31.12.08

Caserta: La città distratta

Il servizio del mio amico Giulio su Caserta nei giorni di Natale dopo il servizio de "Il sole 24 ore".
Che bella Caserta.
http://www.finotti.info/

29.12.08

Dei preti




Daniele Luttazzi - Decameron - 2007
P R O G R A M M A C E N S U R A T O

22.12.08

Auguri di Natale

A natale si fanno gli auguri.

Qualcuno ti abbraccia con la faccia di un padre anche se manco si ricorda il tuo nome.
Qualcuno, esibendo machismo, non ti dà il bacio sulla guancia commentando
- Ja, c'amma fa cu sti bbaci.
Molti si comprano i panni nuovi.
Mia mamma và dal parrucchiere un mese prima per non trovare la fila, se li fa rasare per stare sistemata la sera della cena di Natale.
Qualuno a Natale compra i regali. Qualcuno almeno uno.
In questi giorni di Natale, a Milano, sono sceso a Lambrate.
Lambrate è un po' come Piazza Garibaldi a Napoli. Un po'.
Di fronte a Lambrate ha aperto da qualche mese una rosticceria.
Il primo giorno, la notai.
Il secondo giorno vidi che avevano le pizze farcite a pochissimi soldi. Un sacco di poveracci in fila.
Il terzo giorno c'era la focaccia genovese a 80 centesimi. Due focacce genovesi a 1 euro.
Dal terzo giorno, in qualunque ora passavi fuori alla rosticceria di fronte alla stazione di Lambrate c'era gente con 2 focacce genovesi ferme a mangiarle in ogni dove. L'olio che scorreva, le bave, le mani inzwvate, i biglietti pure. L'olio sui mocassini. Nelle sciarpe.

I giorni poi dentro nella rosticceria comprai 2 focacce genovesi.
I giorni poi incontrai due genovesi senza focacce.
I giorni poi la rosticceria vidi ch'era fatta di un bancone di vetro con le pizze ammassate. Carcasse di carboidrati inzuppate di cose stavano lì a sperciarsi aromi e sapori a vicenda.

Altri giorni poi i celiaci non potevano sostare in piazza.
E poi dietro al bancone c'erano solo donne del sudamerica.
E giorno ancora poi una di queste aveva sviluppato sulle guance un'allergia e scaraventava incazzosa carboidrati dentro una teca vetrosa e traslucida con la scritta "DUE FOCACCE GENOVESI UN EURO".

Il giorno poi vidi che il forno era un forno verticale a 3 piani e il pizzaiolo era un vecchio che non arrivava più a fine mese.
Il vecchio di lambrate aveva un cappellino bianco tipo muratore, una maglietta e le braccia che tremavano quando aveva in mano le teglie. Si muoveva in uno spazio di pochi metri quadrati, massimo 3, e si rigirava a fare in fretta a infornare carboidrati pastosi da cuocere.
Prima d'infornare tirava da sotto al tavolo una pennellessa da imbianchini. Marcata "Cinghiale". Grondande olio.
La pennellessa veniva spinta nell'aria e l'olio si staccava urlando
- ungoooo
e spiaccicandosi sopra i carboidrati conditi-non-cotti-ancora moriva soffocato.

Il giorno dopo il vecchio lavorava ancora lì. Non so per quante ore al giorno.
Non so quante pizze vidi fare in qualche ora. Era una fabbrica.

I giorni dopo i metalmeccanici delle focacce genovesi a un euro in tempi di crisi avevano la faccia trasparente e le mani color stanchezza.
Respiravano olio rarefatto e bevevano carboidrati liquidi.
Toccavano soldi e cibo e olio e acque minerali e birre in offerta.

I giorni dopo comparve la scritta "sempre aperti. Anche tutta la domenica".
Anche la domenica il vecchio col pennello era sempre lui.
E le macchie sulla faccia della ragazzina ecuadoriana erano peggiorate.
Il carattere dei metalmeccanici era più irascibile.
Il padrone nessuno l'aveva mai visto.

I giorni poi il vecchio morì mentre la moglie stava a casa.
Le altre sudamericane non si commossero, ci avevano mica mai parlato.
I precari continuarono a pranzare con doppie focacce genovesi.
Soli albeggiarono e tramontarono.
Tram continuarono a sferragliare sopra i binari incastrati nel catrame.
La pioggia continuò a cadere. La nebbia a coprire lo scuorno.
L'ecuadoriana fu licenziata per la faccia impresentabile dietro un bancone alimentare.
Il padrone andò in vacanza a Sciarmecheic con un paio di puttane, moglie a parte.

Babbo Natale qualche Natale dopo ebbe pena.
E non portò le focacce genovesi a nessuno.

13.12.08

Partito Democratico



Credo che D'Alema abbia fatto il PD per disperazione, ina una specie di successione di eventi. In un'ira contro l'italiano. Credo che sia un cinico esperimento di chi vuole capire quando cazzone è un italiano che si dice di sinistra.

E D'Alema dimostrerà che un cazzone di sinistra può essere portato dal PC alla PPE con un guadagno di elettorato del 40%.

5.12.08

Colloqui (2)

- "Qual è il suo sogno nel cassetto, signor TaZ ?"
- "Veramente ne avrei uno nella mutanda..."

2.12.08

Una nera


Cammino sulo sulo
mmiezo a' via
a foglia a foglia
scoppio e ' malincunia.

Ma poò l'aria se frive
e a' capa mia se gira.

Nu piscione ca manche Ddio po' 'mmaginà
Ogne bianche e carna nera:
mammia!
Je a chesta m'a' vurria spusà.

A' guardo e arrizzo.
Essa guarda e' rire,
'nzò fa passà po' cazzo.

Po' me rice
"Che cappiello!
Anniente anniente me facite chistu dono?"

"Signurì ma vuje pazziate
pe na' zizza tosta
v'avessa dà o' cappielle
e ve ne jate?

Ata struscià ccà 'nterra
m'ata magnà e' ccervella.

m'avità allecca e' ppalle
adda murì a' luce e' stà lanterna."

"Ma che ve chiavate 'ncap?
Abbastasse nu cappiello!"

Me girai e sputaje 'nterra.
"O' campà,
ché cazz e' guerra."

19.11.08

12.11.08

La beffa

E' nella notte dei tempi che sono stato beffato.
Perché io, a una così, non me la chiaverò. Mai.

5.11.08

Storiografia di un Fallimento

Tengo 28 anni. E sarei un ingegnere.
Negli ultimi 2 anni non ho trovato lavoro.
O forse 2. Si 2.
Al primo mi assunsero dopo 9 mesi dalla laurea.
Poi mi licenziai dopo 8-9 mesi perché il tizio mi vessava in continuazione.
Poi andai a fare il postino e mi dissi che qualcosa lo avrei trovato... checcazzo!
E dopo 4 mesi l'unica cosa che ho trovato è un posto come PROGRAMMATORE in una nota MULTINAZIONALE del codice.
Adesso vado a un corso, insieme a dei diplomati. E sto lì a scrivere codice.
E non sono per niente bravo a scrivere codice.
Io cerco le soluzioni originali.
Loro quelle scontate e veloci.
Nell'economia io non sono nessuno.
Loro sono tutto.
La mia laurea non vale niente. Vale meno della loro innata capacità di programmare.
D'altronde è giusto. E' giusto che io vada...

E cos'altro ho trovato.
Niente.
Un lavoro a 3 mesi in un posto che avrei dovuto comprare la macchina... e i soldi per la macchina?
O in un altro posto nonsoddove in Piemonte.
Due anni.

Adesso faccio il corso per farmi assumere a fare il programmatore.
Mi daranno 600 euro per natale. Poi 400 euro a fine gennaio.
Poi forse a febbraio mi assumono.
I primi soldi li vedrò a marzo.
A Milano le case che si trovano a poco sono con molta gente, troppa.
Tutta gente che generalmente è infastidita dal fatto che tu porti a casa qualcuno con cui scopare.
O un amico a cena o a dormire.
E i soldi fino a marzo dove li prendo?
E perché devo programmare?
E io? Non sono povero? Dov'è una piccola stanza decente per me a un prezzo decente?

