15.10.07

La Svizzera dei Clan

Un paesino del casertano ha ospitato il gotha dei latitanti di Cosa Nostra.
Pignataro è un posto idilliaco, in cui ognuno però sta ben attento a fare
gli affari suoi: sennò finisce male

di Roberto Saviano

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PIGNATARO MAGGIORE (Caserta).

È passato di qui. Bernardo Provenzano il capo dei capi di Cosa Nostra, è passato a Pignataro Maggiore piccolo paese di circa 7000 abitanti del casertano. La notizia rimbalza tra le persone, sui banconi dei bar, tra le signore sedute sulle panchine della piazza, ne parlano i pensionati, i
ragazzi seduti sui gradoni della chiesa, un’indiscrezione che si espande silenziosa come un pettegolezzo o come confessione di un’impronunziabile verità. Ricercato da quarant’anni, Binnu u trattore o Binnu u ragioniere, come pare oggi lo chiamino, sarebbe l’ennesimo boss dei corleonesi ad aver prescelto Pignataro Maggiore come luogo sicuro per la latitanza fuori dalla Sicilia, prima di lui vi hanno soggiornato Luciano Liggio negli anni Sessanta, Michele Greco negli anni Ottanta e Totò Riina negli anni Novanta.
Pignataro Maggiore paese dell’agro-caleno sembrerebbe un piccolo e innocuo
centro, identico a tanti che sono possibili incontrare in Campania. La sua storia invece è inquietante.

Conosciuto anche come la «Svizzera dei clan», Pignataro Maggiore è territorio da sempre egemonizzato dal clan Lubrano, imparentato ai potentissimi Nuvoletta di Marano di Napoli, affiliati campani dei corleonesi (Raffaele Lubrano figlio del boss di Pignataro ha sposato Rosa Nuvoletta).
Lubrano e Nuvoletta sono famiglie legate a Cosa Nostra, agiscono quindi con una logica differente dalle famiglie camorriste e sono sottoposte direttamente alla cupola mafiosa. Pignataro Maggiore è l’unico territorio nel casertano gestito direttamente da Cosa Nostra, eppure di questa «colonia» mafiosa nel territorio campano non si parla; pochi, pochissimi, sono coloro che si espongono, scrivono, denunciano. Uno di loro è il giornalista Vincenzo Palmesano. Lo incontro a casa sua, a Pignataro.
Palmesano, intellettuale da sempre impegnato nella lotta alla mafia di Pignataro Maggiore, ex direttore del quotidiano Roma, militante di Alleanza nazionale, ebbe il coraggio al congresso di Fiuggi di chiedere al suo partito di rinnegare l’antisemitismo e di considerarlo una colpa della
destra italiana. Dopo questa presa di posizione, ha subito un duro isolamento politico all’interno di An. Chiedo a Palmesano se la presenza di Provenzano è soltanto una leggenda: «Non è affatto leggenda, è cosa assai probabile che il capo di Cosa Nostra sia passato da queste parti e usi
Pignataro Maggiore come una delle basi della sua latitanza. D’altronde lo stesso hanno fatto i suoi predecessori. Tutti i boss corleonesi hanno abitato questo paese durante la latitanza e non solo».

Risulta difficile immaginare che i potentissimi boss di Cosa Nostra che avevano la possibilità di raggiungere i luoghi più impensabili, abbiano scelto per la latitanza questo minuscolo paesino circondato dalle campagne, tra Capua e Teano. Il rapporto tra Corleone e Pignataro ha però origini remote. Luciano Liggio il patriarca, l’artefice della presa del potere assoluto in Sicilia del clan di Corleone, trascorse lunghi anni della sua latitanza a Pignataro Maggiore. Il suo tempo lo trascorreva in una grande villa in campagna non disdegnando però passeggiate serali nella piazza del paese, si concedeva delle discussioni con le persone del posto ed anche qualche partita a carte. Liggio, ha lasciato nel paesino un ottimo ricordo…
così lo descrive Nunzio, contadino di 77 anni: «Era una persona squisita, gentile. Io ho parlato con lui parecchie volte, di ciclismo e di calcio. Mi offriva da bere. Qui tutti lo conoscevano. Capimmo che era Liggio quando lo arrestarono a Milano e lo vedemmo in televisione. Era spesso triste quando passeggiava per le sue terre, come se gli mancasse qualcosa. Mi è dispiaciuto molto quando è morto». Una sensazione simile l’ha avuta con un altro boss, anche la signora Teresa, 60 anni ex lavandaia che racconta: «Quando vidi Riina alla televisione con le manette, mi sembrava di averlo già visto da qualche parte. Dopo alcuni giorni mi sono ricordata che l’avevo visto proprio qui a Pignataro, avevo lavato e stirato le sue camicie, molte volte. Non sorrideva mai, era cortese ma sempre serio, anzi triste, come se avesse passato un guaio! Si vedeva poco in giro». Riina a Pignataro Maggiore era effettivamente di casa. Partecipò da latitante al matrimonio di Gaetano Lubrano (fratello del boss Vincenzo) e vi giunse in pompa magna assieme ad altri mafiosi, che pare esser stati Pippo Calò, Leoluca Bagarella e proprio Bernardo Provenzano, venuti a omaggiare una delle più fedeli famiglie di Cosa Nostra, i Lubrano appunto. Il pentito Francesco Abbate di Pignataro Maggiore ha raccontato che in quell’occasione fu proprio lui a mettere in salvo da alcune pattuglie dei carabinieri Totò Riina, portandolo tempestivamente in una villa di campagna.

