Il potere esecutivo è inutile.
Il potere legislativo non legifera in favore dei cittadini.
Il potere di controllo degli organi competenti è fallace.
L'unica ancora di salvezza i cittadini la mettono nelle mani di una magistratura che, si spera, distrugga la politica becera.
Ma la magistratura italiana è sempre più controllata.
La nazione è al collasso sociale, giuridico, legislativo, esecutivo, culturale, scolastico e soprattutto LAVORATIVO.
Non c'è futuro per nessuno.
E ricordo la scena finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti.
4.10.07
3.10.07
Università Italiana
Taz: Si?
Stronzo: Taz, venga nel mio studio. Subito.
Taz: Buongiorno.
Stronzo: Quale buongiorno?
(Taz guarda fuori dalla finestra)
Stronzo: Hai stampato tu l'orario delle lezioni del laboratorio di teledidattica?
Taz: Ovvio.
Stronzo: Non è ovvio un cazzo.
Taz: Ovvio.
Stronzo: Chi ha deciso che i corsi cominciano martedì!? E chi ha deciso quante ore devo fare!? E chi ha deciso che finiscono il 12 novembre!?!?
Taz: Il prof. Salvemini.
Stronzo: MA CHI È? VOGLIO SAPERE CHI CAZZO È IL SIGNOR SALVEMINI!!!? CHI CAZZO È?
(Salvemini, dal suo studio a 500mt di distanza sente ed arriva in 3 millisecondi. Cacato sotto)
Salvemini: Professore?
Stronzo: Salvemini, LEI NON COMANDA UN CAZZO!!! QUÌ CHI DECIDE SONO IO! SONO STATO CHIARO?
(Salvemini trema)
Stronzo: SONO STATO CHIARO, PORCO DIO? LEI NON COMANDA UN CAZZO!
Salvemini: Ma i ragazzi non ci sono, ci sono altri corsi che si accavallerebbero. È l'unico orario possibile.
Stronzo: LA POSSIBILITÀ UNICA SONO IO! E IL CORSO LO STABILISCO IO! E SE NON VENGONO A LEZIONE LI BOCCIO! O VADANO A FARE NEL CULO DI QUALCHE ALTRO ATENEO, CRISTO SANTO!
Salvemini: (voce tremolante) Va bene...
Stronzo: (sorridendo e con aria distesa) Bene ci siamo chiariti.
Stronzo: (rivolto a Taz) Vai.
Taz: Sono affranto. Ma da quand'è che l'ha sorpresa?
Stronzo: Cosa?
Taz: L'andropausa.
Stronzo: Taz, venga nel mio studio. Subito.
Taz: Buongiorno.
Stronzo: Quale buongiorno?
(Taz guarda fuori dalla finestra)
Stronzo: Hai stampato tu l'orario delle lezioni del laboratorio di teledidattica?
Taz: Ovvio.
Stronzo: Non è ovvio un cazzo.
Taz: Ovvio.
Stronzo: Chi ha deciso che i corsi cominciano martedì!? E chi ha deciso quante ore devo fare!? E chi ha deciso che finiscono il 12 novembre!?!?
Taz: Il prof. Salvemini.
Stronzo: MA CHI È? VOGLIO SAPERE CHI CAZZO È IL SIGNOR SALVEMINI!!!? CHI CAZZO È?
(Salvemini, dal suo studio a 500mt di distanza sente ed arriva in 3 millisecondi. Cacato sotto)
Salvemini: Professore?
Stronzo: Salvemini, LEI NON COMANDA UN CAZZO!!! QUÌ CHI DECIDE SONO IO! SONO STATO CHIARO?
(Salvemini trema)
Stronzo: SONO STATO CHIARO, PORCO DIO? LEI NON COMANDA UN CAZZO!
Salvemini: Ma i ragazzi non ci sono, ci sono altri corsi che si accavallerebbero. È l'unico orario possibile.