E i preservativi. Quanto costano i preservativi?
Per farmi le analisi sono diventato donatore all'AVIS.

Ecco forse il riassunto della questione è questo:
Mi chiamo Ferdinando.
Ho 28 anni.
Non ho una casa, non ho un soldo, Non ho un lavoro.
Ah si, ce l'ho.
Non so cosa farò il prossimo mese ed ho una laurea che se la strappi, da dentro ci esce il sangue e il sudore di mio padre mischiato al mio sudore.
Vivo solo e non ho neanche una donna.
I soldi per la birra oggi non ci sono usciti.

Ma adesso anche io ho sonno.
Buonanotte.

29.10.08

Maicrosoft

"Windows 7 non è altro che un Windows Vista che funziona"
Steve Ballmer

24.10.08

Il ministero della verità


Silvio Berlusconi - Roma - 23 ottobre 2008


"Non ho mai detto nè pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà"
Silvio Berlusconi - Pechino - 24 ottobre 2008

7.10.08

sette ottobre

Linux ha compiuto 17 anni. Che promettente adolescente.

Paolo Conte ha messo sul piatto d'argento il suo ultimo disco. La prima nazionale sarà a Milano il 14. Che promettente adolescente.

Vinicio Capossela. Anche lui ha pubblicato il suo ultimo lavoro. Che promettente adolescente.

E mi sono chiesto che cosa sono.
Che promettente adolescente!

2.10.08

Democrazia Italiana

Siamo ai piedi di Pilato.
E Pilato si è appena spontato la vrachetta.

28.9.08

19.9.08

Colloqui

Gentile Ingegner TaZ,
Le confermo l’appuntamento con il Signor Bisaschi presso il nostro ufficio di Fidenza (PR) Via B***, 67 per Lunedì 29 Settembre alle ore 17.00.
Cordiali saluti.
Cristina ***
Negri & Associati
Tel. ****
---
Carissima signora Cristina,

io sono un ingegnere elettronico e sono il responsabile tecnico di una consociata della BOSCH.
Lei vuole che io venga presso il Vostro studio a presentarmi e a dimostrarle che non mi metto le dita nel naso, che vado dal barbiere, che sono in grado di radermi ed ho dei vestiti davvero apprezzabili. Alcuni pretendono anche si narri del proprio CV in maniera idilliaca.

Alla fine del tutto vi reputerete in grado di stilare "La rosa" di candidati da presentare all'azienda interessata.

In quanto alla selezione, sapendo che voi la operate in seno a criteri meritocratici e scientificamente validi, sceglierete chi può garantirvi un CV adeguato.

Siccome, rispettando moltissimo il vostro nobile lavoro, credo che venire a Fidenza a parlare di ingegneria elettronica con Voi sia una mera perdita di tempo (che non ho da offrire) e che il CV non cambi qualora venissi a recitarvelo dal vivo nella massima compostezza, aspetto di essere da voi contattato solo per colloqui diretti con l'azienda.

Saluti
Ing. TaZ

3.9.08

il cardiochirurgo

Ora che sono grande, se fossi un ragazzo, sceglierei di fare il cardiochirurgo per mettere, fino alla mia morte, le mani sul cuore di tutti.

1.9.08

Pignataro





Ch'è stat, ch'è stat!?
Peppe s'è ppicciato.

A' Cupella, a' cavella.
Mannaggiasantella.

A jardin, o' rarone.
Giuvanne Pruvulone.

I vinnul, partignan
na' scorza e' patana.

O' spartimiént, e' qquatto vie
Je... je.

Na' botta. Na' scoppa.
Giorgio Magliocc.

Berlinguer!
Rattàte e' ppalle! Sputate 'nterra!

Nu' rummore luntano
zitte, e' Lubrano.

Doje bbotte luntano
E' Lubbrano e' Lubbrano.

A' vita mia, a vita toja
e' mmele mie, e' mmele toje.

Nunzo' nisciuno, nunzo' nisciuno.
Alliscene e' ccriature.

Tutte e' spartuto
fino int'o' tavuto.

Stì strade sgummate
Stu core jettato.

Stì case pittate
e' verde stunato.

Stà chiesa caruta,
mmieze a' munnezza sparuta.

Stiì viche mute
Stà Chiesa sturdut

Stu' prufessore r'o' cazz
Stu 'mbruglione e' razz.

N'orologio scassato
e' nu tiempo passato.

Na fotografia a culor
e' na terra a' bianc e nner
Na società tumore
figlia e' na' 'nguacchiera.

E aggia perzo suonne e culore
Nun tenevo che' perde
Niente ponno lloro
pe' chesta terra e' mmerd.

15.8.08

noidue




Ti ho amato
fino a piangere di nascosto
guardando le mani ficcarmisi'n gola
e strappare una ad una
ogni vena
per quanto desiderio mi consumasse.

Ho bramato la tua carne nelle sere di ottobre
nei giorni di novembre
nel ghiaccio di dicembre
nel vento di gennaio
nelle lame di febbraio
nel polline di marzo
nella tiepidità degli aprili
nei maggi che strizzavano vasi sanguigni
nei lugli della postadolescenza e della giovinezza
negli agosti dei nostri lunghi viaggi, dei tuoi onomastici.

Nei settembri profumati di libri ho cercato il non confine
dei nostri corpi
bagnati delle nostre lacrime.

Ed ora che mi sento diverso
mi vedo cosumato.
E mi sento morto.

13.8.08

tredici agosto

I precari sono il tappabuchi di quelli che hanno il posto fisso nelle Poste Italiane.
Appena si chiede un giorno di ferie, il branco a tempo indeterminato assale i precari senza futuro con battutine amichevoli e di finto spirito. Accorpandola a qualche risata fintoironica.

Vergognosa guerra tra morti di fame che si pisciano addosso per mettere il culo nell'acqua al ponte di ferragosto.
E le mogli brontolone sono un fardello troppo grande anche per loro.

7.8.08


Faccio il postino e mi sveglio alle 6:13 minuti. Non ho mai capito da cosa nasce l'esigenza di mettere minuti insignificanti all'ora del risveglio. Generalmente dispari. Generalmente lontani dall'arrotondamento ai multipli di 5. Se un numero primo è meglio.
Mera, ingiustificata follia.

Mi reco in posta e deliro, insieme ad un manipolo di scalmanati tutti rigorosamente meridionali. L'Italia del nord vive sui cittadini del Sud. Ma non lo sa e, a torto, li detesta,

Il giro è sempre il solito e la gente sgorbutica, ma Giuseppe.
Giuseppe Golini mi aspetta tutte le mattine.
Tra le 10:30 e le 11:20 lui mi aspetta affacciato al balcone e finge di accudire i gerani arancioni, in fiore in questi giorni di agosto.

Giuseppe appena mi vede si sbraccia e scende ai piedi della scala D di Via Tito Speri numero 2.
Ha gli occhiali a lenti progressive, la stessa camicia a mezze maniche bianco ghiaccio annodata sotto l'ombelico che lo fa bullo degli anni 50. I pantaloncini sono beige e le pantofole marroni stanno annodate a doppio nastro incrociato sopra al piede.

Ogni volta che scende ridiamo per 5 minuti. Quando ho tempo 7. Mi toglie la posta dalle mani e la mette nel casellario sotto la mia inutile supervisione.

Giuseppe aspetta ogni giorno che io arrivi. Sono il suo unico amico e la moglie lo guarda intenerito dal balcone. Le donne stanno sempre sulle loro.

Ma Giuseppe scende. E ridiamo. Ed io lo sfotto.
Gli dico che la sera la deve smettere di andare a fare gli spoglierelli ed anadare a femmine e tirarsi la troca. Lui ride. E pure io.