L’ELEGANTE GRECO. Di Michele Greco, detto «il Papa», si hanno in paese ricordi sfocati, Nunzio dice che «soprattutto le donne di Pignataro si ricorderanno di Greco, snello, elegantissimo, sempre con i capelli imbrillantinati, nu’ bell’omm!». Il colono che curava le terre della villa dov’era ospitato Michele Greco organizzò il banchetto per la comunione del figlio a spese del boss. Non si sono mai riscontrate manifestazioni di ribellione contro il potere dei clan, mai un pignatarese si è insospettito per l’accento siciliano di uno strano ospite. Palmesano accenna un sorriso: «Qui la paura è tanta, i mafiosi non ti permettono di chiedere scusa. Se
sgarri sparano e basta. Non è solo la paura però che fa tacere le persone di questo paese. Cosa Nostra qui gestisce l’economia, i posti di lavoro, da loro dipende la vita degli individui. I Lubrano attraverso l’impresa edilizia CO.GE (Costruzioni Generali) di proprietà di Raffaele Lubrano e sua
moglie Rosa Nuvoletta, sono penetrati in tutte le aziende della zona, dove gestiscono centinaia di posti di lavoro. Questo significa avere consenso e disporre anche di voti».

Quando Raffaele Lubrano fu ucciso nel 2002, proprio a Pignataro per motivi ancora sconosciuti, i suoi funerali furono una fiumana di persone, tutte riconoscenti della magnanimità e del potere del boss. Nel posto esatto dove Lubrano è stato ucciso, vi sono fiori freschi ogni mattina. Il consenso al clan è esponenziale. Pignataro Maggiore risulta essere una base militare operativa per gli omicidi decisi da Cosa Nostra sul continente. Nel summit mafioso organizzato dai Nuvoletta a Marano di Napoli, che ha decretato la morte il 23 settembre 1985 del giornalista de Il Mattino Giancarlo Siani, partecipò il boss pignatarese Gaetano Lubrano, dando, secondo un pentito, il suo parere positivo all’assassinio. Altro omicidio eccellente in cui sono stati coinvolti i pignataresi è quello del sindacalista Francesco Imposimato ucciso a Maddaloni l’11 ottobre 1983, fratello del giudice Ferdinando Imposimato. Francesco Imposimato fu ucciso per una vendetta trasversale contro il fratello magistrato che stava indagando a Roma su Cosa Nostra. Per l’omicidio Imposimato sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva Pippo Calò, cassiere di Cosa Nostra a Roma e capo della famiglia mafiosa di Porta Nova a Palermo, Antonio Abbate, boss di Pignataro Maggiore; Vincenzo Lubrano, il boss di Pignataro Maggiore è stato condannato all’ergastolo in I grado, assolto in appello e la Cassazione ha annullato la sentenza d’assoluzione e ha disposto un nuovo processo d’appello iniziato lo scorso 24 settembre a Napoli. Quando don Vincenzo Lubrano è stato assolto in appello, nel processo Imposimato, ha organizzato un pellegrinaggio con due pullman a San Giovanni Rotondo per ringraziare Padre Pio, artefice, secondo lui, dell’assoluzione. «I pignataresi», ricorda il giornalista, «hanno partecipato numerosi alla sacra gita anche perché tutto era spesato da don Vincenzo». Il defunto figlio di don Vincenzo Lubrano, Lello, religiosamente fece restaurare a sue spese, nella sala Moscati attigua alla chiesa madre di Pignataro, un affresco raffigurante una Madonna. È detta la «Madonna della camorra», visto che vulgata vuole sia la Madonna a cui tutti i boss passati di qui si sono appellati per poter ricevere in grazia una latitanza serena. Non è difficile immaginarsi Totò Riina, Michele Greco o Bernardo Provenzano chini sugli scranni dinanzi all’affresco della Madonna, implorare penitenti
d’esser illuminati nelle loro azioni e protetti nelle loro fughe.

