27.4.06

PeaceKeeping: +2 e 1/2

Gli italiani morti erano esperti.
Ci hanno rassicurato.
La missione era di pace.
Ci hanno rassicurato.
Ci hanno rassicurato anche gli americani, quelli che l'altro ieri hanno detto che se gli iraniani non levano di mezzo la storia dell'uranio ce la sparano loro per primi la BOMBATOMICA in mezzo alle pacche, proprio mentre sotto si sentiva la voce di Condoliza Raiss che diceva:
- Dicitece zompaperete, dicitece zompaperete!
Per i morti italiani, esperti, era la settima, l'ottesima missione che si facevano nel giro di qualche anno. Alcuni dicono addirittura l'a-nonima.
Oltre la golf grigia metallizzata colle luci blu e i cerchi in lega, il matrimonio, l'orologio, i ginz DIENGI e gli occhiali VOG, ardivano d'acquisire qualche bene immobile.
Ne avevano diritto cribio!
Và a loro un abbraccio ultimo, commosso e tristissimo. Una stretta ai compagni morti nel tentativo di accumulare ricchezze in questo mondo giocando coi fucili, i carriarmati e qualche blindato. L'altro mondo ha fatto prima di loro.

Il ministro Martino era dispiaciuto. Il presidente della Repubblica pure. Addirittura, Bondi ha detto che $ilvio era commosso... Ma forse era per l'esito del processo SME.

Tutti erano commossi, e presumo permarranno in tale condizione per i giorni a venire. Persino le veline, le letterine, le quellecheilcalcine, le lasettine e le tiggiduine. Perfino la rubrica "GUSTO" del tiggicinque oggi era più triste del solito, il tizio che presentava "Le uova della nonna" aveva una cravatta marrò... molto triste.
Il Papa... perfino il Papa, mosso da profonda disperazione, ha scritto un telegramma concitato alle famiglie delle vittime e contro i terroristi.
Il Papa, che non ha mai detto "Ritiriamo le truppe". Il Papa che non ha mai detto "Buttiamo i fucili". Il Papa che non ha mai detto:
- "Echivemmuort turnatavenne a' casa tutti quanti!".
Il Papa che nel nuovo libro del catechismo ha fatto scrivere che la Chiesa non è contro la pena di morte.
O' papa è nu schifuso!!!
Non serve sparare. Non servono le missioni arcobaleno. Non servono le parole e le facce belle cogl'occhi bassi.
Neanche la golf. E nemmeno i cerchi in lega.
E no, non è vero che si spara per non essere disoccupati, che fare il militare è un mestiere, e che la guerra è un lavoro come un altro.
Non ditemelo... non oggi.

23.4.06

Cinecitazione


(Antonio)
Ho conosciuto Bob Guccione a Los Angeles
Amnesia - G. Salvatores
Perchè il blog è partecipazione:
Mò ognuno mette nei commenti una frase di un film.
Poi, quando nessuno mette più niente, si leva la frasca da mezzo.

19.4.06

Charles

- Hai una faccia interessante...
disse Diana.
- Cosa fai?
- Niente.
- Proprio il tipo d'uomo che preferisco...
Charles Bukowsky

11.4.06

Politiche 2006 - parte II

Ore 03:33.
Abbiamo
pareggiato.
I coglioni e le teste di cazzo hanno dimostrato che per inculare davvero come si deve un popolo c'è bisogno di tutti: fifty/fifty.

Ma la fessa... Dove stà la fessa?
Era come sospettavo... la fessa siamo noi.

Eiaculati in volto dalla democrazia si, ma con orgoglio.
Tuttavia, nonostante dovessi svegliarmi appiccicaticcio, Mastella... Mastella ufficialmente non esisterà più, perché pure il papa l'ha schifato.

Preparo i bagagli: me ne vado in Francia, lì almeno se mi scasso il cazzo scendo con la latta di benzina, piglio la prima macchina che passa e dò fuoco.

Questa è la libertà: aprire la finestra, affacciarsi e dire:
- M'avita scassato o' cazzo! Mo' appiccio tutto coso!! All'anema e chivemmuort!
Scendere e appicciare davvero tutto senza nessun manganello che si abbassa a sfondare crani aggratis, guardare la telecamera del TG1 e maniarti il pesce e vedere che davvero andrà in onda in prima serata.