Quand'è il momento che me ne vado mi stringe la mano come se la stringono due amici adolescenti e risale. Ed aspetta il giorno dopo.

Io sono felice di fare il postino quando so che Giuseppe mi aspetta.

6.8.08

PorTa(Z)lettere


La signora incarognita del 67 urlava con la bava alla bocca. Roteava le braccia in aria ed aveva chiamato da due giorni il direttore delle poste per lamentarsi.

Intavolò un processo davanti al casellario anonimo all'ombra delle scale. Si costituì parte civile e mi accusò di suonare campanelli senza sufficiente scrupolo e senza spirito si speranzosa attesa.
Nonostante lei fosse stata in casa tutto il giorno io non le avevo bussato
- Le lascio il mio numero. La prossima volta che sarà sola tutto il giorno mi chiama.

La signora incarognita del 67 urlava con la bava alla bocca. Roteava le braccia.
Perché la vita ci aveva fottuti.
Tutti e due.

28.7.08

Gaetano Bresci 29 luglio 1900-2008


Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il re. Ho ucciso un principio

Uccise a Monza, la sera di domenica 29 luglio 1900, sparandogli contro tre colpi di pistola (o quattro, le fonti storiche non concordano), il re d'Italia, Umberto I di Savoia. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese dopo aver assistito a un saggio ginnico cui seguì una premiazione presso la società sportiva Forti e Liberi. L'assassinio, immortalato in una celebre tavola del pittore Achille Beltrame per La Domenica del Corriere, avvenne sotto gli occhi della popolazione festante che salutava il monarca. Bresci si lasciò catturare dal carabiniere Andrea Braggio senza opporre resistenza; e fu lo stesso carabiniere a salvarlo, proteggendolo dal linciaggio a cui stava per essere sottoposto dalla folla inferocita.

Emigrato tempo prima a Paterson (New Jersey, USA), l'anarchico era rientrato appositamente in Italia con il preciso intento di uccidere Umberto I: intendeva così vendicare la strage avvenuta a Milano nel 1898, quando l'esercito guidato dal generale Bava-Beccaris sparò su una folla di manifestanti (il totale dei morti non è mai stato accertato, ma superò sicuramente il centinaio).

Bresci durante il processo

Bresci, difeso dall'avvocato Francesco Saverio Merlino, dopo il rifiuto di Filippo Turati, fu processato per regicidio e condannato a morte, con pena poi commutata in lavori forzati a vita da re Vittorio Emanuele III (fu l'ultimo caso che si ricordi in cui un re d'Italia commutò una pena). Alle ore 12 del 23 gennaio del 1901 dopo un trasferimento via mare sulla nave da guerra Messaggero il Bresci è rinchiuso nel suo ultimo domicilio. Per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili, nel penitenziario di Santo Stefano, presso Ventotene (Isole Ponziane). Il suo numero di matricola è il 515. Indossa la divisa degli ergastolani, con le mostrine nere che indicano i colpevoli dei delitti più gravi. I piedi sono avvinti in catena. Ogni giorno riceve il vitto di spettanza: una gamella di zuppa magra ed una pagnotta. Ha facoltà di acquistare generi alimentari allo spaccio, ma si avvale raramente di questa concessione. Delle sessanta lire depositate presso l'amministrazione dell'ergastolo (e spedite dall' America dalla moglie) riesce a spenderne meno di dieci. Il comportamento del detenuto è giudicato tranquillo, normale. Bresci riceve la visita del cappellano del carcere don Antonio Fasulo, ma rinunzia al conforto della conversazione. Si fa dare una Bibbia, che legge ogni tanto, poi, tra gli scarsi volumi della biblioteca carceraria, sceglie un vocabolario italiano-francese. Lo troverà aperto, quel pomeriggio del 22 maggio 1901 il direttore del carcere venuto a constatare la sua morte.

24.7.08

Matteo 25

Ero nudo e me l'avete messo nel culo,
Ero affamato e mi avete fatto ubriacare,
Avevo sete e mi avete abbuffato di freselle,
innocente e mi avete carcerato.
Mò, ci avete cacato il cazzo.

17.7.08

femmine napoletane

ANSA: Una rissa per contendersi un posto auto per disabili. Le protagoniste sono sette donne, tutte residenti ad Ercolano. Si sono insultate e picchiate, fino a colpire con lanci e pugni anche i carabinieri giunti sul posto per dividerle. Ora sono tutte accusate di rissa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Arrestate dai carabinieri di Torre del Greco in flagranza di reato, sono in attesa di essere giudicate per rito direttissimo.

Dopo essere state bloccate, le donne sono state trasportate all'ospedale Maresca di Torre del Greco per lievi escoriazioni.

16.7.08

ArTaZ #1: Quinto Livello Metalmeccanico

Titolo: Quinto Livello Metalmeccanico
Data: 16 luglio 2008
Tecnica: Acrilico su cartone telato
Dimensioni: 35x50cm

Ingenuità (autocritica):
  1. Pennello troppo grande
  2. Tavola troppo piccola
  3. Troppo rosso dominante
Propositi: Da rifare con accorgimenti e colori nuovi.
Voto: At vous

11.7.08

Gravità

Dopo Fisica1, comprai una pala e cominciai a scavare nel giardino un fosso.
Non ricordo quanti anni contai fino a che il mio ombelico coincidesse col centro di massa del pianeta.

Nel vano tentativo d'implodere, deluso, sputai addosso alle congetture.
E risalii in superficie e niente fu più come prima, tranne la questione della gravità e la gravità della questione.

- Femmina.
- Maschio... dimmi.
- Potrei schematizzare tutto il corpo tuo come un'unico punto e sai dov'è la fregatura?
- Dove?
- Che non sarebbe mai il tuo punto G.

5.7.08

cinque luglio


Dentro a questo giorno caldo
stormito d'insolita frescura
ho sete della carne tua
impacchettata dentro alla seta
liscia
del tuo chimono
rosso.

3.7.08

epilogo


- Un succo di frutta all'arancia.
- Due. Il mio con ghiaccio. Grazie.
- Anche il mio.

- Che bello il mercato. E' un fenomeno sociale senza tempo.
- Si. E' vero. Però il mercato del sabato è meno autentico.
- Dice? Si... troppi colletti bianchi in mezzo alla frutta stonano.
- Mi firma allora?
- Certo che firmo. Togliermi dalle palle la vostra azienda è la mia pace.
- hehehehe
- Che fa? Ride?
- Non posso parlare. In fondo sono ancora un dipendente.
- Beh, ha un futuro!
- Hehehehe potessi me ne andrei in inghilterra.
- Però... a far cosa?
- Pasta asciutta. Quei coglioni degl'inglesi vanno matti per le cazzate italiane. Vorrei una casa in campagna e un cane e... mia moglie.
- Lo faccia.
- Mia moglie non vuole.
- Provi col cane.
- Ci andrò appena finirò di lavorare. Fino alla morte.
- Le auguro che la morte non giochi d'anticipo. Una fine bucolica è anche il mio sogno.
- Lei è un galantuomo.
- Lo so. E per gli scostumati proporrei la violenza fisica quotidiana. Ho incontrato camorristi molto meno scostumati del direttore.
- Hehehehe
- La scostumatezza è una malattia genetica che si manifesta e degenera in assenza di mazzate.
- Pensavo alla sua lettera di dimissioni e a quella indirizzata al direttore.
- E cosa pensava?
- Che lei dovrebbe scrivere un libro.
- Il succo di frutta è finito. Paga lei? (sorrido)
- Bene... il mio numero ce l'ha. Qualunque cosa le occorra mi chiami.
- Lei ha il mio, per qualunque problema mi chiami. Sono meno pasticcione di lei, e più scientifico, quindi potrà chiamarmi per le cose serie.
- Hehehehehe! Arrivederla signor TaZ.
- Arrivederla signor Paolo.
Quella mattina mi sentii leggero come mai.
Montai sul sellino e, specchiandomi nelle pozze d'acqua della dignità, pedalai fino al fondo dell'anima mia.

