14.5.08
La sinistra
13.5.08
Post Lavoro
Quella sera feci 2 ore di straordinario non pagato.
Mi si rigiravano gli occhi dalla stanchezza, a guardare l'atrio del cervello tra le orbite e la faringe.
- Vado a fare spesa!? Cosa compro?!?
- Che cazzo ne so.
- Il latte?
- Il tonno.
- Il tonno? Che schifo. Dai...
- Compra il latte. E il petto di pollo.
- Allora vado.
- Guarda cosa ho comprato!
- Ma che cazzo hai comprato?
- Erano in offerta!
- Alessandro, sono 3 petti di pollo. Un chilo e tre quarti di fottuto petto di pollo!
- Visto?!!? Era in offerta!
- Chi cazzo lo taglia?
- C'è il coltello.
- Quel coltello non taglia. Non passerò i miei 5 minuti di libertà giornalieri residui a tagliare petto di pollo per le prossime 2 settimane per risparmiare 1 euro. Una fottuta ora del mio tempo libero vale più un euro!
- Andiamo al campetto?
- Vai vai... IL PETTO DI POLLO. Fottuti polli.
Afferrai i petti e li strinsi nelle mani che per poco non esplodevano. Li misi di rimpetto al sole, nella controluce di quel tredicesimo tramonto di quel maggio in quell'emarginato quatrtiere che mi vide uscire poco. Luccicavano e li guardai con occhi violenti, ma non smisero di luccicare.
- DIO... Fottuto dio.
Mi si rigiravano gli occhi dalla stanchezza, a guardare l'atrio del cervello tra le orbite e la faringe.
- Vado a fare spesa!? Cosa compro?!?
- Che cazzo ne so.
- Il latte?
- Il tonno.
- Il tonno? Che schifo. Dai...
- Compra il latte. E il petto di pollo.
- Allora vado.
- Guarda cosa ho comprato!
- Ma che cazzo hai comprato?
- Erano in offerta!
- Alessandro, sono 3 petti di pollo. Un chilo e tre quarti di fottuto petto di pollo!
- Visto?!!? Era in offerta!
- Chi cazzo lo taglia?
- C'è il coltello.
- Quel coltello non taglia. Non passerò i miei 5 minuti di libertà giornalieri residui a tagliare petto di pollo per le prossime 2 settimane per risparmiare 1 euro. Una fottuta ora del mio tempo libero vale più un euro!
- Andiamo al campetto?
- Vai vai... IL PETTO DI POLLO. Fottuti polli.
Afferrai i petti e li strinsi nelle mani che per poco non esplodevano. Li misi di rimpetto al sole, nella controluce di quel tredicesimo tramonto di quel maggio in quell'emarginato quatrtiere che mi vide uscire poco. Luccicavano e li guardai con occhi violenti, ma non smisero di luccicare.
- DIO... Fottuto dio.
9.5.08
Ripetizioni di Matematica
- Qual è il minimo comune multiplo?
- ...
- Come si calcola il minimo comune multiplo?
- ...
- Cos'è il minimo comune multiplo?
- ...
- Cosa pensi del minimo comune multiplo?
- ...
- Niente. Non pensi niente. Vieni qui da gennaio e non pensi niente. Tentenni. Scombiccheri e l'anno finisce. E siamo qui. Io e te siamo qui perché la vita è breve.
- ...
- Non ci credi?
- ...
- Tu devi fare un compito un giorno. Ed avrai un'ora perché non potrai essere lì giorni. Ma non si può star lì giorni perché ci sono altre materie. E tutte le materie sono lì che ci guardano e aspettano di essere viste perché entro la fine dell'anno devono avere un posto da qualche parte nella memoria. Entro giugno si, perché poi viene un altro anno. E poi un altro anno. E tu per fare prima vieni qui. Vieni qui perché la vita è breve. La vita è breve e tu non osi.
- ...
- Oggi il sole tramonta. Ed io sono qui. A consumare il mio tramonto insieme al tuo davanti a un foglio a quadretti.
- ...
- La vita è breve. Nonostante sia breve la vita.
- ...
- Vattene a casa.
- ...
- Come si calcola il minimo comune multiplo?
- ...
- Cos'è il minimo comune multiplo?
- ...
- Cosa pensi del minimo comune multiplo?
- ...
- Niente. Non pensi niente. Vieni qui da gennaio e non pensi niente. Tentenni. Scombiccheri e l'anno finisce. E siamo qui. Io e te siamo qui perché la vita è breve.
- ...
- Non ci credi?
- ...
- Tu devi fare un compito un giorno. Ed avrai un'ora perché non potrai essere lì giorni. Ma non si può star lì giorni perché ci sono altre materie. E tutte le materie sono lì che ci guardano e aspettano di essere viste perché entro la fine dell'anno devono avere un posto da qualche parte nella memoria. Entro giugno si, perché poi viene un altro anno. E poi un altro anno. E tu per fare prima vieni qui. Vieni qui perché la vita è breve. La vita è breve e tu non osi.
- ...
- Oggi il sole tramonta. Ed io sono qui. A consumare il mio tramonto insieme al tuo davanti a un foglio a quadretti.