Mò non lo so se abbiamo pareggiato davvero, o se Berlusconi (come da me pronosticato) si menerà a negare tutto o, peggio, a fare il colpo di stato. L'unica cosa è che io in Italia non ci voglio stare più e, se proprio devo votare ancora, non voglio più votare per un governo diverso, ma per un popolo meno stomachevole.

Nonostante non dormirò per un pò, perseguitato dalle facce di muorto di Prodi e Fassino che urlano al microfono
-"Abbiamo vinto! Governeremo per CINQUE ANNI!"
auguro buonanotte a tutti per i prossimi 1826 giorni... se solo ci lasceranno il letto per dormire.

P.S. Interrogato un operaio con contratto a termine, povero e stracciato che urlava di aver votato Berlusconi, circa lo sviluppo della sua codizione economica e patrimoniale dell'ultimo quinquennio, lui risponde con tono alquanto irritato, e sfiornadosi i capelli, che GGESUCRISTO è grande, ma che, nonostante tutto, stà con la pancia all'aria.
Ed è stato mentre gli proponevo delucidazioni sull'opulatezza del voto, che siedeva di sbotto rinchiudendosi in religioso silenzio francescano svuotando la Peroni con gli occhi fissi su uno schermo che sbrilluccicante falsi ECSITPOLL.
Lui non ha votato.
La parte di cervello sodomizzata dalla TV a cui è imputata la funzione interpretativa dei bisogni politici, ha guidato la sua mano nel disegno della ICS.
Passato domani anche lui, con milioni di Italiani, sosterrà in un coro roboante che Berlusconi e la destra sono una merda. E che lui, proprio lui, non ha mai votato Forza Italia. Anzi.

10.4.06

Inutilità latente

8.10: Sveglia
8.20: Doccia e colazione
9.00: Studio matto e disperato
13.00: Pranzo
15.00: Spoglio elettorale

Poi mi sono scetato alle 10.30 quando ancora avevo voglia di dormire. Ho guardato mille siti internet. Tremila pagine di notizie che non ricordo. Ho letto righe e righe di cose che non rammenterò, mai.
C'è una strana autosoddisfazione nel leggere cose che c'interessano. Leggi e sei intensamente perso. Poi distogli lo sguardo. 3 minuti e non ricordi più nulla. Fissi il monitor e vedi che solo il 66% della popolazione è andata a votare, e cominci a credere che forse l'Italia annaspa con ansia l'ascesa di un dittatore che li redima ancora una volta. Per sempre.
Nessuno vuole, né ha più voglia di partecipare alla democrazia in questo letamaio democratico.

Voglio ordine nella mia vita per cercare di porre definitivamente fine al senso di inutilità che mi pervade l'anima, e comincio dalla casa.
Butto via le bambole di ceramica rotte a cui mia madre era affezionata. Ed era come se quelle bambole portassero le sue stesse ferite. Con desolazione le chiudo in un sacchetto gettando via per sempre il senso di pena che accompagnava la loro vista nell'indifferenziato.
Ho buttato tutti i fogli di appunti sparsi che probabilmente avrebbero potuto servirmi.
I quadernoni usati a metà che un giorno avrei dovuto finire di usare per ottimizzarne l'utilizzo, ed ho capito che il mio rendimento di vita è al più del 40%.
Ho buttato via tutti i quaderni di carta di riso su cui non scriverò mai nulla d'interessante.
Ho buttato via tutti i quadernoni alternativi su ciò avevo intenzione di raccogliere i miei scritti.
Ho buttato via il quaderno a pagine nere su cui avrei dovuto scrivere con una matita bianca per riempire di luce pagine scure, per devastare un ventennio di natrrativa oscura.
Ho buttato via i volantini stampati in sovrannumero che avrei dovuto usare per farci le dimostrazioni, ingialliti dopo 6 anni di nobile polvere. Raccatto una conclusione sommaria della mia vita accorgendomi che non è cambiato un benemerito cazzo.
Apro la posta ed un'altra donna m'ha scritto il suo addio. Noto le cacche delle neonate mosche sui vetri dello studio soffermandomi a pensare che gli umani hanno una prepensone innata verso gli addii. Verso il non vivere. E penso a Federica e a quanto eravamo belli e splendidi, e a quanto era sbagliato il nostro incontro. in un momento sbagliato. in un giorno sbagliato. In un periodo sbagliato e in un luogo sbagliatissimo. Troppo fidanzati. Troppo lontani. Troppo vicini. Troppa passione mai accesa. Troppo tutto. Meglio dirsi addio.
Piangendoci 4 lacrime e mezza su, butto anche Federica nel cestino oggi.
Non ho avuto il tempo di viverla.
Come tutte le bozze di poesie e di racconti.
Come tutti gli stracci di appunti e di pensieri da sviluppare.
Come la teoria politica che non ho mai cominciato ad approcciare in maniera deterministica e regolare in attesa del giorno in cui la mia consapevolezza sia alimentata dalla cultura e della conoscenza della scienza politica, o almeno aspetto la tesi la in filosofia politica pur non facendo nulla per avvicinarla.