1.7.08

primo luglio

Quella sera sarei uscito volentieri per una copula.
O, almeno, per un complemento di moto a luogo.

29.6.08

29 giugno

Ribaltare la prospettiva d'interpretazione della realtà.
Rivederla sovvertendo ogni giudizio per approdare ad una chiave di lettura dove il sistema osservato non conserverà nulla se non la sua oggettiva superflua manifestazione.
Solo allora si ha la forza di sbarazzarsene.
Di godere di rinnovata forza.
Di affrontare il tempo che imperterrito si dipana. Con nuovi orizzonti.

26.6.08

Oggi

"Oggi non lavoro, oggi non mi vesto. Resto nudo. E manifesto".

Manifesto - Bandabardò

23.6.08

Mobbing

mob|bing
s.m.inv.
ES ingl.
1 TS etol., l’insieme dei comportamenti aggressivi tipici di alcuni animali, spec. uccelli, nei confronti di un predatore
2 TS psic., sociol., spec. in ambienti di lavoro o comunità, persecuzione ed emarginazione nei confronti di un singolo individuo da parte del gruppo in cui è inserito

20.6.08

Venti Giugno

Quella sera, che fu un pomeriggio, incontrai in una salumeria un suonatore di fagotto che affettava un ettoemmezzo di cotto di Parma in offerta speciale sono centosettantachefacciolascio.

15.6.08

quindici giugno

Quella notte non riuscii a dormire.
Nonostante il freddo inzuppato d'acqua di quel giugno dadimenticare mi ostinavo a dormire in canottiera e a svegliarmi con la schiena indolenzita di freddo ed umidità.

Quella notte sognai di me e di me ancora.
Ed eravamo entrambi nella Fiat Tempra Bianca 1.4 ie targata Viterbo, la mia prima macchina, quella dove scopai la prima volta. Un rottame che non esiste più e tornava dal passato ci ospitava mentre eravamo su una salita e l'altro me guidava.
-Dov'è che vai!? Dove vai?
e cominciò a ridere.
Sentii il male spandersi nell'abitacolo insieme a quella risata che risunava in faccia ai vetri bagnati fi pioggia scrosciante. Il cielo era schiarito sul fondo e si vedeva una luna velata coi contorni colo blu.
- Dove cazzo mi porti, TaZ!!?

Dritti al burrone.

Mi svegliai di soprassalto e, con la paura che trovò un pò di spazio in mezzo ai tremolii di freddo sul groppo della schiena, andai a lavorare anche quel mattino.

Se esiste un dio che giudica alla fine, con asprezza ci giudicherà non per i peccati che abbiamo commesso ma per come abbiamo sprecato la vita.

14.6.08

Onirismo Lettorico

É ufficialmente aperta per voi, cari deplorevoli lettori, la rubrica "Onirismo Lettorico".
Il Dott. TaZ vi presterà occhi, mente e, se ci esce, un po' di pesce ogni qual volta scriverete di proiezioni oniriche all'indirizzo: diavoletto.taz@gmail.com .

A voi la seconda lettera.
---
Dottore...io ho sognato che facevo l'amore con un uomo che desidero molto, ma lui non era dentro di me, ma sopra di me e poi mi inondava tutta, come ricoperta di un velo caldo.

....è grave?!


Saluti, M
---
Signorina M,
il velo la ricopriva tutta? Completamente?

Bene, se così è grave. Per il tizio.
Lei non si stanchi di pensare certe cose. Il mondo ha bisogno di certa audacia. Di certe donne.
"Nel mondo dell'inganno globale, un orgasmo vero è un atto rivoluzionario".

Felici scopate a tutti

Dr. TaZ

P.S.
É tardo pomeriggio e, sconvolto, non sono riuscito a fare il mio pisolino per dimenticare il mondo. Un sacchetto scrotale simile è un'ingiustizia.

11.6.08

Lettere di lettori #1


Spett.le Dott. Taz,
Le scrivo per un sogno che ho fatto proprio stanotte, praticamente ieri.

Però forse l’ho fatto stamattina poco prima di svegliarmi e forse allora, come si dice, si avvera. Dunque, sognai che ero su un treno:

L’eurostar, ma proprio uguale a quello che si prende e che si prenota al telefono e il biglietto ti arriva sul cellulare. Costa un po’ di più, ma se hai fretta, per buoni motivi (capsci amme’), vale la pena. Ma andiamo al sodo. Ero diretta a Milano, anche se, in realtà, il treno era diretto a Milano.

A un certo punto, come se mi svegliassi da quell’addormentamento stupido che ti piglia in treno, mi metto a guardare fuori per capire dov'ero. Si vedevano strutture belle e grandi, che in realtà non ho mai visto sulla linea per Milano, ma molto giuste per la stazione di una città . A un tratto appare la scritta ‘Bologna’. Non manca molto, dico io. E mentre lo dico, tra me e me, penso di dare un’occhiata alla valigia. Ma la valigia non c’e’. Non c’e’ sopra, non c’e’ accanto e neppure nell’apposito spazio tra i sedili. (Avete presente com’e’ fatto l’eurostar ?) . L’idea piu’ logica di furto, (mentre dormivo magari qualcuno è sceso a Firenze con la mia valigia)….neppure mi sfiora.

Conclusione: sono partita senza valigia. Non come quell’altro sogno, un po’ ricorrente, dove vado invitata a casa di qualcuno e mi ritrovo senza il pigiama: qui ho proprio lasciato TUTTO a casa, compreso lo spazzolino e il necessario per togliermi quel pò di trucco agli occhi. Mi vorreste chiedere se ero angosciata nel sogno per questa scoperta ? No, solo stupita. Mi dissi: non devo restare molto. Mi arrangerò con quello che ho addosso, me lo farò bastare.

Il sogno è questo. Poi ha suonato la sveglia.
Cosa significa?
Eppoi, dott. Taz, che numeri ci posso giocare da questo sogno ?

Con trepidazione attendo cortese risposta.


Miss P.

---

La sveglia arriva sempre sul più bello: il negro alla stazione di milano!

Signorina,
se ha visto strutture belle e grandi ed era diretta a Milano, allora il treno veniva dalla Svizzera e chissà dove andava.
Seppoi era senza valigia beh, allora significa che proprio non la doveva portare cosa alcuna. Doveva partire senza storia, senza ricordi, senza pezze provenienti dal passato; solo con lei, la sua faccia, i suoi chili di carne, le tette e le autoreggenti. Essenziale viaggio verso la meta essenziale e ed orgasmante (aqquanto sembra).

Il sogno è cattivissimo: deve scopare di più.

Comincio a pensare che negli eurostar ci si vada per andare a chiavare: siamo tutti trasfertisti più o meno sessuali.

56 e 26 per Napoli.

7.6.08

sette giugno

Mi ero dato per malato quel giorno.
Marcii nel letto fino alle undici del mattino.
Guardai oltre la zanzariera fino alle ventitré.
Adorno d'una canottiera giallo senape a girocollo guardavo il mondo da dietro la zanzariera senza che mi rispondesse.

Per tutta la mattina dopo cercai sesso.
Per tutto il pomeriggio cercai una donna con cui parlare.
Per tutta la sera cercai una donna silenziosa che si lasciasse accarezzare i capelli e le guance. Senza che ci presentassimo. Senza dire. Persenzaniente. E andarsene. Per sempre.
Per tutta la notte cercai compagnia per bere.

Ma sul comodino c'era solo un euro.
Ma di lato al comdino c'era solo il letto sfatto e un tale con una canottiera giallo senape a girocollo.

Allora decisi di depilarmi il cazzo.

