenero germoglio di vita, e poi questa nebbia mi ha bagnato di malinconici addii.
Al nord piove. E se non piove ci sono le nuvole pesanti e basse.
E se il cielo è sereno allora cala la nebbia a cancellarne il colore.
Non se lo merita il cielo questa gente del cazzo.
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