Scavo nei cassetti tra macchine fotografiche conservate per ricordo... ma le guardo e non ricordo se non di Stefania, che quando scopavamao la fotografavo e nelle foto non veniva mai niente e 4 batterie duravano 2 flash. E costavano troppo le batterie. La butto.

Spillatrici che non spillano più e che non ho mai buttato per un morboso attaccamento alle cose che ancora accarezzano la mia mente. Miseri ricordi d'infanzia.
Le rimembranze di quando volevo disegnare e non sapevo farlo ed allora, con la carta carbone, ricalcavo improbabili disegni andandoli a mostrare a mio padre che sorrideva. In poco tempo diventai il copiatore di disegni più bravo della galassia.

Ritrovo gli appunti smarriti di una sceneggiatura che ho in mente di scrivere, che non finirò.

Mi arriva una mail da un gruppo di hacker che non so manco più chi sono. Non mi presento ad un incontro da mesi. Forse da 1 anno non li seguo nemmeno più... la mailing list è un'ulteriore legame che non ho voglia di rompere.

La calcolatrice che non calcola; il temperamatite che non tempera ma è bello. Il caccisavite col manico rotto; la pinzetta troppo divaricata; le tessere di plastica quadrate piccolissime che comprai nel '94 per un mosaico che nel 2006 non ho ancora fatto; una penna a forma di alieno regalatami da un amico che lavora all'ESA che la guardo e vedo ciò che non sarò mai; portachiavi a forma di cessi, di zizze e di pupazzi sparsi che non userò mai e che non ricordo chi cazzo me li ha regalati.
Libri senza dediche che evocano cose lontane le cui trame non ricorderò ancora a lungo; una torcia elettrica d'assalto che usavo quando facevo trakking che ogni volta che la guardo mi riprometto di arrampicarmi di nuovo ma che non userò più, ma mi fa sentire vivo. Una foto con mia cugina la modella. Un'altra foto con 20 persone di cui molte per me non hanno più un nome né un ricordo da associare. Una rubrica piena di gente che non riesco a ricordare. Cartoline che avrei dovuto spedire a qualcuno ma che giacciono lì, smarrite come me. Appunti di viaggi da sistemare. Centinaia di foto che m'ero promesso di attaccare su album strutturati per viaggio ed ogni viaggio organizzato per data.

Scavo ancora un attimo. In fondo all'ultimo cassetto.
La lista di tutti i film che voglio ancora vedere, di tutti i gruppi che devo ancora ascoltare, di tutti i film di Pasolini che devo ancora acquistare e la lista dei CD che ho intenzione di comprare un giorno che avrò i soldi. Dentro al foglio un altro foglio con la lista delle cose da fare.
- Sistemare e raccogliere libri e materiale d' esami.
- Organizzare per regista e per alfabeto tutti i film scaricati con copertina da stampare.
- Travasare la pianta grassa.
- Mettermi a dieta
- Chiavare di più.
Smarrito in un botto di fogli e libri sparsi che non sistemerò. CD e DVD dispersi anche sotto al tavolo.
La pianta grassa è morta ma non la butto. La innaffio solo adesso. Con regolarità. Avrei dovuto travasarla per lasciarla vivere. Ma no. Non è morta del tutto. Un giorno rinascerà.
Ogni tanto la buco con uno spillo per vedere se dentro c'è ancora linfa vitale. Non riesco mai a dare esito reale al test: non ce la faccio a guardare in faccia lo spillo.
Mi chiudo nel cesso e mi faccio un'altra sega perché in questo momento mi sento solo.
Il sole è alto e la vita scorre.
Il pranzo è pronto ed oggi un nuovo governo verrà instaurato.
Pasqua è alle porte. Ci si prepara per le vacanze e la primavera viaggia nonostante il cielo nuvolo e le temperature basse di oggi sparse su tutta la penisola e l'arco alpino.
Sciacquo le mani. Mangio e abbraccio mia madre.

