4.6.06

Tergi verso


E fu proprio quando crollava l'ipotesi che un avambraccio in zona uterina fosse appannaggio esclusivo di certi film spuorchi che vidi il mondo con altri occhi.
E m'affacciai dalla finestra dell'ostello e guardai il mare sotto la scogliera, coi treni sotto che sfilavano imperterriti, come giorni, pieni di gente diretta da qualche parte.
E feci per prendere l'ultimo sorso di birra prima di rispondere al telefono.
Le parole scorrevano insensate a riempire uno spazio saturo di piacere.
E Feci per terminare la conversazione per ritrovarmi, ancora, con la faccia immersa in universi umidi dichiarati insani dalla santa romana chiesa.
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
"La pioggia nel pineto" - D'Annunzio Gabriele
La smetto. Giuro che un giorno la smetto.

5 commenti:

willie coyote ha detto...

perche' smettere taz?
sei un raggio di sole in una notte scura e senza fine.
lasciaci sognare
lasciami sognare

ilcavatappi ha detto...

non smettere.

tivibbì

beccogiallo ha detto...

perchè proprio tu vorresti smettere?Hai forza di scrivere e allora, perchè fermarsi?

cicciabbestia ha detto...

Chi lo dice che si riferisse allo scrivere? ;P

mulignana.mbuttunata ha detto...

Questo m'era sfuggito... sei il mio Taz preferito. L'Unico. ;D

Il giorno che "smetterai", non sarai più Tu, e allora forse quest'amicizia non avrà più senso.

Ah... ho da farti una propoosta, ma non pensare subito porcellinate! ;D