- ...
- La vita è breve. Nonostante sia breve la vita.
- ...
- Vattene a casa.
altrui compagnia
Le relazioni di coppia stabili. Quest'inutile flagello che incattivisce l'umanità intera per placare il ridicolo bisogno di non sentirsi soli.
6.5.08
5.5.08
sei sorrisi
La casa in cui vivo è vuota di persone e mobili.
Al mattino, un quarto alle sette e un attimo prima di serrare la porta urlo al corridoio
Giancarlo. Alle 14:37 scorreggia. Poi si agita un po'. Allora scende in produzione.
--
Un gabbiano, sopra il traghetto, senza biglietto.
--
Una donna mi manifesta con lo malizioso sguardo il suo probabile interesse sessuale.
--
Le stelle
--
La faccia di questo guaglione

--
Link :
- http://www.neuroblastoma.org
- http://www.comicomix.com/alessandro_2008.asp
- Miss Cirillo
Al mattino, un quarto alle sette e un attimo prima di serrare la porta urlo al corridoio
- ciao bello!Alla sera rientro stanco. Le parole rimbalzano sulle pareti vuote tutto il giorno. Apro la porta e mi urlano:
- ciao bello!--
Giancarlo. Alle 14:37 scorreggia. Poi si agita un po'. Allora scende in produzione.
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Un gabbiano, sopra il traghetto, senza biglietto.
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Una donna mi manifesta con lo malizioso sguardo il suo probabile interesse sessuale.
--
Le stelle
--
La faccia di questo guaglione

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Link :
- http://www.neuroblastoma.org
- http://www.comicomix.com/alessandro_2008.asp
- Miss Cirillo
25.4.08
venticinque aprile
Oltre il ponte
Testo: Italo Calvino
Migliore Musica: Modena City Ramblers
--
O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l'oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l'armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
Non è detto che fossimo santi
l'eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai corri avanti!
ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l'avvenire di un giorno più umano
e più giusto più libero e lieto.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell'aurora.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
22.4.08
Il male dell'Italia
L'unica vera fonte di tutto il male dell'Italia è che lo Stato non ha un unico, gigante, strafottuto database relazionale.
21.4.08
Meraviglie
19.4.08
19 aprile (2)
Quella mattina scoprii che esistevano la polvere e 50cents sotto il divanoletto.
I granelli di polvere se la facevano insieme la sera prima, e la mattina trovai i GREMLINS: batuffoli enormi capaci d'incutere un certo rispetto.
Al microscopio emergevano coacervi complessi e caotici di peli, polvere, unghie, pelle morta, stafilococchi che chiavavano tuttinzieme e larve negre col cazzo in mano.
Ne fui commosso.
Accostato il GREMLINS numero 1 agli altri, tantai di spazzarli via... ma correvano. Rotolavano sulla pavimentazione ani '60 come batuffoli di arbusti nel deserto.
D'uimprovviso, affannato, mi poggiai alla porta, guardai il cielo e capii l'aspirapolvere.
Mi sedetti sul sofà.
"Si, il sofà. Il nemico numero uno degli aspirapolvere della città" [P. Conte - Gli impermeabili]
I granelli di polvere se la facevano insieme la sera prima, e la mattina trovai i GREMLINS: batuffoli enormi capaci d'incutere un certo rispetto.
Al microscopio emergevano coacervi complessi e caotici di peli, polvere, unghie, pelle morta, stafilococchi che chiavavano tuttinzieme e larve negre col cazzo in mano.
Ne fui commosso.
Accostato il GREMLINS numero 1 agli altri, tantai di spazzarli via... ma correvano. Rotolavano sulla pavimentazione ani '60 come batuffoli di arbusti nel deserto.
D'uimprovviso, affannato, mi poggiai alla porta, guardai il cielo e capii l'aspirapolvere.
Mi sedetti sul sofà.
"Si, il sofà. Il nemico numero uno degli aspirapolvere della città" [P. Conte - Gli impermeabili]
19 aprile
Quella sera andai a letto presto.
Come ogni sabato mi svegliai tardi e senza l'ansia del lavoro che vibrasse nelle membra.
Rotolai dal letto al pavimento. E sul tappeto per un po' ascoltando Cimarosa.
Come ogni sabato guardai tutte le sue foto e andai al mercato della frutta.
Come ogni sabato mi svegliai tardi e senza l'ansia del lavoro che vibrasse nelle membra.
Rotolai dal letto al pavimento. E sul tappeto per un po' ascoltando Cimarosa.
Come ogni sabato guardai tutte le sue foto e andai al mercato della frutta.
17.4.08
17 aprile 2008
Quella sera era un pomeriggio più freddo del solito.
La primavera era venuta qualch giorno e s'era ritirata sotto una coltre infrangibile di spesso freddo.
Alle 12:31 marcammo il cartellino e camminammo a passo svelto fino al parco.
Tirai fuori l'insalata di riso vecchia di 3 giorni.
Lui il suo panino con il prosciuto e il formaggio mezzo marcio.