Me ne andrò a dormire ancora un minuto dopo pranzo. Un solo minuto.
Poi mi sveglio e vivo come si deve. Davvero.
Allimite oggi no, ma domani...

4.4.06

Amorevole Bulimia


Metto le mani in tasca e ti penso ogni volta.
Sarai tu in ogni briciola?
Ti trovo nei miei cassetti che guardo fissi.
Sei la materia che sciaborda dai miei pensieri?
E scruto nell'armadio e ti ritrovo sospesa ad ogni stampella.
Sarai ogni abito che indosso?
E guardo il fondo del mio mio piatto lucido.
Sei quì. Su questo vetro fondo, nel mio stomaco che si accartoccia al tuo pensiero.
Maledetta fame. Mi ossessioni. Mi consumi.
Sparisci! ...Ma resta quì.
Ti sento che strappi.
Ti soddisfo, t'annullo disperato.
Gironzolo gonfio di materiale.
Ma affamato di te.

28.3.06

Ansia

ANSA: Il papa incorona la Madonna di Gerusalemme
Ci sono così tante Maronne che quando decido di jastemmare, perdo 27 minuti solo a decidere.
Poi demordo.

20.3.06

W i francesi

Un campo elettromagnetico e vibra il telefono.
- Oh, ma perchè non mi chiamo a casa.
- così...
- (consumiamo... consumiamo...)
- Usciamo, andiamo a bere qualcosa?
- Guarda, se devo buttare €5 per una birra squallida preferisco il cinema.
- Ok. Andata. Chiami Teresa_2? Avvisi Pietro?
- No ja, Non chiamo nessuno. stè comitive... Non ce la faccio.
- Ok. Alle 20.00 da me. Non fare tardi come sempre.
Arrivo in ritardo, per insulso spirito di ribellione.
Pigliamo Roberto. Teresa_1 arriva in macchina. Abbandoniamo la mia carriola e si va.
A Cinema. Di corsa. Rigorosamente multisala.

Una chiamata nel parcheggio e mi trovo i biglietti già comprati.
Il mio è il posto "H-1", ovvero almeno 36-38 mt dallo schermo e sul lato a sinistra. Sono di sbieco.
Non si vede un cazzo.
Non avrei mai permesso al tale di vendermi quel biglietto di merda.

Convinto che stesse per cominciare "Hostel", mi sorprendo.
- Dove sono?
È l'ultimo grandioso capolavoro di Verdone.
Me ne accorgo quando comincio a sentire la voce fuori campo. E quando in un film c'è la voce fuori campo al 90% è una merda.
Riconosco la voce del fratello raccomandato di Muccino, e capisco che è un film italiano e quindi la voce fuoricampo determina la qualità del film: UNA MERDA.
La voce fuori campo la usa il regista quando non sa mai come cazzo introdurre la storia, o come legarla, o come chiuderla. E non trova una canzone, o un'immagine... ma la voce fuori campo. Magari giovanile, un pò ribelle. Un pò... diversa.

Tempo 10 secondi e sento la parola "borghese". Lui. Muccino, è il povero proletario.
Un film che timidamente forse vorrebbe segnare un ritorno alle classi sociali in Italia.
M'illudevo.
Verdone. Le inquadrature a camera fissa. Zero colpi di scena. Tutto na' palla essaggerata!
Dialoghi pessimi . Continue ripetizioni di nomi. Cognomi. Situazioni stupide.
Finale scontato.
Zero inventiva. Simile a tutti gli ultimi film di Verdone. Come tutti i film di Vanzina. Come tutte le canzoni di Ligabue. Potresti non andare a vederli o non ascoltarli e sapere come fanno e come vanno a finire.

La pochezza becera dell'arte di tendenza italiana del nuovo millennio mi devasta.
Un giorno mi dedicherò al PRÉTAPORTÈR.
- Ma perché Verdone non leva mano e la smette di insozzarsi dopo i primi apprezzabili lavori? No. Come Pippo Baudo e Al Bano. A' stessa fin j mmerd.
Il film, intanto, si snoda in un'illustrazione continua e diabolica di marche di prodotti di note multinazionali.
C'è l'acqua LETE, la BIRRA MORETTI, le MARLBORO, la VODAFONE, il THINKPAD, l'I-POD.
Giuliano Urbani è un porco. Una legge che in 4 righe ha tagliato i finanziamenti ai film ed alla cultura, ha abrogato l'inammissibilità della pubblicità occulta dichiarando "vandali clandestini" gli scaricatori di film da internet ponendo la reclusione fino a 3 anni ed ammende fino a 300milioni.
Alzo gli occhi, umiliati e mortificati, allo schermo. La schifezza del film è un dato oggettivo.