Stronzo: LA POSSIBILITÀ UNICA SONO IO! E IL CORSO LO STABILISCO IO! E SE NON VENGONO A LEZIONE LI BOCCIO! O VADANO A FARE NEL CULO DI QUALCHE ALTRO ATENEO, CRISTO SANTO!
Salvemini: (voce tremolante) Va bene...
Stronzo: (sorridendo e con aria distesa) Bene ci siamo chiariti.
Stronzo: (rivolto a Taz) Vai.
Taz: Sono affranto. Ma da quand'è che l'ha sorpresa?
Stronzo: Cosa?
Taz: L'andropausa.
25.9.07
Cristo Re
Gesù, anche lui, nella sua vita non è andato a faticare nemmeno un giorno.
Faceva il mantenuto sulle spalle di Giuseppe San che non avvinceva.
È da giugno che lavoro e non mi hanno pagato.
Quando vi parleranno di lavoro, chiunque sia cazzo, prima vi faccia scrivere su carta intestata le sue intenzioni sottoscritte da entrambi.
In questo mondo di merda la fiducia non esiste e non và data: figli di puttana, dobbiamo galoppare il denaro.
Prima i soldi e poi il resto.
Perché la libertà non è come ci raccontano la notte mentre succhiamo le tette delle utopie.
La libertà è potere d'acquisto.
Per il resto puoi anche urlare e saltare o decidere di farti una sega: quella non è libertà. Sarà sempre solo surrogato di biologie parallele.
Il lavoro non esiste.
E l'Italia è un Regno al collasso.
Faceva il mantenuto sulle spalle di Giuseppe San che non avvinceva.
È da giugno che lavoro e non mi hanno pagato.
Quando vi parleranno di lavoro, chiunque sia cazzo, prima vi faccia scrivere su carta intestata le sue intenzioni sottoscritte da entrambi.
In questo mondo di merda la fiducia non esiste e non và data: figli di puttana, dobbiamo galoppare il denaro.
Prima i soldi e poi il resto.
Perché la libertà non è come ci raccontano la notte mentre succhiamo le tette delle utopie.
La libertà è potere d'acquisto.
Per il resto puoi anche urlare e saltare o decidere di farti una sega: quella non è libertà. Sarà sempre solo surrogato di biologie parallele.
Il lavoro non esiste.
E l'Italia è un Regno al collasso.
6.9.07
Manifesto dell'odio
C'è mica più bisogno di nasconderlo al rampante “costumatismo” dei democratici cittadini globali. Altro non sono, quelle a venire, che parole di un democratico villano del Sud.
C'è bisogno di esprimere tutto il rancore, esigenza di esternare l'insopprimibile senso di ripudio, di astio, di vergognosa malcelata ostilità.
C'è bisogno di esprimere tutto il rancore, esigenza di esternare l'insopprimibile senso di ripudio, di astio, di vergognosa malcelata ostilità.
C'è bisogno d'interrompere le forme di dialogo e di riprendere nelle mani il pugno della controversia irrisolvibile, della questione abbandonata.
Vi odio per il tasso di mercurio e le vernici tossiche che alimentano i vegetali che riempiono i ventri delle nostre vacche; vi odio per i provvedimenti del terremoto dell'80 e per quanto ne avete divorato.
Vi odio per il tasso tumorale quintuplicato che ci donate ogni giorno, per l'aria malsana che respiriamo. Vi odio per le strade perdute, disperse, allagate, frantumate, sotterrate, atterrate con le nostre coscienze sociali.
Vi odio per i vostri becchi di corvi che gracchiano e punzecchiano membra di fetide genti divelte: carcasse di bestie in sovrabbondanza spasimanti e dispersi lungo terra arsa di sole.
Vi odio per le scuole scassate, i muri scritti, le palestre inesistenti. Vi odio per i centri sociali negati, per il verde pubblico donato agli assessori.
