19.9.08

Colloqui

Gentile Ingegner TaZ,
Le confermo l’appuntamento con il Signor Bisaschi presso il nostro ufficio di Fidenza (PR) Via B***, 67 per Lunedì 29 Settembre alle ore 17.00.
Cordiali saluti.
Cristina ***
Negri & Associati
Tel. ****
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Carissima signora Cristina,

io sono un ingegnere elettronico e sono il responsabile tecnico di una consociata della BOSCH.
Lei vuole che io venga presso il Vostro studio a presentarmi e a dimostrarle che non mi metto le dita nel naso, che vado dal barbiere, che sono in grado di radermi ed ho dei vestiti davvero apprezzabili. Alcuni pretendono anche si narri del proprio CV in maniera idilliaca.

Alla fine del tutto vi reputerete in grado di stilare "La rosa" di candidati da presentare all'azienda interessata.

In quanto alla selezione, sapendo che voi la operate in seno a criteri meritocratici e scientificamente validi, sceglierete chi può garantirvi un CV adeguato.

Siccome, rispettando moltissimo il vostro nobile lavoro, credo che venire a Fidenza a parlare di ingegneria elettronica con Voi sia una mera perdita di tempo (che non ho da offrire) e che il CV non cambi qualora venissi a recitarvelo dal vivo nella massima compostezza, aspetto di essere da voi contattato solo per colloqui diretti con l'azienda.

Saluti
Ing. TaZ

3.9.08

il cardiochirurgo

Ora che sono grande, se fossi un ragazzo, sceglierei di fare il cardiochirurgo per mettere, fino alla mia morte, le mani sul cuore di tutti.

1.9.08

Pignataro





Ch'è stat, ch'è stat!?
Peppe s'è ppicciato.

A' Cupella, a' cavella.
Mannaggiasantella.

A jardin, o' rarone.
Giuvanne Pruvulone.

I vinnul, partignan
na' scorza e' patana.

O' spartimiént, e' qquatto vie
Je... je.

Na' botta. Na' scoppa.
Giorgio Magliocc.

Berlinguer!
Rattàte e' ppalle! Sputate 'nterra!

Nu' rummore luntano
zitte, e' Lubrano.

Doje bbotte luntano
E' Lubbrano e' Lubbrano.

A' vita mia, a vita toja
e' mmele mie, e' mmele toje.

Nunzo' nisciuno, nunzo' nisciuno.
Alliscene e' ccriature.

Tutte e' spartuto
fino int'o' tavuto.

Stì strade sgummate
Stu core jettato.

Stì case pittate
e' verde stunato.

Stà chiesa caruta,
mmieze a' munnezza sparuta.

Stiì viche mute
Stà Chiesa sturdut

Stu' prufessore r'o' cazz
Stu 'mbruglione e' razz.

N'orologio scassato
e' nu tiempo passato.

Na fotografia a culor
e' na terra a' bianc e nner
Na società tumore
figlia e' na' 'nguacchiera.

E aggia perzo suonne e culore
Nun tenevo che' perde
Niente ponno lloro
pe' chesta terra e' mmerd.

15.8.08

noidue




Ti ho amato
fino a piangere di nascosto
guardando le mani ficcarmisi'n gola
e strappare una ad una
ogni vena
per quanto desiderio mi consumasse.

Ho bramato la tua carne nelle sere di ottobre
nei giorni di novembre
nel ghiaccio di dicembre
nel vento di gennaio
nelle lame di febbraio
nel polline di marzo
nella tiepidità degli aprili
nei maggi che strizzavano vasi sanguigni
nei lugli della postadolescenza e della giovinezza
negli agosti dei nostri lunghi viaggi, dei tuoi onomastici.

Nei settembri profumati di libri ho cercato il non confine
dei nostri corpi
bagnati delle nostre lacrime.

Ed ora che mi sento diverso
mi vedo cosumato.
E mi sento morto.