Dopo il film sono più depresso. Per festeggiare l'evento la comitiva decide di andare in un "Jazz Club".
I Jazz Club sono dei posti esclusivi. Esclusivamente una merda perchè non si vede un cazzo. Buio pesto timidamente New Age con candele fioche sparse ogniddove. Persino sulla tazza del cesso. E io ci piscio dentro. Ma niente. Non si spegne.
I camerieri con gli orecchini e davanti, il palco degli esibizionisti.

Generalmente ci stanno al massimo 10-11 gli spettatori, e quando entri ti accorgi che non dovevi immergerti in quel posto contornato da timide gesta di DESAIGN postcontemporaneo.

Il conto dei CLUB ESCLUSIVI è ESCLUSIVO.
I gestori contornano le pietanze e la cattiva birra con numeri stratosferici, perchè ti fanno sentire IL GIAS.
Nel loro locale ascolti IL GIAS.
Le trombe sfiatate sono GIAS, ed anche i sassofoni.
I batteristi ridicoli e il basso a 45 corde sono GIAS.
È GIAS la pochezza della strumetazione del batterista.
È GIAS la luce di riflettori da teatro che illumina il cantante.
È GIAS lo slap.
È GIAS quello con la giacchetta fuori che, se sei vestito male, ti scruta con occhi cattivi lasciando intendere il cattivo gradimento del tuo maldestro ingresso.

Tutto è GIAS.
Il cazzo che si caca dopo 13 minuti è GIAS.
Mi sento GIAS anch'io e mi autocaco il cazzo. Usciamo.

Ho speso in tutto €24. Muccino e il GIAS.
Non ho comprato l'ultimo CD di Capossela che costava €18.50.
Non ho comprato l'ultimo libro di una giapponese dal titolo "INSTALL".
Mi sono negato per l'ennesima volta la versione di MACBETH tradotta da Lombardi, Feltrinelli, €8.
Ho saltato Ascanio Celestini, e pure Emma Dante.

In una sola botta €24.
Per vedere cinematografia democraticamente condivisibile gentilmente offerta dalle multinazionali.
€24 per mettere il GAS.
Per ascoltare il GIAS.
Per cacarmi il CAS.

M'hanno davvero preso tutto.
Mi hanno preso tutto...

M'addormento pensando se esiste poi davvero la "Fata delle Nevi" a Latina, dove la neve non fa dal '73.
M'addormento pensando che i treni costano troppo e allora resto a casa.
Che il cinema costa troppo, e allora non ci vado.
Che i libri sono aumentati del 13% a gennaio, e allora non li compro.
Che un CD costa 20 euro minimo, e allora evito.

Che una puttana negra costa €8 esentasse.
In queste sere così devio il percorso del rientro.
E contratto un pompino extra.
Mi acalo la vrachetta.
E chiavo.
E sburro anch'io su questa cultura di merda.

W i francesi.

14.3.06

Time


Joshua, solidale col pianeta Terra, ruotava con esso percorrendo un'insolita perenne orbita ellittica osservando, ingenuamente, il sole cambiar posizione nell'arcata celeste.
I grilli, in background musicale stile "Sanremo anni '50", accompagnavano la vita frenetica occidentale di uomini e donne che intanto producevano, si riproducevano e campavano asserendo di perder tempo ogniqualvolta le loro azioni non davano profitto economico a breve/medio/lungo termine.
Nel pallore roseo di quel tramonto, Joshua distraeva la mente guardando Henry:
- Henry, Henry... Il tempo. I giorni, le ore. I minuti, i secondi... un attimo. Un momento. Un momento... cos'è un momento Henry? ...Cos'è un momento...?

- Joshua, Joshua... il prodotto vettoriale di una distanza per una forza.