E la mattina dopo ci saremmo incontrati tutti al bar, a mangiarci le palle dei nostri datori di lavoro con gli stuzzicadenti dentro al Martini.(*)

(*)Ulisse Guarino - xxx

6.6.08

La cattiva strada

Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese "Perché "
lui gli rispose "Questo è niente
e adesso è ora che io vada"
e l'innocente lo seguì,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Sui viali dietro la stazione
rubò l'incasso a una regina
e quando lei gli disse "Come "
lui le risposte "Forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada "
e la regina lo seguì
col suo dolore lo seguì
sulla sua cattiva strada.

E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse "È colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada "
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.

A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse "Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada"
l'alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose "Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada "
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.

E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "È stato un male"
a chi diceva "È stato un bene "
raccomandò "Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.
F. De André

5.6.08

dignitade

di|gni|
s.f.inv.
AU
1 condizione di onorabilità e di nobiltà morale che deriva all’uomo dalle sue qualità intrinseche o da meriti particolari; il rispetto che per tale condizione si ha di sé e si esige dagli altri: difendere, tutelare la propria d., mancare, essere privo, non avere un briciolo di d., un crimine che offende la d. umana | carattere nobile, esemplare o degno di rispetto: d. di un’istituzione, del lavoro
2 espressione grave e severa: d. di uno sguardo, del volto | bellezza austera: d. di un edificio
3a carica elevata, alto ufficio: d. senatoria, cardinalizia, civile, religiosa | TS dir.can., ogni titolo o ufficio a cui sono annessi privilegi, preminenze e giurisdizione
3b LE persona insignita di una carica elevata: tre badesse, fiancheggiate da altre d. ..., non volevano accettare la sua soprintendenza (Manzoni)
4 BU posizione sociale elevata
5 TS filos., non com., principio generale e assoluto, assioma

4.6.08

quattro giugno

Quel giorno finì così presto che non mi sembrò neanche di vederla l'alba.
Quell'alba così piovosa e fredda nonostante il giugno ci braccasse.
Non vidi nulla. Niente.

Ad occhi appena schiusi tentennai sul fianco prima di decidere se chiamare il dottore o andare al lavoro.

Quella mattina ero malato.
Avevo un leggero mal di stomaco per tutta la solitudine inghiottita in quei giorni.
La testa era sbronza di stanchezza.

Avrei voluto dormire e difendermi con le zanzariere dalla giornata che voleva pungermi.
E non sarei andato al fiume né altrove.

Sarei rimasto lì, a tracciare con la vergognosa scarna sintassi di un giornalista di cronaca sportiva o nera di quotidiani locali, drammatizzando sul quanto c'è brutto a vedere il giorno fuori e l'uomo dentro, così, senza che puoi farci niente.

Cinecitazione #3


Andreotti: Non capisco adesso cosa vuole da me, signora
Signora: ... (lo abbraccia)
A: Sa quante persone ho conosciuto io? Circa trecentomila. E crede che questa folla oceanica sia servita a farmi sentire meno solo?
S: ...
A: Goda della sua storia col giovane. Il suo amante è il raffreddore di una stagione. Suo marito è la cura benefica, eterna, per la malattia che ci contamina tutti: la solitudine. Torni a casa.
S: ...

Il divo - P. Sorrentino (2008)

28.5.08

fine maggio

Quella sera fu così bella che mi sembrò un pomeriggio.
Con le gambe lunghe e ben disegnate mi aprì la porta.
Un'essenza coperta di autoreggenti nere e senza mutande mi sorrideva.

Presto il tavolo finì sotto il muro e le cose un po' dappertutto.

- Il tuo sorriso è meraviglioso.
- Mi guardi con gli occhi dell'affettività gratuita. Mi idealizzi.
- Sei perfetto.
- Che ne sai tu della perfezione.
- Niente. Ne so niente. Ma mi somiglia moltissimo.

Tacqui per qualche ora ancora. Poi bevvi vino rosso.

"Distruggeremo l'asfalto con dei giardini colorati" - F. Battiato

26.5.08

ventisei maggio


Quella sera ero stanco.
Presi su le giacche lasciate lì da quell'inverno ancora in fondo alla strada e le portai al lavandaio per sei euro.
Ebbene, d'improvviso un futile senso di utilità economica mi pervase, feci in tempo ad ingurgitarlo con l'ultimo sorso di Peroni prima che il sole tramontasse. Prima che anche quel giorno finisse sulla ferraglia ossidata degli altri giorni accatastati dentro l'armadio quattrostagioni.


Tirai via dai cassetti il pigiama a righine da geleoto al sapore di naftalina. Ci ficcai dentro le cosce e le braccia e mi addormentai, come ogni sera, dopo un orgasmo atoprodotto che staccasse il senso di solitudine da dosso per lasciarlo dormire lì, accanto al mio fianco rigirato sul letto a due piazze.

22.5.08

Per senza niente

Sei uomo e donna,
madre, figlio, eroe
genio e operaio metalmeccanico
Solo quando fai le cose per senza niente,
figlio mio.
Ti ho insegnato a seguire il principio di causalità.
Dimenticalo.
Pure Quello che morì sulla croce
lo sapeva
che moriva per senza niente.

Patrizia M.
(ritocchi OpenSource a cura di TaZ)

20.5.08

Contro la censura

Da lunedì 19 maggio 2008 Marco Travaglio farà una puntata in onda su internet ogni lunedì su temi di attualità.
Ho deciso di dedicare spazio alla sua parola.

A voi la prima puntata.

passaparola

19.5.08

Cortometraggio #1

Titolo: Che cosa sono le nuvole
Regia: Pier Paolo Pasolini
Colonna Sonora: Domenico Modugno
Attori: Ninetto Davoli, Totò, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Domenico Modugno
Consiglio: Selezionare un trancio per volta e guardarlo con casse alte a tutto schermo. Con davanti 50 minuti di silenzio ininterrotti.






14.5.08

Musichiere #1





Rino Gaetano - Sfiorivano le viole

La sinistra


"Sono grato a Veltroni, faremo tesoro della sua disponibilità, abbiamo già avviato contatti con l'opposizione e il confronto inizierà già dalla fine di questa settimana"

Silvio Berlusconi - 14/05/2008

13.5.08

Post Lavoro

Quella sera feci 2 ore di straordinario non pagato.
Mi si rigiravano gli occhi dalla stanchezza, a guardare l'atrio del cervello tra le orbite e la faringe.

- Vado a fare spesa!? Cosa compro?!?
- Che cazzo ne so.
- Il latte?
- Il tonno.
- Il tonno? Che schifo. Dai...
- Compra il latte. E il petto di pollo.
- Allora vado.

- Guarda cosa ho comprato!
- Ma che cazzo hai comprato?
- Erano in offerta!
- Alessandro, sono 3 petti di pollo. Un chilo e tre quarti di fottuto petto di pollo!
- Visto?!!? Era in offerta!
- Chi cazzo lo taglia?
- C'è il coltello.
- Quel coltello non taglia. Non passerò i miei 5 minuti di libertà giornalieri residui a tagliare petto di pollo per le prossime 2 settimane per risparmiare 1 euro. Una fottuta ora del mio tempo libero vale più un euro!
- Andiamo al campetto?
- Vai vai... IL PETTO DI POLLO. Fottuti polli.

Afferrai i petti e li strinsi nelle mani che per poco non esplodevano. Li misi di rimpetto al sole, nella controluce di quel tredicesimo tramonto di quel maggio in quell'emarginato quatrtiere che mi vide uscire poco. Luccicavano e li guardai con occhi violenti, ma non smisero di luccicare.

- DIO... Fottuto dio.