Vi odio per le innumerevoli promesse fatte ai creduloni inetti, per i concorsi che truccate, per i posti che spartite con i cammorristi. Vi odio per i camorristi che ospitate nel vostro covo democratico ed a cui affidate ruoli di antimafia. Vi odio per Andreotti ancora al senato che può decidere la fiducia al governo. Vi odio per le vosre leggi inutili, per l'impunità dei potenti e la certezza della pena per gli stupidi.
Vi odio per l'economia che state finendo di mettere appunto, eretta su solide fondamenta belle salde sui binari della speculazione finanziaria dove viaggia.
Vi odio per l'alto tasso di fame, disoccupazione e miseria in cui ci tenete, ed attraverso il quale ripagate il lustro delle zone migliori: fiori all'occhiello che crescono ed evolvono sulle nostre facce, sui piedi che strusciano sulle gote nostre sfregiate di ferite ricolme di larve.
Vi odio per il lavoro in cambio di niente a cui ci costringete e per le vostre leggi che tutelano il disagio. Per la scuola che non insegna, l'università che ci fa succhiare alle mammelle delle chimere e il lavoro che divarica i nostri deretani discriminando, per rigorosi motivi etici e democratici, qualsivoglia lubrificante: La chiesa sarebbe contraria. E Biagi è un martire del lavoro.
Vi odio perché ci costringete ogni giorno a non fidarci dei morti di fame come noi, perché ci spingete ad odiarci come cagne assetate di cibo con la testa dinanzi alla stessa scodella. Vi odio perché ci avete strappato l'idea della famiglia che democraticamente tutelate e sponsorizzate con i vostri amici preti, perché ci costringete ad essere fidanzati fino a 50 anni negandoci perfino un patto civile tra bastardi schifosi in cerca di reciproca solidarietà.
Vi odio per i vostri bidé di solidarietà. Per i vostri pediluvi di pace. Per le vostre palle al vento e le nostre mamme bianche e povere e calve.
Vi odio per il pane aumentato del doppio in 2 giorni, per le elezioni, per i partiti.
Ma, soprattutto, odio quelle odiosissime cravatte a pois.
Il vostro buongusto è morto con l'irrealizzato sogno circa la vostra amichetta delle medie che puntualmente ve la negò.
Vi odio: ridicoli stereotipi di macho, vecchi anchilosati idioti.
29.8.07
delle relazioni amorose
(Assioma)
Ci sono 3 elementi: A, B e C.
A ama B.
B ama C.
(Spiegazione)
Così che A ama, ma non è corrisposto.
B ama A e, a sua volta non è corrisposto. Si sente tuttavia in colpa per lo spreco d'amore di A: egli stesso è consapevole del dolore della sofferenza del non essere amati.
C è amato ma non ama e, soprattutto, ignora A che lo odia in quanto gli ruba tutto l'amore di B.
Ci sono 3 elementi: A, B e C.
A ama B.
B ama C.
(Spiegazione)
Così che A ama, ma non è corrisposto.
B ama A e, a sua volta non è corrisposto. Si sente tuttavia in colpa per lo spreco d'amore di A: egli stesso è consapevole del dolore della sofferenza del non essere amati.
C è amato ma non ama e, soprattutto, ignora A che lo odia in quanto gli ruba tutto l'amore di B.
7.8.07
Libbro - ver. 1.0beta

È finito.
Sillba più, monosillabo meno.
Due anni di salubre narrativa escono, insieme a molti inediti: raccolti_organizzati_rielaborati nel testo:
"Ossido di niente"Chi ne desiderasse copia elettronica può chiedermela:
- aggiungendomi a MSN ( louis_ferdinand@hotmail.it )
- scrivendomi una mail ( diavoletto.taz@gmail.com )
Se siete femmine... sfilatevi le mutande.
Sono un artista. Cazzo.
19.7.07
estate duemilasette
Melania ieri sera era spudoratamente arrapata.