13.8.08

tredici agosto

I precari sono il tappabuchi di quelli che hanno il posto fisso nelle Poste Italiane.
Appena si chiede un giorno di ferie, il branco a tempo indeterminato assale i precari senza futuro con battutine amichevoli e di finto spirito. Accorpandola a qualche risata fintoironica.

Vergognosa guerra tra morti di fame che si pisciano addosso per mettere il culo nell'acqua al ponte di ferragosto.
E le mogli brontolone sono un fardello troppo grande anche per loro.

7.8.08


Faccio il postino e mi sveglio alle 6:13 minuti. Non ho mai capito da cosa nasce l'esigenza di mettere minuti insignificanti all'ora del risveglio. Generalmente dispari. Generalmente lontani dall'arrotondamento ai multipli di 5. Se un numero primo è meglio.
Mera, ingiustificata follia.

Mi reco in posta e deliro, insieme ad un manipolo di scalmanati tutti rigorosamente meridionali. L'Italia del nord vive sui cittadini del Sud. Ma non lo sa e, a torto, li detesta,

Il giro è sempre il solito e la gente sgorbutica, ma Giuseppe.
Giuseppe Golini mi aspetta tutte le mattine.
Tra le 10:30 e le 11:20 lui mi aspetta affacciato al balcone e finge di accudire i gerani arancioni, in fiore in questi giorni di agosto.

Giuseppe appena mi vede si sbraccia e scende ai piedi della scala D di Via Tito Speri numero 2.
Ha gli occhiali a lenti progressive, la stessa camicia a mezze maniche bianco ghiaccio annodata sotto l'ombelico che lo fa bullo degli anni 50. I pantaloncini sono beige e le pantofole marroni stanno annodate a doppio nastro incrociato sopra al piede.

Ogni volta che scende ridiamo per 5 minuti. Quando ho tempo 7. Mi toglie la posta dalle mani e la mette nel casellario sotto la mia inutile supervisione.

Giuseppe aspetta ogni giorno che io arrivi. Sono il suo unico amico e la moglie lo guarda intenerito dal balcone. Le donne stanno sempre sulle loro.

Ma Giuseppe scende. E ridiamo. Ed io lo sfotto.
Gli dico che la sera la deve smettere di andare a fare gli spoglierelli ed anadare a femmine e tirarsi la troca. Lui ride. E pure io.

Quand'è il momento che me ne vado mi stringe la mano come se la stringono due amici adolescenti e risale. Ed aspetta il giorno dopo.

Io sono felice di fare il postino quando so che Giuseppe mi aspetta.

6.8.08

PorTa(Z)lettere


La signora incarognita del 67 urlava con la bava alla bocca. Roteava le braccia in aria ed aveva chiamato da due giorni il direttore delle poste per lamentarsi.

Intavolò un processo davanti al casellario anonimo all'ombra delle scale. Si costituì parte civile e mi accusò di suonare campanelli senza sufficiente scrupolo e senza spirito si speranzosa attesa.
Nonostante lei fosse stata in casa tutto il giorno io non le avevo bussato
- Le lascio il mio numero. La prossima volta che sarà sola tutto il giorno mi chiama.

La signora incarognita del 67 urlava con la bava alla bocca. Roteava le braccia.
Perché la vita ci aveva fottuti.
Tutti e due.

28.7.08

Gaetano Bresci 29 luglio 1900-2008


Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il re. Ho ucciso un principio

Uccise a Monza, la sera di domenica 29 luglio 1900, sparandogli contro tre colpi di pistola (o quattro, le fonti storiche non concordano), il re d'Italia, Umberto I di Savoia. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese dopo aver assistito a un saggio ginnico cui seguì una premiazione presso la società sportiva Forti e Liberi. L'assassinio, immortalato in una celebre tavola del pittore Achille Beltrame per La Domenica del Corriere, avvenne sotto gli occhi della popolazione festante che salutava il monarca. Bresci si lasciò catturare dal carabiniere Andrea Braggio senza opporre resistenza; e fu lo stesso carabiniere a salvarlo, proteggendolo dal linciaggio a cui stava per essere sottoposto dalla folla inferocita.