9.5.08

Ripetizioni di Matematica

- Qual è il minimo comune multiplo?
- ...
- Come si calcola il minimo comune multiplo?
- ...
- Cos'è il minimo comune multiplo?
- ...
- Cosa pensi del minimo comune multiplo?
- ...
- Niente. Non pensi niente. Vieni qui da gennaio e non pensi niente. Tentenni. Scombiccheri e l'anno finisce. E siamo qui. Io e te siamo qui perché la vita è breve.
- ...
- Non ci credi?
- ...
- Tu devi fare un compito un giorno. Ed avrai un'ora perché non potrai essere lì giorni. Ma non si può star lì giorni perché ci sono altre materie. E tutte le materie sono lì che ci guardano e aspettano di essere viste perché entro la fine dell'anno devono avere un posto da qualche parte nella memoria. Entro giugno si, perché poi viene un altro anno. E poi un altro anno. E tu per fare prima vieni qui. Vieni qui perché la vita è breve. La vita è breve e tu non osi.
- ...
- Oggi il sole tramonta. Ed io sono qui. A consumare il mio tramonto insieme al tuo davanti a un foglio a quadretti.
- ...
- La vita è breve. Nonostante sia breve la vita.
- ...
- Vattene a casa.

altrui compagnia

Le relazioni di coppia stabili. Quest'inutile flagello che incattivisce l'umanità intera per placare il ridicolo bisogno di non sentirsi soli.

5.5.08

sei sorrisi

La casa in cui vivo è vuota di persone e mobili.

Al mattino, un quarto alle sette e un attimo prima di serrare la porta urlo al corridoio
- ciao bello!
Alla sera rientro stanco. Le parole rimbalzano sulle pareti vuote tutto il giorno. Apro la porta e mi urlano:
- ciao bello!
--
Giancarlo. Alle 14:37 scorreggia. Poi si agita un po'. Allora scende in produzione.
--
Un gabbiano, sopra il traghetto, senza biglietto.
--
Una donna mi manifesta con lo malizioso sguardo il suo probabile interesse sessuale.
--
Le stelle
--
La faccia di questo guaglione

--
Link :
- http://www.neuroblastoma.org
- http://www.comicomix.com/alessandro_2008.asp
- Miss Cirillo

25.4.08

venticinque aprile



Oltre il ponte
Testo: Italo Calvino
Migliore Musica: Modena City Ramblers
--
O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l'oscura montagna.

La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l'armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

Non è detto che fossimo santi
l'eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai corri avanti!
ogni passo che fai non è vano.

Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l'avvenire di un giorno più umano
e più giusto più libero e lieto.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c'eri.

E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell'aurora.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.


22.4.08

Il male dell'Italia

L'unica vera fonte di tutto il male dell'Italia è che lo Stato non ha un unico, gigante, strafottuto database relazionale.

21.4.08

Meraviglie


L'immensità del mondo si manifesta in insospettabili anfratti spaziotemporali.

Esercizio per il lettore: Provare in un post, non lungo da cacarsi il cazzo di leggere, a scrivere quanto si vede.

19.4.08

19 aprile (2)

Quella mattina scoprii che esistevano la polvere e 50cents sotto il divanoletto.

I granelli di polvere se la facevano insieme la sera prima, e la mattina trovai i GREMLINS: batuffoli enormi capaci d'incutere un certo rispetto.

Al microscopio emergevano coacervi complessi e caotici di peli, polvere, unghie, pelle morta, stafilococchi che chiavavano tuttinzieme e larve negre col cazzo in mano.
Ne fui commosso.
Accostato il GREMLINS numero 1 agli altri, tantai di spazzarli via... ma correvano. Rotolavano sulla pavimentazione ani '60 come batuffoli di arbusti nel deserto.

D'uimprovviso, affannato, mi poggiai alla porta, guardai il cielo e capii l'aspirapolvere.
Mi sedetti sul sofà.

"Si, il sofà. Il nemico numero uno degli aspirapolvere della città" [P. Conte - Gli impermeabili]

19 aprile

Quella sera andai a letto presto.
Come ogni sabato mi svegliai tardi e senza l'ansia del lavoro che vibrasse nelle membra.
Rotolai dal letto al pavimento. E sul tappeto per un po' ascoltando Cimarosa.
Come ogni sabato guardai tutte le sue foto e andai al mercato della frutta.

17.4.08

17 aprile 2008

Quella sera era un pomeriggio più freddo del solito.
La primavera era venuta qualch giorno e s'era ritirata sotto una coltre infrangibile di spesso freddo.

Alle 12:31 marcammo il cartellino e camminammo a passo svelto fino al parco.
Tirai fuori l'insalata di riso vecchia di 3 giorni.
Lui il suo panino con il prosciuto e il formaggio mezzo marcio.

Luca parlava un italiano intriso di dialetto piacentino. Aveva una bella voce, un po' rauca. Grattava le parole. Grattava la "r" come i tedeschi ed apriva le vocali. Leggeva a colpo d'occhio tutta una videata.

Luca aveva 24 anni e 264 giorni. Quell'anno bisestile allungò di 1 giorno l'attesa della sua parca festa.
Bevemmo qualche raggio di sole, col naso alzato sopra la panchina di pietra.
Fu l'ultimo pranzo.
Al rientro sulla macchina di Luca c'era una lettera.
Appena la tocca arriva, trafelato, il responsabile del personale.
- Guardi io non so perché. Ma potrebbe sempre buttarsi sotto un treno al rientro.
Il ghigno di iena gli si stampò d'improvviso sul viso.
Luca dalle 17 aveva finito di lavorare. Il suo progetto ero finito. Senza fine e, soprattutto, senza motivo. Ma erano le leggi del mercato del lavoro. E Luca era, come tutti, una merce messa lì per un pò.

A differenza di tutto il materiale che ci circondava noi eravamo merce mobile in grado di produrre capitale senza aver per forza bisogno di avere spese fisse.
Tutto dipendeva dal mercato. Se il mercato diceva €10 noi lavoravamo per €10 all'ora.
In quei giorni il mercato diceva 6.8. E noi guadagnavamo €6.8 l'ora. Per 9 ore al giorno. E all'uscita ci perdavamo in 1 ora di traffico. E non avevamo vita personale che non fosse quella della cucina, del cesso e del letto. Non riuscivamo più a fotterci una femmina scassandola.

Da quella sera le pause pranzo divennero solitarie e sempre più insopportabili.
Il gelo della solitudine della consumazione di un pasto è una lastra di ghiaccio perenne.

I miei pranzi divennero presto più veloci. Sempre più veloci. Mangiavo con la foga di chi non ha tempo. Di chi sa ch'è sempre tardi quando sei a lavoro. Ingurgitavo e speravo poi di digerire la rabbia e la tensione che mi consumavano il diaframma.

Sentii, quella sera, con quanta somma semplicità può terrorizzare chi decide di non farti più mangiare.

E d'improvviso l'immagine di mio padre si compose sulla faccia del muro e capii, quella sera, perché era felice la domenica quando eravamo tutt'intorno a lui che, domando la fornce, cuoceva il pollo e sorrideva a noi che rivestivamo di pelle e carne il sangue suo che ci rigirava dappertutto.

14.4.08

Vi scrivo La sinistra che ho visto

In anni di attività politica vi scrivo la sinistra che ho visto.


I centri sociali
Ho visto la sinistra dei centri sociali che finanzia almeno il 90% delle droghe circolanti.
Gente che a forza di senso di appartenenza al gruppo ha ritrito concetti dogmatici trovando svincolo nell'acriticismo di ogni azione intrapresa.
Ed ho visto nascere e morire Officina 99 nelle cene vegetariane e nella festa della semina della marijuana. Per poi vederli tutti in silenzio il giorno in cui sotto al terrazzo di Officina la camorra sparò in faccia a uno.
E nessun compagno vide niente. Nonostante fossero tutti sul balcone.