Ribadiva, ogni 4 parole, che lei andrà in vacanza per fottere.
A una certa età fottere è tutto.
La vita c'ha disilluso.
Ribadiva, ogni 4 parole, che lei andrà in vacanza per fottere.
A una certa età fottere è tutto.
La vita c'ha disilluso.
9.7.07
Armonie

Spingerei questi tasti, su cui muoiono i miei polpastrelli, come martelletti d'un pianoforte.
Trasformarei interi periodi grammaticali in armonie. Scritte in accordi, rumori in pizzichi di corde.
E vorrei che tutti questi caratteri scomparissero per sputare fuori da quanto scrivo l'essenza stesse della parole e lasciarle naufragare in un vuoto surreale fino a farle diventare musica. Una graduale inesorabile destrutturazione logica. Una corrosione del senso pragmatico. Una mutazione armonica.
Armonia senza pretesa saggistica.
Senz'ambizione narrativa.
Urla d'amore dell'amore che ha finito le parole.
Bestemmie di un blasfemo che ha finito i santi.
E sputerei sull'ammasso insalubre di carcasse di sintassi. Su questa catasta di connessioni. Su quest'amalgama di rottami letterari fino a, come nella genesi, sentirmi DIO che dà vita ad una fottuta mistura. Che non resti terra e acqua. Carta e inchiostro. Elettrone e fosforo. Impulso e cristallo liquido.
E come da un sogno mi leverei a non sentire più parole d'addio, ma armonie che evochino infantili sensazioni d'abbandono.
Percepirei il fascino del silenzio soppiantare gl'inutili discorsi.
E per tutti: doti compositive al posto dello sforzo dell'alfabetizzazione.
Opere al posto di parole d'amore.
Tuoni invece che rabbia.
Rombi e rumore di pioggia colonna sonora d'impetuose passioni.
Stracciare via alla realtà il peso dell'ineluttibilità delle parole e lasciarsi la leggerezza delle sensazioni.
Vivere nell'armonia dell'essere e sciogliersi l'anima nell'aria.
Ma io sono un fottuto ingegnere.
E queste restano vergognose parole.
Parole che manco dio ha saputo trasformare in armonia.
Che ci tolga le parole dio, e ci regali armonia.
Trasformarei interi periodi grammaticali in armonie. Scritte in accordi, rumori in pizzichi di corde.
E vorrei che tutti questi caratteri scomparissero per sputare fuori da quanto scrivo l'essenza stesse della parole e lasciarle naufragare in un vuoto surreale fino a farle diventare musica. Una graduale inesorabile destrutturazione logica. Una corrosione del senso pragmatico. Una mutazione armonica.
Armonia senza pretesa saggistica.
Senz'ambizione narrativa.
Urla d'amore dell'amore che ha finito le parole.
Bestemmie di un blasfemo che ha finito i santi.
E sputerei sull'ammasso insalubre di carcasse di sintassi. Su questa catasta di connessioni. Su quest'amalgama di rottami letterari fino a, come nella genesi, sentirmi DIO che dà vita ad una fottuta mistura. Che non resti terra e acqua. Carta e inchiostro. Elettrone e fosforo. Impulso e cristallo liquido.
E come da un sogno mi leverei a non sentire più parole d'addio, ma armonie che evochino infantili sensazioni d'abbandono.
Percepirei il fascino del silenzio soppiantare gl'inutili discorsi.
E per tutti: doti compositive al posto dello sforzo dell'alfabetizzazione.
Opere al posto di parole d'amore.
Tuoni invece che rabbia.
Rombi e rumore di pioggia colonna sonora d'impetuose passioni.
Stracciare via alla realtà il peso dell'ineluttibilità delle parole e lasciarsi la leggerezza delle sensazioni.
Vivere nell'armonia dell'essere e sciogliersi l'anima nell'aria.
Ma io sono un fottuto ingegnere.
E queste restano vergognose parole.