Emigrato tempo prima a Paterson (New Jersey, USA), l'anarchico era rientrato appositamente in Italia con il preciso intento di uccidere Umberto I: intendeva così vendicare la strage avvenuta a Milano nel 1898, quando l'esercito guidato dal generale Bava-Beccaris sparò su una folla di manifestanti (il totale dei morti non è mai stato accertato, ma superò sicuramente il centinaio).

Bresci durante il processo

Bresci, difeso dall'avvocato Francesco Saverio Merlino, dopo il rifiuto di Filippo Turati, fu processato per regicidio e condannato a morte, con pena poi commutata in lavori forzati a vita da re Vittorio Emanuele III (fu l'ultimo caso che si ricordi in cui un re d'Italia commutò una pena). Alle ore 12 del 23 gennaio del 1901 dopo un trasferimento via mare sulla nave da guerra Messaggero il Bresci è rinchiuso nel suo ultimo domicilio. Per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili, nel penitenziario di Santo Stefano, presso Ventotene (Isole Ponziane). Il suo numero di matricola è il 515. Indossa la divisa degli ergastolani, con le mostrine nere che indicano i colpevoli dei delitti più gravi. I piedi sono avvinti in catena. Ogni giorno riceve il vitto di spettanza: una gamella di zuppa magra ed una pagnotta. Ha facoltà di acquistare generi alimentari allo spaccio, ma si avvale raramente di questa concessione. Delle sessanta lire depositate presso l'amministrazione dell'ergastolo (e spedite dall' America dalla moglie) riesce a spenderne meno di dieci. Il comportamento del detenuto è giudicato tranquillo, normale. Bresci riceve la visita del cappellano del carcere don Antonio Fasulo, ma rinunzia al conforto della conversazione. Si fa dare una Bibbia, che legge ogni tanto, poi, tra gli scarsi volumi della biblioteca carceraria, sceglie un vocabolario italiano-francese. Lo troverà aperto, quel pomeriggio del 22 maggio 1901 il direttore del carcere venuto a constatare la sua morte.

24.7.08

Matteo 25

Ero nudo e me l'avete messo nel culo,
Ero affamato e mi avete fatto ubriacare,
Avevo sete e mi avete abbuffato di freselle,
innocente e mi avete carcerato.
Mò, ci avete cacato il cazzo.

17.7.08

femmine napoletane

ANSA: Una rissa per contendersi un posto auto per disabili. Le protagoniste sono sette donne, tutte residenti ad Ercolano. Si sono insultate e picchiate, fino a colpire con lanci e pugni anche i carabinieri giunti sul posto per dividerle. Ora sono tutte accusate di rissa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Arrestate dai carabinieri di Torre del Greco in flagranza di reato, sono in attesa di essere giudicate per rito direttissimo.

Dopo essere state bloccate, le donne sono state trasportate all'ospedale Maresca di Torre del Greco per lievi escoriazioni.

16.7.08

ArTaZ #1: Quinto Livello Metalmeccanico

Titolo: Quinto Livello Metalmeccanico
Data: 16 luglio 2008
Tecnica: Acrilico su cartone telato
Dimensioni: 35x50cm

Ingenuità (autocritica):
  1. Pennello troppo grande
  2. Tavola troppo piccola
  3. Troppo rosso dominante
Propositi: Da rifare con accorgimenti e colori nuovi.
Voto: At vous

11.7.08

Gravità

Dopo Fisica1, comprai una pala e cominciai a scavare nel giardino un fosso.
Non ricordo quanti anni contai fino a che il mio ombelico coincidesse col centro di massa del pianeta.

Nel vano tentativo d'implodere, deluso, sputai addosso alle congetture.
E risalii in superficie e niente fu più come prima, tranne la questione della gravità e la gravità della questione.

- Femmina.
- Maschio... dimmi.
- Potrei schematizzare tutto il corpo tuo come un'unico punto e sai dov'è la fregatura?
- Dove?
- Che non sarebbe mai il tuo punto G.