Luca parlava un italiano intriso di dialetto piacentino. Aveva una bella voce, un po' rauca. Grattava le parole. Grattava la "r" come i tedeschi ed apriva le vocali. Leggeva a colpo d'occhio tutta una videata.
Luca aveva 24 anni e 264 giorni. Quell'anno bisestile allungò di 1 giorno l'attesa della sua parca festa.
Bevemmo qualche raggio di sole, col naso alzato sopra la panchina di pietra.
Fu l'ultimo pranzo.
Al rientro sulla macchina di Luca c'era una lettera.
Appena la tocca arriva, trafelato, il responsabile del personale.
Luca dalle 17 aveva finito di lavorare. Il suo progetto ero finito. Senza fine e, soprattutto, senza motivo. Ma erano le leggi del mercato del lavoro. E Luca era, come tutti, una merce messa lì per un pò.
A differenza di tutto il materiale che ci circondava noi eravamo merce mobile in grado di produrre capitale senza aver per forza bisogno di avere spese fisse.
Tutto dipendeva dal mercato. Se il mercato diceva €10 noi lavoravamo per €10 all'ora.
In quei giorni il mercato diceva 6.8. E noi guadagnavamo €6.8 l'ora. Per 9 ore al giorno. E all'uscita ci perdavamo in 1 ora di traffico. E non avevamo vita personale che non fosse quella della cucina, del cesso e del letto. Non riuscivamo più a fotterci una femmina scassandola.
Da quella sera le pause pranzo divennero solitarie e sempre più insopportabili.
Il gelo della solitudine della consumazione di un pasto è una lastra di ghiaccio perenne.
I miei pranzi divennero presto più veloci. Sempre più veloci. Mangiavo con la foga di chi non ha tempo. Di chi sa ch'è sempre tardi quando sei a lavoro. Ingurgitavo e speravo poi di digerire la rabbia e la tensione che mi consumavano il diaframma.
Sentii, quella sera, con quanta somma semplicità può terrorizzare chi decide di non farti più mangiare.
E d'improvviso l'immagine di mio padre si compose sulla faccia del muro e capii, quella sera, perché era felice la domenica quando eravamo tutt'intorno a lui che, domando la fornce, cuoceva il pollo e sorrideva a noi che rivestivamo di pelle e carne il sangue suo che ci rigirava dappertutto.
La primavera era venuta qualch giorno e s'era ritirata sotto una coltre infrangibile di spesso freddo.
Alle 12:31 marcammo il cartellino e camminammo a passo svelto fino al parco.
Tirai fuori l'insalata di riso vecchia di 3 giorni.
Lui il suo panino con il prosciuto e il formaggio mezzo marcio.
Luca parlava un italiano intriso di dialetto piacentino. Aveva una bella voce, un po' rauca. Grattava le parole. Grattava la "r" come i tedeschi ed apriva le vocali. Leggeva a colpo d'occhio tutta una videata.
Luca aveva 24 anni e 264 giorni. Quell'anno bisestile allungò di 1 giorno l'attesa della sua parca festa.
Bevemmo qualche raggio di sole, col naso alzato sopra la panchina di pietra.
Fu l'ultimo pranzo.
Al rientro sulla macchina di Luca c'era una lettera.
Appena la tocca arriva, trafelato, il responsabile del personale.
- Guardi io non so perché. Ma potrebbe sempre buttarsi sotto un treno al rientro.Il ghigno di iena gli si stampò d'improvviso sul viso.
Luca dalle 17 aveva finito di lavorare. Il suo progetto ero finito. Senza fine e, soprattutto, senza motivo. Ma erano le leggi del mercato del lavoro. E Luca era, come tutti, una merce messa lì per un pò.
A differenza di tutto il materiale che ci circondava noi eravamo merce mobile in grado di produrre capitale senza aver per forza bisogno di avere spese fisse.
Tutto dipendeva dal mercato. Se il mercato diceva €10 noi lavoravamo per €10 all'ora.
In quei giorni il mercato diceva 6.8. E noi guadagnavamo €6.8 l'ora. Per 9 ore al giorno. E all'uscita ci perdavamo in 1 ora di traffico. E non avevamo vita personale che non fosse quella della cucina, del cesso e del letto. Non riuscivamo più a fotterci una femmina scassandola.
Da quella sera le pause pranzo divennero solitarie e sempre più insopportabili.
Il gelo della solitudine della consumazione di un pasto è una lastra di ghiaccio perenne.
I miei pranzi divennero presto più veloci. Sempre più veloci. Mangiavo con la foga di chi non ha tempo. Di chi sa ch'è sempre tardi quando sei a lavoro. Ingurgitavo e speravo poi di digerire la rabbia e la tensione che mi consumavano il diaframma.
Sentii, quella sera, con quanta somma semplicità può terrorizzare chi decide di non farti più mangiare.
E d'improvviso l'immagine di mio padre si compose sulla faccia del muro e capii, quella sera, perché era felice la domenica quando eravamo tutt'intorno a lui che, domando la fornce, cuoceva il pollo e sorrideva a noi che rivestivamo di pelle e carne il sangue suo che ci rigirava dappertutto.
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