Parole che manco dio ha saputo trasformare in armonia.
Che ci tolga le parole dio, e ci regali armonia.
4.7.07
Della scuola e del Sud
Questo è l'ultimo anno che assumono nella scuola. Assorbimento dei precari.
Le prossime assunzioni saranno nel 2013 con CONCORSO PUBBLICO
Al Sud si stanno organizzando.
E se la camorra si organizza. Significa che lo Stato ha già comunicato.
Ha già fatto i patti.
Che ingenua domanda.
Immagina. Hai 33 anni e sei disparato. Maschio o femmina. Sei nel Sud.
Gli amici, l'amore, la famiglia, la terra maledetta e tutte le puttanate di cui ti sei riempito la vita al sud.
Sei disposta a tutto ma vuoi smettere di sentirti inutile, infelice, povera e frustrata.
Ma non entrerai mai.
Nonostante sei bravissima e preparatissima e un genio.
Allora disperata bussi ad un cancello incastrato tra mura di cinta di cementarmato e sorvegliato a circuitochiuso.
Il tempo di bussare e vedi che i tuoi desideri democratici sono 8mila euro + 5 voti per le elezioni.
E se non voti loro lo sanno.
E sanno sempre come fartela pagare.
Ecco cosa gliene viene alla camorra.
E lo stato ha già deciso. Ma non da solo. Con loro.
La scuola era meritocratica, un pò.
Ma la meritocrazia và abolita in Italia.
L'hanno deciso le massonerie a cui affieriscono anche i clan.
Questa è la realtà. L'unica che conta.
Il resto sono KINDERBUENO e PERIZOMINI per un'estate a mare che pochi ancora possono permettersi.
Quì lo noti il marcio, o ti assuefai e fai finta di non vederlo più, come l'immondizia nelle strade.
Nei posti in cui un aperitivo si può bere con serenità, il peso del mondo non si sentirà mai. Tutto scivolerà nelle gole. Leggero.
Le prossime assunzioni saranno nel 2013 con CONCORSO PUBBLICO
Al Sud si stanno organizzando.
E se la camorra si organizza. Significa che lo Stato ha già comunicato.
Ha già fatto i patti.
- Che gliene viene alla camorra di dare un posto ad un insegnante?
Che ingenua domanda.
Immagina. Hai 33 anni e sei disparato. Maschio o femmina. Sei nel Sud.
Gli amici, l'amore, la famiglia, la terra maledetta e tutte le puttanate di cui ti sei riempito la vita al sud.
Sei disposta a tutto ma vuoi smettere di sentirti inutile, infelice, povera e frustrata.
Ma non entrerai mai.
Nonostante sei bravissima e preparatissima e un genio.
Allora disperata bussi ad un cancello incastrato tra mura di cinta di cementarmato e sorvegliato a circuitochiuso.
Il tempo di bussare e vedi che i tuoi desideri democratici sono 8mila euro + 5 voti per le elezioni.
E se non voti loro lo sanno.
E sanno sempre come fartela pagare.
Ecco cosa gliene viene alla camorra.
E lo stato ha già deciso. Ma non da solo. Con loro.
La scuola era meritocratica, un pò.
Ma la meritocrazia và abolita in Italia.
L'hanno deciso le massonerie a cui affieriscono anche i clan.
Questa è la realtà. L'unica che conta.
Il resto sono KINDERBUENO e PERIZOMINI per un'estate a mare che pochi ancora possono permettersi.
- Mi schiaccia il tuo vedere il marcio ovunque.
Quì lo noti il marcio, o ti assuefai e fai finta di non vederlo più, come l'immondizia nelle strade.
Nei posti in cui un aperitivo si può bere con serenità, il peso del mondo non si sentirà mai. Tutto scivolerà nelle gole. Leggero.
E ti vengo a cercare
"Questo secolo ormai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà."
F. Battiato - E ti vengo a cercare
1.7.07
Gaia

Alle 9.57 arrivava l'intercity. Quando arrivava.