6.3.06

Colloqui coi genitori

-"Buongiorno professoressa. Sono la mamma di Giacobbe".
-"Aaaahhhhh!!! Giacobbe. Giacobbe, Giacobbe..."
Giacobbe ha la nuca rivolta al soffitto mentre cogl'occhi scruta piste probabili tra le incavature delle mattonelle.
-"...Giacobbe... Giacobbe è bravino, ma potrebbe fare di più."
Giacobbe si gratta le palle proprio mentre arriva Francesca, con la mamma.
-"Aaaaahhhh! Francesca. Francesca, Francesca... Brillante Francesca!"

5.3.06

Doroty

A. era laureata in lingue. Quattro mesi.
C. in lettere moderne, la vedevo da 1 anno e mezzo.
J. invece era la mia femmina ufficiale.
Tutte laureate. Minimo 105, sennò non me le chiavavo.
A. partecipò a un concorso truccato per l'insegnamento a Santa Maria,
ma siccome lei non aveva il trucco arrivò tremiliardesima. Ne fece un altro a Modena ed entrò al comune. Ora fa i conti alla provincia.
C. era un mezzo cesso, ma bella colta e preparata. Eppoi certe mani... cercava lavoro, ma l'abbandonarono un giorno in mezzo a un via di Gricignano: un sottosviluppato sobborgo dell'agro aversano. La cosa più cara di tutto quanto gli dissero il suo primo giorno di lavoro come venditrice di aspirapolveri porta a porta fu:
" Ma li fai i bucchini col culo?! "
Ben presto C. si trasferì a Prato. In un call center dove oggi dice almeno 147 volte al giorno:
" Salve! Sono C., in cosa posso esserle utile?! "
Anche la domenica quando capita, e la risposta più intraprendente è quella di un utente vodafon che blatera con sibilo in re minore:
" Ma li fai i bucchini col culo?! "
C. sorride e beve tutto. Tranne qualcosa.
J. invece, disse che mi amava. Di lì a poco sposò R. che faceva il pompiere. Andorono a vivere a Trento, posto dove trimestralmente mi recavo per esaudire la sua passione: i bucchini col culo.. Il marito aveva troppo da fare cogli incendi e la gente che sbatte a duecento allora.
Ma può mai essere che io mò, per mezzo dei politici , per chiavare come prima devo cacciare almeno €100 al mese per andare al nord?
Pensai, e fu così che fittai una cameriera rumena per €5 allora esentasse. 2 ore al dì. 10 giorni al mese.
Chiavo di più. La mia stanza è pulita. Brindo al capitalismo e spedisco mensilmente le foto del culo di Doroty alla sede centrale di trenitalia con sopra la scritta coll'uniposca rosso:
" BISNESS CLASS"

28.2.06

Crimine supremo


Ratzinger:
«L'intimo legame dell'uomo con Dio precede l'embrione, e Dio non fa differenza fra bambino, adulto e ciascun essere umano ancor prima del suo prendere forma nel seno materno».

Per ogni pugnetta, per ogni coito interrotto e per ogni orgasmo, raccoglierò lo sperma in provette di amido di mais e dandovi degna sepoltura dirò un "eterno riposo".
Sopra ogni tomba scolpirò la scritta
"Ivi giacciono milioni di morti. Nati nei coglioni e morti nell' i-simo orgasmo del giorno gg/mm/aa".

Io, bastardo autore inconsapevole di un genocidio, immagino il paradiso cristiano dopo la morte.
Nuoteremo per l'eternità in un mare di sburro.

22.2.06

Life Style. Carnaval Style.

Una mano fatata ha allargato e dissolto le nubi mentre sceglievo di non partire oggi.
Bagnarsi i piedi congelandomi ancora sarebbe stato il modo più drammatico in cui cominciare un giorno.
Scelgo di non scegliere di andar via.

Sentimenti segreti da occultare in una specie di Fede. In una specie di Cozza che si lega ad ogni scoglio di te, che s'inoltra nel mare dell'incoscienza innamorata della vita. Del mondo.