DS-PD-Margherita

Sono gli attuali PIDDINI, gli ex PDS. Quelli che fecere un anno la lista dei progressisti. E poi hanno inglobato Rutelli (che era un anteclericale). Sono progrediti tanto da navigare verso il centro. E i loro fanz... i fanz... che mutavano partiti che navigavano nel mare della politica italiana e si lasciavano indietro i detriti: rifondazione, partito comunista. Ed hanno ancora "L'Unità". E sopra l'Unità c'è ancora la scritta "quotidiano fondato da Antonio Gramsci". Antonio Gramsci cazzo.
Bene ho frequentato i DS. Generalmente erano ex sessantottini piegati al potere del tempo. Sono quelli che hanno fondato i sindacati e poi li hanno trasformati in sezioni staccate dei partiti, e quindi li hanno inquinati di clientelismo e vergognosa bagarre con i padroni, i forti ed i partiti che gli garantivano tessere, finanziamenti.
La maggior parte dei sindacalisti importanti sono apertamente schierati a favore dell'attuale Partito Democratico. Non farnetico affatto.
Ho avuto la sfortuna di lavorare come consulente e progettista per alcune università campane. Le università sono tutte controllate da loro: Federico II, Seconda Università di Napoli, Partenope, Sor Orsola, Università degli Studi di Cassino (Lazio) ecc.
Chi "gestiva" il mio co.co.pro. era un ex sottosegretario alla pubblica istruzione che non mi ha mai pagato. Che ha gestito milioni di euro di finanziamenti europei per mangiare lui ed amici. Per costruire strutture abbandonate. Per gestire lavoro temporaneo e creare bacini di voti.

E quando ho fatto la vertenza sindacale per avere i miei soldi, la CGIL ha strappato e infangato la mia causa. La CGIL e il tipo erano amichetti. Stretti stretti.

Mentitori di prim'ordine. Bastardi. Corrotti. Vergognosi. Borghesi e classisti. Finti personaggi che s'interessanto in maniera finta all'arte, alla letteratura ed esibiscono in pubblico il loro finto mecenatismo. Distruggerebbero ogni traccia di tutto quanto ostacola il loro cammino verso la sottomissione dell'altro.
E quando raggiungono il potere lo gestiscono con vergognosa disonestà.
Spudarti e svergognati.
Chi ne ha controprova lo dimostri.


Rifondaroli-Criticisti-Marxisti-Leninisti-Maoisti-Trotzkisti- Progressisti-Revisionisti
Un covo di inutili blateratori.
A differenza degli afferenti ai DS-PD-Margherita hanno letto qualcosa e le loro roccaforti sono i libri che hanno letto. Lo spirito critico non serve a migliorare la loro interpretazione della realtà, ma a creare divisione tra ciascuno di loro e qualunque individuo intorno a loro.
Sono perciò individualisti. Egoisti. E vogliono imporre il loro punto di vista. Ed anche se saranno in 3 o in 2 saranno un partito. Una corrente. Un pensiero con tanto di slogan e mostre dei cimeli d'odio verso gli altri "pseudocompagni" considerati meno puritani di loro.
Prendere due qualunque di quelli sopra elencati e ciascuno di loro dirà che qualunque afferente all'altro blocco comunista è coglione quasi quanto un fascista.
Completamente inutili si formano nelle riunioni che cominciano la sera verso le 20:00 in inverno e le 22 in estate (fa chic sentirsi clandestini) e urlano fino alle 1 di notte almeno per poi posare le sedie e terminare quella sera stessa la prima seduta rivoluzionaria.

Conclusione
La sinistra in Italia non rappresenta nessuno. Nessuno più.
Il capitalismo, giunto al suo apice della manifestazione delocalizzata dell'immagine spettacolare delle proiezione dei sogni degli individui, pilota le loro preferenze.
Tutti si sentono imprenditori.
L'uomo che vende le olive al mercato di Pignataro Maggiore (CE) ha confessato a mia mamma che voterà Berlusconi perché anche lui si sente un imprenditore. Di se stesso.

E si è verificato un fatto storico.
Dopo 60 anni nel parlamento non ci sarà neanche un comunista.
Il sogno della P2 (coincidente con quello Berlusconiano) è compiuto.
E siamo tutti complici.
Io. Voi lettori. E tutti i politici che l'hanno distrutta per sempre.
Amen.

Risultato Elettorale

Sinistra critica + Sinistra Arcobaleno + Partito comunistra dei lavoratori + Partito Comunista Marxista Leninista = 0 deputati + 0 senatori.

+3.6% di assenteismo, quasi tutti di sinistra.

I poveri e gli operai votano Berlusconi.

Il voto utile citato da Veltroni si è rivelato, come sostenevo, una mera bugia.
Ed ora, cari connazionali, comprate la vasellina e preparate il culo.

Ah. Come scritto qualche post fa, cambieranno anche i libri di storia.
Craxi sarà un martire.

Bello. Bello.
Viva l'italia.

9.4.08

Collage

«I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione». - Marcello Dell'Utri

«Che i libri di storia debbano essere revisionati nel rispetto della storia e non di una sola parte e' giusto. I fatti - ha proseguito Matteoli - vanno storicizzati. Dal momento in cui si e' storicizzato il fascismo si e' potuto scriverne bene e male. La stessa cosa puo' essere fatta per la Resistenza.» - Altero Matteoli

«Il libri di non rappresentano la storia che abbiamo alle spalle con gli orrori del comunismo. Vale la pena prendere in mano la vera storia del '900». - Silvio Berlusconi

«Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.» - G. Orwell - 1984
«Se vuoi un'immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano — per sempre.» - G. Orwell - 1984

5.4.08

La mia posizione per le prossime politiche

In altissimo. A destrissima.
Nell'angolo come sempre.
Ma risulto meno progressista di Veltroni.
Il quale risulta più progressista di Bertinotti. Ed anche laico quasi quanto Bertinotti.
Impossibile. Questo test è un'emerita pubblicità per spingere le persone di sinistra a votare veltroni.
"La Repubblica" è apertamente schierata a favore del PD.
In più nei quadranti 2 e 4 ci sarebbe spazio per "conservatori laici", "progressisti confessionali".
Comincio a sospettare che pur di farci votare Veltroni dimostrerebbero l'esistenza di "puttane vergini".

4.4.08

"I mediocri"

"Ma i mediocri girano liberi.
I mediocri hanno invaso le strade, occupato tutto:
politica, televisione, giornali, tutto.
I mediocri girano liberi e ci hanno imposto a che cosa comprare,
cosa è bello e cosa è brutto.
I film da vedere, le canzoni d’ascoltare, quando ridere e quando piangere.
I mediocri girano liberi come poliziotti
e se vedono passare un’idea, la sbattono dentro!
I mediocri si alleano con altri mediocri e formano un’ esercito di fronti basse;
milioni di fronti basse che gridano: banalità.
E piantano le loro bandiere nei nostri liberi stati mentali,
affinché un giorno tutte le idee saranno chiuse ad Alcatraz..
Spegnete la radio e accendete le vostre tv mediocri!
Perchè noi siamo quelli dei sogni bruciati in una notte..
quelli che si sdegnano anche se non hanno più fiato per gridare..
quelli che amano, anche se sono stati traditi mille volte.
Ma i mediocri girano liberi.
I mediocri hanno invaso le strade, i mediocri hanno occupato tutto.
Quest’ è la nostra radio e io parlo per te..

Sei ad Alcatraz, fratello!"

Diego Cugia - Alcatraz

Elezioni anticipate - Step 2

Non ci potevo pensare. Allora ho scritto al presidente della Repubblica che, come da deontologia presidenziale, si esimerà dal rispondere alla mia "missiva elettronica".
Invito tutti i precari a inviare la stessa lettera attraverso il modulo che trovate qui.

---
Egregio signor Presidente.

Mi tremano un po' le mani a scriverle. Sa, il contatto con la rappresentanza del potere democratico delegato.
Io ho 27 anni e sono stato costretto ad andare via dal sud (provincia di Caserta) per cercare nuove vie per la mia vita, per sfuggire alla violenza quotidiana fuori e dentro il "mondo del lavoro". Sono un ingegnere elettronico.
Le mie parole saranno uguali a quelle di mille altri che "osano" scriverle.