Le carrozze erano quelle centrali. Sempre.
Tra le mani di Eleonora c'era sempre un pensiero. Generalmente molto romantico.
Le mie erano generalmente vuote in attesa di riempirsi di lei.
Il saluto ed il "come stai" assumevano l'aspetto di un superfluo convenevole di "bon ton" che si traduceva metafisicamente in una specie di riappacificazione delle reciproche anime.
Generalmente il bagno era il primo che capitava.
I bagni degli intercity hanno i vetri bianchi traslucidi, sono rumorosi e, di mattina, non fanno troppo schifo. C'è sempre uno specchio di fronte e sono molto larghi. Abbastanza larghi da ospitarci entrambi.
Abbastanza spazio per spogliarsi e fare tutto, lì, in cesso che diventava stanza; nello sbattimento di ferraglie che diventava sinfonia. Nelle mie mani che diventavano avide; nella sua bocca sporca di sperma.
Il supplemento business class lo rubai un giorno dalle mani di una fata finita davanti ai miei piedi per caso.
Eleonora aveva i capelli ricci, riccissimi. Duri, spessi, vorticosi, larghi. Una chioma che contornava un viso largo ma delineato, ricoperto di pellaccia dura e setosa come i petali dei garofani.
La mandibola un pò allungata.
Eleonora aveva gli occhi marroni. Marroni come il legno dele querce, delle sequoie, del mogano. Dei pioppi. E più esplodeva di piacere più erano marroni, più erano grandi.
Le mani di Eleonora erano tozzette e mai che avesse avuto un polso libero. Bracciali di perline infilate a mano, peperoncini rossi che sembravano corni. Al collo sempre un nuovo ciondolo. La bocca sempre la stessa e, credetemi, che bocca. Cazzo.
Il letto non lo ricordo, e di tutti i vestiti di Eleonora ricordo solo una specie di scarpe bianche.
Della stanza non ricordo niente, ma il vento spingeva dentro le tende bianche sopra le finestre spalancate.
La stanza era soffocata di una luce meravigliosa e rossastra, screziata di giallo. I palazzi intorno erano di una delizia disarmante. Di fronte c'erano tegole rimosse e un comignolo dove dei gabbiani avevano deciso di trasferirsi da poco. Credo non pagassero l'affito nell'anarchica libertà che li dominava.
Le parole si dilatavano, i veli espandevano, i corpi esplodevano. E non ricordo cosa successe prima, o cosa successe poi ma c'eano delle gambe.
Ed un culo poggiato su un davanzale che parlava ad un telefono e la sua voce sorrideva.
Si poeva pensare di stare facendo l'amore anche solo ascoltandola.
Si accostò al eltto e deci si di tirarle via i vestiti e legarle le mani al letto. Decisi di tirarle via le mutande e morderle le labbra. Di strappale i capelli mentre il mio corpo spingeva contro il suo e le mie palle sbatteano sull'orifizio del suo fondoschiena.
E non capii mai dov'è che finivano i miei occhi e cominciavano i suoi, o dove le mie mani finivano e cominciavano i soi capelli. Ero io i suoi capelli e le sue mani e lei era i miei desideri.
Il corpo suo era sparso su lnzuola bianche: membra distese a celebrazione del mio piacere, della vita che urlava impazzita nelle bocche dei gabbiani.
Le spinte pelviche erano vento che muoveva le tende; sole che batteva sul mondo; sperma che, come sudore, grondava dovunque.
Le sue urla di piacere ed il suo singhiozzo erano il mugolio delle onde di notte: incastrate come carcasse tra gli anfratti e la battigia.
Le sue mani scavavano la mia carne e i miei denti aprivano sanguinanti feritoie lungo la sua schiena, sulle sue spalle, sulle meravigliose pacche di un culo che il mondo ha raramente apprezzato in milioni di anni.