Quando si passeggia per Pignataro Maggiore si avverte una sensazione
ambigua; da una parte la serenità del piccolo paese, composto da lunghe file di villette, piccoli giardini recintati, poco traffico, giornate trascorse dinanzi alla chiesa o al bar, frutteti sterminati e biondissimi campi, dall’altra parte si notano gli occhi puntati con sospetto sui «forestieri», i gesti attenti di chi ossequia con ostentazione la moglie del boss oppure ci s’imbatte nell’inaspettato cubo di cemento armato dell’azienda chimica costruita su terre di Cosa Nostra. Pignataro è un posto strategico per la gestione della latitanza, visto che si trova in una piana da dove è possibile dominare le strade d’accesso ed in caso di pericolo, fuggire nei casali più sperduti delle campagne o addirittura scappare per il budello di paesini limitrofi, un vero e proprio labirinto. Se poi si aggiunge che sino a qualche anno fa non esisteva neanche un presidio di polizia, il mistero di Pignataro come capitale della latitanza per Cosa Nostra è svelato. Il paesino è circondato da latifondi, da immense proprietà terriere dove si ergono quasi come sentinelle, le ville dei boss.

TORRETTA DI GUARDIA. Le ville che ospitarono (e ospitano?) i corleonesi e quelle che continuano ad ospitare gli uomini del clan Lubrano si trovano in aperta campagna, per raggiungerle bisogna percorrere piccoli sentieri appena asfaltati. Sono più propriamente bunker, recintate da mura di cemento armato, con alti alberi che occultano le facciate, non esistono finestre che danno sull’esterno, hanno vetri oscurati, telecamere ovunque. Pur essendo molto grandi, con campetti di calcio e piscine, all’esterno risultano compatte, raccolte, simili a presidi militari, strutturate a guscio d’uovo.

Con Palmesano, mi avvicino alla villa di Vincenzo Lubrano. Cancelli, telecamere, muri di cemento armato, un edificio centrale che svetta come una torretta di guardia. In questa villa ci sono stati summit di Cosa Nostra, per il sentiero che sto percorrendo è passato il gotha della storia mafiosa.
Luciano Liggio, Michele Greco, Saro Riccobono, Pippo Calò, Totò Riina, Leoluca Bagarella, sono soltanto alcuni dei nomi accertati che sono transitati per questa villa. Mentre procediamo, notiamo un’Alfa 145 rossa che ci segue. Non ci molla un attimo, quasi ci tampona, «è normale»,
rassicura Palmesano,«qui tengono sotto controllo tutto». Le terre che attraversiamo, i fienili, le aziende ortofrutticole, tutto è di proprietà dei Lubrano-Nuvoletta. Qui ci sono delle proprietà appartenute a Luciano Liggio tra cui 100 moggi di terreno confiscati dalla magistratura ad Angelo Nuvoletta. L’abitazione bunker di Raffaele Ligato, nome storico della mafia pignatarese, imputato per l’omicidio Imposimato è stata sequestrata dalla magistratura, ma Ligato ha continuato a viverci in tutta tranquillità sino a pochi giorni fa. Mentre decine di agenti della polizia con difficoltà sgombravano la villa-bunker tra imprecazioni e urla delle donne del clan, Ligato si è rivolto con fare sbalordito al sindaco Giorgio Magliocca (An) lì presente: «Ma come dopo tutti i voti che ti ho fatto avere, mi fai togliere la casa?». Qui né destra né sinistra né centro sembrano aver avuto la forza di combattere le cosche. C’è una sottovalutazione totale del caso Pignataro Maggiore, perché Cosa Nostra e i clan locali hanno organizzato un sistema di potere sotterraneo che non genera fatti di sangue, rapine, scontri. Questa terra è appunto la Svizzera dei clan, tutto scorre in maniera serena, pacifica. Lo stesso padrino don Vincenzo ha dichiarato che a Pignataro la camorra non esiste, ma ci sono solo extracomunitari che rubano motorini.
Procedendo, ci fermiamo nella piazzetta, qui Palmesano è riuscito a ottenere che si piantasse un albero in memoria di Paolo Borsellino affiancato da una targa in marmo con il nome del magistrato. Una mano anonima pensò bene di imbrattare la targa con la scritta e «W la camorra», e poi di fracassare la targa, posta proprio davanti al Comune. La targa oggi è tornata al suo posto. Ma è una guerra continua: «Ho dovuto scontrarmi con devote persone
che volevano sradicare l’albero per far posto a una statua di Padre Pio. Al che ho fatto presente che la piazza di Pignataro era abbastanza ampia da ospitare le due cose assieme».