Oggi esco e prendo €8. 3 sono per il formaggio di capra di un un pecoraro del Matese.
Decido di investire il resto in look.
Arrivo davanti al barbiere consueto, entro.
La scena che m'aspettavo.
Angioletto. Emiliano. I capelli a terra mischiati con la polvere. La panca di legno a destra. Il cavalluccio per i criaturi, senza la testa a sinistra. L'angolo del cavalluccio è quasi sempre abbandonato. Sembra la scenografia di una tragedia greca.
Sopra la finistrella a destra, un'antenna fatta col ferro a forma di doppio dipolo, incastrata tra il calendario degli aerei da guerra e la foto di Padre Pio con gli occhi e dove ti muovi ti muovi, ti guarda fisso. Da Angioletto non c'è la televisione: quella è l'antenna dei mondiali.
Stamattina non è cosa... chiudo la porta e corro.
Imbocco una salita. Corro ancora. A destra. Apro la porta.
Pasquale. Un altro barbiere.
E' venuto da poco in paese. E' un guaglione vivace.
Stamattina indossa una casacca psichedelica, sfondo bianco e strisce verde fosforescente lunga fino a mezzo culo. I capelli ingelatinati. Gli stivali a punta, le basette fatte e lo sguardo tranquillo.
- Pasquà, posso?
- Si, ma tu come ti chiami?
- Taz.
- Ah, si. Taz.
Molla un cazzotto a un radiolone anni '80 e parte il nastro. C'è ancora una speranza per le cassette, oggi. La canzone è degli Scorpions. Finti metallari. La canzone è quella che tutti cantano, ma che nessuno sa il titolo. Nemmeno io.
Poi s'interrompe a metà . C'è "Losing My Religion". Le canzoni sono tutte registrate dalla radio.
Pasquale posa le forbici e corre alla radio. Gira la cassetta. Quello stereo suona "74-75" dei Connels.
Got no reason for coming to me and the rain running down
there's no reason
and the same voice coming to me like it's all slowing down
and believe me

I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five

It's not easy, nothing to say 'cause it's already said
It's never easy
When I look on your eyes then I find that I'll do fine
When I look on your eyes then I do better

I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
Le vetrate sono colorate di verde e giallo con del fucsia spruzzato dovunque. I divanetti anni '80 morbidi e accomodanti...
Got no reason for coming to me and the rain running down
there's no reason
When I look on your eyes then I find that I'll do fine
When I look on your eyes then I do better
I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
I was the one who let you know,
I was just sorry ever after
seventy-four , seventy-five
Givin me more and I'll defy,
cause you're really only after
seventy-four , seventy-five
Il temporale è squarciato e il sole fa capolino. La primavera è sgorgata sopra le tegole e si affaccia, e fa a cazzotti col freddo. Le strade s'invadono di poesia. I passeri si affacciano con la faccia incuriosita e il barbiere guarda la strada assolata del paese che sembra disabitato con le forbici che pendono dal pollicione.
Ciccio mi racconta delle bande e delle mazzate a uova in faccia dei nostri carnevali dei primi anni 90. Dei TOPOBBARBA spruzzati coi tappi modificati, dei chili di purtualli. Della banda di Totore e Maurizio che a fine carnevale contava almeno 4 risse reali e 27 contusioni multiple. I carri allegorici coi cazzi disegnati con lo spray, tra i quali usciva la scritta "Giusi ti amo", fatti coi trattori e i carretti dei compagni di campagna.
I vigili. Le mazzate. Le maniate alle femmine temporaneamente sequestrate per strada vestite da Arlecchino, da Pierrò, da Damine, da Pank o da zoccole pure il giorno di carnevale.
- Carnevale: ogni scherzo vale!
E cacciavamo i pesci. E Rosangela ogni tanto ce lo maniava così. Aggratis.
Ai soliti sciemi vestiti di femmina e truccati peggio dei peggio transessuali, tutti gli mettevamo le mani da tutte le parti e prima o poi c'era qualcuno che gli appoggiava il pesce tuosto sulla minigonna della sorella o si magnava i purtualli incastrati nel reggiseno a balconcino della mamma.
Got no reason for coming to me and the rain running down.
There's no reason.
And the same voice coming to me like it's all slowin' down.
And believe me -
was the one who let you know
I was your sorry-ever-after. `74-`75
Giving me more and I'll defy
'Cause you're really only after `74-`75
It's not easy, nothing to say 'cause it's already said.
It's never easy.
When I look on your eyes then I find that I'll do fine.
When I look on your eyes then I'll do better
E la vita pulsa. E noi pure.
I capelli tagliati son caduti proprio mentre noi ci alzavamo.
La saracinesca sbatteva proprio mentre Pasquale rideva.
E il sole scassava il freddo proprio mentre noi lo guardavamo cogl'occhi semichiusi per non cecarci e con le mani ai fianchi.
E noi. Noi ce ne siamo andati a casa a magiare perché era mezzoggiorno.