E i graffi e il rossore e la forza erano espressione di una voglia di morire di un morte di transito verso l'infinito.
Ogni goccia di sangue un urlo. Violenta passione sfogava, emergeva. Come bestia in gabbia, come assetato che martella nel terreno certo dell'acqua che c'è sotto...
Rabdomanti di piacere infinito, eternamente in cerca e mai sazi.
E piacere. Piacere a quintali, a tonnelate, a metri cubi.
Ne bevevano e le facce, i peli, le unghie. Pieni. Saturi.
Bocche costantemente spalancate a mordere l'anime che grugnivano come maiali nel letamaio immenso della nostra passione clandestina.
Ma il tempo, il fottuto tempo ci fregò sotto la doccia.
E poi non ricordo che una corsa con la mano stretta nella sua, ed un altro treno.
E lancette che scandivano una fine.
E non ricordo quanto viaggiai.
Non ricordo quanto le scrissi.
Non ricordo niente.
E il ricordo della fine digrignava i denti a volerla aggredire, la fine.
Ma il tempo aggredisce il ricordo che mi consuma, lasciandomi addosso la vergognosa voglia di dimenticare.
Le carrozze erano quelle centrali. Sempre.
Tra le mani di Eleonora c'era sempre un pensiero. Generalmente molto romantico.
Le mie erano generalmente vuote in attesa di riempirsi di lei.
Il saluto ed il "come stai" assumevano l'aspetto di un superfluo convenevole di "bon ton" che si traduceva metafisicamente in una specie di riappacificazione delle reciproche anime.
Generalmente il bagno era il primo che capitava.
I bagni degli intercity hanno i vetri bianchi traslucidi, sono rumorosi e, di mattina, non fanno troppo schifo. C'è sempre uno specchio di fronte e sono molto larghi. Abbastanza larghi da ospitarci entrambi.
Abbastanza spazio per spogliarsi e fare tutto, lì, in cesso che diventava stanza; nello sbattimento di ferraglie che diventava sinfonia. Nelle mie mani che diventavano avide; nella sua bocca sporca di sperma.
Il supplemento business class lo rubai un giorno dalle mani di una fata finita davanti ai miei piedi per caso.
Eleonora aveva i capelli ricci, riccissimi. Duri, spessi, vorticosi, larghi. Una chioma che contornava un viso largo ma delineato, ricoperto di pellaccia dura e setosa come i petali dei garofani.
La mandibola un pò allungata.
Eleonora aveva gli occhi marroni. Marroni come il legno dele querce, delle sequoie, del mogano. Dei pioppi. E più esplodeva di piacere più erano marroni, più erano grandi.
Le mani di Eleonora erano tozzette e mai che avesse avuto un polso libero. Bracciali di perline infilate a mano, peperoncini rossi che sembravano corni. Al collo sempre un nuovo ciondolo. La bocca sempre la stessa e, credetemi, che bocca. Cazzo.
- Nader! ...Taz.
- Bussa da Roberto.
[...]
- Roberto? ... Taz.
- Taz! Gaia v'aspetta.
[...]
- Gaia?
- Taz ed Eleonora. La moglie mi diceva che lei ricordava una cantante rumena di qualche anno fa, tu invece molto... molto...
arrossisce un po'
-...maschio. Vi ho riconosciuto subito. Ecco. Questa, oggi, è casa vostra.
Il letto non lo ricordo, e di tutti i vestiti di Eleonora ricordo solo una specie di scarpe bianche.
Della stanza non ricordo niente, ma il vento spingeva dentro le tende bianche sopra le finestre spalancate.
La stanza era soffocata di una luce meravigliosa e rossastra, screziata di giallo. I palazzi intorno erano di una delizia disarmante. Di fronte c'erano tegole rimosse e un comignolo dove dei gabbiani avevano deciso di trasferirsi da poco. Credo non pagassero l'affito nell'anarchica libertà che li dominava.