12.10.07

L'album di Famiglia

Divina iniziativa de il manifesto:
L'album di famiglia

Un album di figurine che ripercorre tutte la storia del comunismo dalla prima internazionale ad oggi a soli € 3,90.
Le bustine costano € 0,90 e le puoi scambiare con gli sporchi comunistelli del quartiere, giocarle a rubbamazzetto o al famoso giochino del "ppà!"

E nel mio 5° pacchetto ci è uscito Tonino Gramsci!
Ficotronico.

10.10.07

Palle fritte

Mio padre è sempre più stanco
e provato
e guadagna sempre meno.
Anzi no.
Guadagna sempre uguale
ma il mondo vale di più.

Se non ci fosse il secondo cavallo.
Se non ci fosse il terzo cavallo.
Se non ci fossero il settimo e l'ultimo.
Chi cazzo sarebbe il primo cavallo?

Un coglione
e fruscii di applausi.

Compleanno di Mirko

Taz: Oggi sono 4 mesi che non mi pagano. Fottuti soldi. Il credito skype!

Lo faccio o non lo faccio? Gliela canto la canzoncina o la lascio stare? Dove cazzo lo vendono il sorriso per cantare canzoncine di compleanno. Cristo, sono sempre più solo.
Gliela canto.

Mirko (con la bocca piena): Brondo?
T: Tanti auguri a te ....
M: mmm....

T (meno felice): ...Tanti auguri a te ....
M: ....
T (sempre meno felice): ...tanti auguri a MI R KO...
M: ...ma chi cazz sì?
T (decisamente triste): .... auguri. Auguri o' cazz.
M: Taz! Grazie. Mia mamma mi dice che la devi smettere di scrivere sui muri.
T: ...
M: Cos'hai imbrattato?
T: Mirko auguri.
M: Che cos'hai fatto con lo spray.

si sente dietro la madre che gesticola.

T: Mirko, ho disegnato su un muro un cazzo enorme, e sotto ci ho scritto "pescio". Ho trent'anni.
M: Allora va bene. Io sono quì fino a dopodomani se ci vogliamo vedere allimite...
T: Mirko auguri.
M: Grazie. Se ci vogliamo vedere... non so (imbarazzato avanza frasi di circostanza)...
T: Ci vedremo quando vorremo.
M: Va bene. Notte...
T: termina chiamata.
Skype: 3 euro.
T: Che schifo.


4.10.07

Italia

Il potere esecutivo è inutile.
Il potere legislativo non legifera in favore dei cittadini.
Il potere di controllo degli organi competenti è fallace.

L'unica ancora di salvezza i cittadini la mettono nelle mani di una magistratura che, si spera, distrugga la politica becera.
Ma la magistratura italiana è sempre più controllata.
La nazione è al collasso sociale, giuridico, legislativo, esecutivo, culturale, scolastico e soprattutto LAVORATIVO.
Non c'è futuro per nessuno.
E ricordo la scena finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti.

3.10.07

Università Italiana

Taz: Si?
Stronzo: Taz, venga nel mio studio. Subito.

Taz: Buongiorno.
Stronzo: Quale buongiorno?

(Taz guarda fuori dalla finestra)

Stronzo
: Hai stampato tu l'orario delle lezioni del laboratorio di teledidattica?
Taz: Ovvio.
Stronzo: Non è ovvio un cazzo.
Taz: Ovvio.
Stronzo: Chi ha deciso che i corsi cominciano martedì!? E chi ha deciso quante ore devo fare!? E chi ha deciso che finiscono il 12 novembre!?!?
Taz: Il prof. Salvemini.
Stronzo: MA CHI È? VOGLIO SAPERE CHI CAZZO È IL SIGNOR SALVEMINI!!!? CHI CAZZO È?

(Salvemini, dal suo studio a 500mt di distanza sente ed arriva in 3 millisecondi. Cacato sotto)

Salvemini: Professore?
Stronzo: Salvemini, LEI NON COMANDA UN CAZZO!!! QUÌ CHI DECIDE SONO IO! SONO STATO CHIARO?