Prescindendo da qualsivoglia pregiudizio politico, io sono qui a farle leggere che guadagno 600 euro al mese. Che pago un affitto in nero perché in bianco non posso permettermelo. Che mi pagheranno giorno 20 aprile ed ho già finito i soldi.
Non ho giorni di ferie (lavoro precario).
Le condizioni sociali ed economiche in cui mi ritrovo non mi permetteranno di esprimere il mio voto di preferenza.
Le difficoltà economiche in cui lo stato mi ha indirettamente messo mi impediscono l'esercizio di ogni funzione democratica prevista.
Sono qui a chiederle nulla, se non ad invitarla a dirmi se è giusto tutto questo.

Ossequi
Ing. TaZ
Via Miss Pippolo, 29
cell: 3xx-xxxxxxx
email: xxxxx@xx.org.ia

Elezioni Anticipate

Prescindendo dalla personale preferenza per una lista piuttosto che per un'altra.
Prescindendo dalla discussione del "voto utile", dell'ideale "non voto" o, più spettacolarmente, della messa a verbale del seggio della propria volontà di non esprimere preferenza alcuna.

Prescindendo quindi dall'atto finale c'è un problema a monte.
Lavoro in Lombardia.
Ho un contratto precario.
Mi danno €600 euro al mese e non ho i soldi neanche per comprarmi i calzini "3 paia 2 euro".

Con i miei risparmi (32 centesimi) non riesco ad andare a votare.

La mia condizione sociale e lavorativa, e l'obbligatoria emigrazione non mi consentono di esprimere il voto.
Questo è incostituzionale.
PORCODDIO.
Per difficoltà economiche io non posso votare.
PORCODDIO.

2.4.08

TaZaRt

Autore: TaZ
Titolo
: Epilogo di un sogno erotico
Dimensioni: 800x600 pxl
Tecnica: Sburro su tela

29.3.08

Vieni

Vieni
Vieni con me
Ci ameremo tra i platani e le zanzare
Distesi
Sopra il gorgoglìo dell'acqua
Sotto la primavera
inondati
della peluria
bianca
dei pioppi
Di fianco all'Adda

Manifestazione delle intenzioni di Voto

Ho ripensato le mie posizioni elettorali.


Voterò. E voterò la lista del Doctor Seduction.
C'è del poetipatetico in tutto ciò.
La follia è l'ultima libertà rimastaci.

27.3.08

quella sera (2)


Gli amici al lavoro forse non esistono, e Giancarlo è un collega.
Giancarlo ogni venerdì, da almeno 30 anni, non mangia carne ma bestemmia tutti i giorni.
Un tardoromanticismo che pochi saprebbero apprezzare.

Quella sera allungai la strada del ritorno passando tra gli alberi e la riva.
Smagrito, stanco, coi capelli brizzolati, i piedi nudi e i mutandoni a righe se ne stava cogl'alluci nell'acqua.
La scritta "il lavoro rende liberi" campeggiava, tatuata, sulla sua gobba.
Il sole sciacquava il giorno nel bagliore del vermiglio.
Si tuffò. Nuotò fino alla foce del Brenta. Fissò l'immensità del mare e tornò indietro.

25.3.08

a' muzzarella


In Campania gran parte dei caseifici è gestito dalle cosche cammorristiche.

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"Sì o' frato do' cazz!"


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23.3.08

Pasqua

"Quella mattina lo svegliò il crapetto."

19.3.08

Prime vere

Stamattina gli occhi erano ancora bagnati di stanchezza e due lacrime sono scese sul viso. Erano due sogni, trapassati dal sole, accolti dai cardellini del balcone dirimpetto.

Il caffé di stamattina era più arigno. Il latte più acido del solito.
Le nuvole si stendevano in fila nel cielo come i campi arati, sotto, nei giorni marzo.

La bici lasciata allo stazionamento e il mio corpo sulla corriera diretta ai margini dell'inverno.
Sceso davanti al cancello della primavera ho trottato sulle vie d'asfalto.
Ho galoppato sui voli delle cornacchie.
Ho baciato i primi fiori.
Ho fatto il bagno sotto i petali del pesco spazzolati per bene dal vento.

La spia verde delle mia pressa mi segnala che lo stampo è caldo, che il fluido in temperatura aspetta di correre nelle vene di acciaio.
La produzione capitalistica si dissocia dal moto universale, periodico, perpetuo dei pianeti.

18.3.08

i lodigiani


I lodigiani sono gente metereopatica.
D'autunno e d'inverno è così tanta la nebbia che se parli senti di mangiarla. E mentr farfugli vocali e consonanti ti sei fatto un meteopasto.
I lodigiani hanno respirato così tanta nebbia che ne hanno il cervello e l'anima piena.
E quando il sole comincia a scaldare la terra c'è umidità a strafottere.
E i lodigiani sono come l'umidità estiva. Ti manifestano la loro presenza soffocante senza che tu li percepisca: a pellle.

Il lodigiano esibisce costantemente il suo sorriso di maledetto benvenuto e, con ogni occhiata, vorrebbe chiederti il permesso di soggiorno. O almeno pescare qualche infrazione da trasformare in reato.

Un uomo sorridente, al nord, merita la galera.

14.3.08

Leghe metalliche


Stanotte dormivo.
E in sogno mi arriva Eva Henger. Lo so, la donna appartiene ad un immaginario collettivo abbastanza scontato, ma vi assicuro che era arrapante.
E' in un costume un pezzo con fori sul petto che le lasciavano venir fuori le tette.
Mi sbottona i pantaloni senza conversare.
Apprezzo la prelibatezza del microscopico dialogo.
Non appena comincia a gustarmi, esplode il mio piacere.
Vengo.
Ancora. Ancora. Ancora.
Saranno stati litri. Dappertutto.
Eva comincia a scappare spaventata ed ancora non so bene cosa urlasse di preciso.
Io eiaculavo e ridevo.
E più si allontanava più tentavo di beccarla a distanza.

E fu in quel momento che pensai con lucidità quanto segue:
Vorrei un cazzo di tungsteno.
Sarebbe illuminante.

13.3.08

tredici marzo


Quella sera rientrai prima a casa. Scappai dal lavoro con l'ansia del criaturo curriato dal pittbbull.
Con la tensione di chi aspetta l'esame dell'accaivvù.
Camminai per ore in bici senza sentire che la natura asportasse tensione addominale al mio corpo.

Quella sera tornai a casa e trovai Alehandro.
Occhi verdi, maglietta a mezze maniche, capelli rasati.
Il suo piccì processava bit che approssimavano suonate di Sebastian Bach.
La casa aveva le finestre spalancate, i pavimenti un odore di pulito. Tutto sembrava sbrilluccicare.

Alehandro fu la primavera che mi piombò in casa quella sera. I suoi germogli di sorriso disseminavano di polline di spensieratezza ogni piastrella della casa sfatta, ogni pezzo di muro.

Da quella sera cenai in una compagnia che aveva spazzato via la nebbia dalle strade, che aveva placato il vento, che aveva scaldato l'aria, che aveva disteso le radure, che aveva evaporato la brina, che aveva asciugato la pioggia, che aveva richiamato i passeri.
Che aveva fracassato il silenzio sotto gli sfrigolii degli uccelli.

Da quella sera la mattina mi svegliai prima per correre in bici con gli abiti da lavoro, per attraversare a piedi le radure immense che dividono gli edifici: questi strani masi della pianura padana. Per sentire il gorgoglìo degli acquitrini, delle rane.

Da quel mattino cominciai a disintossicarmi l'anima, prima d'infangarmi di lavoro.

12.3.08

Una statistica, please

Ci vorrebbe una statistica,
per ammisurare quanta gomma, ogni giorno, si ietta nelle sgummate.