Le parole si dilatavano, i veli espandevano, i corpi esplodevano. E non ricordo cosa successe prima, o cosa successe poi ma c'eano delle gambe.
Ed un culo poggiato su un davanzale che parlava ad un telefono e la sua voce sorrideva.
Si poeva pensare di stare facendo l'amore anche solo ascoltandola.
Si accostò al eltto e deci si di tirarle via i vestiti e legarle le mani al letto. Decisi di tirarle via le mutande e morderle le labbra. Di strappale i capelli mentre il mio corpo spingeva contro il suo e le mie palle sbatteano sull'orifizio del suo fondoschiena.
E non capii mai dov'è che finivano i miei occhi e cominciavano i suoi, o dove le mie mani finivano e cominciavano i soi capelli. Ero io i suoi capelli e le sue mani e lei era i miei desideri.
Il corpo suo era sparso su lnzuola bianche: membra distese a celebrazione del mio piacere, della vita che urlava impazzita nelle bocche dei gabbiani.
Le spinte pelviche erano vento che muoveva le tende; sole che batteva sul mondo; sperma che, come sudore, grondava dovunque.
Le sue urla di piacere ed il suo singhiozzo erano il mugolio delle onde di notte: incastrate come carcasse tra gli anfratti e la battigia.
Le sue mani scavavano la mia carne e i miei denti aprivano sanguinanti feritoie lungo la sua schiena, sulle sue spalle, sulle meravigliose pacche di un culo che il mondo ha raramente apprezzato in milioni di anni.
E i graffi e il rossore e la forza erano espressione di una voglia di morire di un morte di transito verso l'infinito.
Ogni goccia di sangue un urlo. Violenta passione sfogava, emergeva. Come bestia in gabbia, come assetato che martella nel terreno certo dell'acqua che c'è sotto...
Rabdomanti di piacere infinito, eternamente in cerca e mai sazi.
E piacere. Piacere a quintali, a tonnelate, a metri cubi.
Ne bevevano e le facce, i peli, le unghie. Pieni. Saturi.
Bocche costantemente spalancate a mordere l'anime che grugnivano come maiali nel letamaio immenso della nostra passione clandestina.
Ma il tempo, il fottuto tempo ci fregò sotto la doccia.
E poi non ricordo che una corsa con la mano stretta nella sua, ed un altro treno.
E lancette che scandivano una fine.
E non ricordo quanto viaggiai.
Non ricordo quanto le scrissi.
Non ricordo niente.
E il ricordo della fine digrignava i denti a volerla aggredire, la fine.
Ma il tempo aggredisce il ricordo che mi consuma, lasciandomi addosso la vergognosa voglia di dimenticare.
30.6.07
Annuncio di Lavoro
*Elettronica*
Azienda, leader nel settore, cerca brillante ingegnere neolaureato massimo ventiseienne, bello, superdotato, barba fatta e occhiali dolcegabbana. Esperienza minima quinquennale pregressa. Richiesto master alla Berkley University of California.
Dataentry.
€10-15.000 lordi annui.
Azienda, leader nel settore, cerca brillante ingegnere neolaureato massimo ventiseienne, bello, superdotato, barba fatta e occhiali dolcegabbana. Esperienza minima quinquennale pregressa. Richiesto master alla Berkley University of California.
Dataentry.
€10-15.000 lordi annui.
2° email del boss
Ieri era un fisso più 50 punti percentuale per progetto più una cifra forfettaria per il costo dei trasporti.
Oggi una mail mi ha avvisato che l'accordo è diventato una percentuale imprecisata sui progetti ed il rimborso dei titoli di viaggio effettivi.
Domani è domenica.
Ma lunedì credo che non mi presento.
Oggi una mail mi ha avvisato che l'accordo è diventato una percentuale imprecisata sui progetti ed il rimborso dei titoli di viaggio effettivi.
Domani è domenica.
Ma lunedì credo che non mi presento.
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