(Salvemini trema)

Stronzo: SONO STATO CHIARO, PORCO DIO? LEI NON COMANDA UN CAZZO!
Salvemini: Ma i ragazzi non ci sono, ci sono altri corsi che si accavallerebbero. È l'unico orario possibile.
Stronzo: LA POSSIBILITÀ UNICA SONO IO! E IL CORSO LO STABILISCO IO! E SE NON VENGONO A LEZIONE LI BOCCIO! O VADANO A FARE NEL CULO DI QUALCHE ALTRO ATENEO, CRISTO SANTO!
Salvemini: (voce tremolante) Va bene...
Stronzo: (sorridendo e con aria distesa) Bene ci siamo chiariti.

Stronzo: (rivolto a Taz) Vai.
Taz: Sono affranto. Ma da quand'è che l'ha sorpresa?
Stronzo: Cosa?
Taz: L'andropausa.

25.9.07

Cristo Re

Gesù, anche lui, nella sua vita non è andato a faticare nemmeno un giorno.
Faceva il mantenuto sulle spalle di Giuseppe San che non avvinceva.

È da giugno che lavoro e non mi hanno pagato.
Quando vi parleranno di lavoro, chiunque sia cazzo, prima vi faccia scrivere su carta intestata le sue intenzioni sottoscritte da entrambi.
In questo mondo di merda la fiducia non esiste e non và data: figli di puttana, dobbiamo galoppare il denaro.
Prima i soldi e poi il resto.
Perché la libertà non è come ci raccontano la notte mentre succhiamo le tette delle utopie.
La libertà è potere d'acquisto.
Per il resto puoi anche urlare e saltare o decidere di farti una sega: quella non è libertà. Sarà sempre solo surrogato di biologie parallele.

Il lavoro non esiste.
E l'Italia è un Regno al collasso.

6.9.07

Manifesto dell'odio

C'è mica più bisogno di nasconderlo al rampante “costumatismo” dei democratici cittadini globali. Altro non sono, quelle a venire, che parole di un democratico villano del Sud.
C'è bisogno di esprimere tutto il rancore, esigenza di esternare l'insopprimibile senso di ripudio, di astio, di vergognosa malcelata ostilità.

C'è bisogno d'interrompere le forme di dialogo e di riprendere nelle mani il pugno della controversia irrisolvibile, della questione abbandonata.

Vi odio per il tasso di mercurio e le vernici tossiche che alimentano i vegetali che riempiono i ventri delle nostre vacche; vi odio per i provvedimenti del terremoto dell'80 e per quanto ne avete divorato.

Vi odio per il tasso tumorale quintuplicato che ci donate ogni giorno, per l'aria malsana che respiriamo. Vi odio per le strade perdute, disperse, allagate, frantumate, sotterrate, atterrate con le nostre coscienze sociali.

Vi odio per i vostri becchi di corvi che gracchiano e punzecchiano membra di fetide genti divelte: carcasse di bestie in sovrabbondanza spasimanti e dispersi lungo terra arsa di sole.
Vi odio per le scuole scassate, i muri scritti, le palestre inesistenti. Vi odio per i centri sociali negati, per il verde pubblico donato agli assessori.

Vi odio per le innumerevoli promesse fatte ai creduloni inetti, per i concorsi che truccate, per i posti che spartite con i cammorristi. Vi odio per i camorristi che ospitate nel vostro covo democratico ed a cui affidate ruoli di antimafia. Vi odio per Andreotti ancora al senato che può decidere la fiducia al governo. Vi odio per le vosre leggi inutili, per l'impunità dei potenti e la certezza della pena per gli stupidi.

Vi odio per l'economia che state finendo di mettere appunto, eretta su solide fondamenta belle salde sui binari della speculazione finanziaria dove viaggia.

Vi odio per l'alto tasso di fame, disoccupazione e miseria in cui ci tenete, ed attraverso il quale ripagate il lustro delle zone migliori: fiori all'occhiello che crescono ed evolvono sulle nostre facce, sui piedi che strusciano sulle gote nostre sfregiate di ferite ricolme di larve.

Vi odio per il lavoro in cambio di niente a cui ci costringete e per le vostre leggi che tutelano il disagio. Per la scuola che non insegna, l'università che ci fa succhiare alle mammelle delle chimere e il lavoro che divarica i nostri deretani discriminando, per rigorosi motivi etici e democratici, qualsivoglia lubrificante: La chiesa sarebbe contraria. E Biagi è un martire del lavoro.
Vi odio perché ci costringete ogni giorno a non fidarci dei morti di fame come noi, perché ci spingete ad odiarci come cagne assetate di cibo con la testa dinanzi alla stessa scodella. Vi odio perché ci avete strappato l'idea della famiglia che democraticamente tutelate e sponsorizzate con i vostri amici preti, perché ci costringete ad essere fidanzati fino a 50 anni negandoci perfino un patto civile tra bastardi schifosi in cerca di reciproca solidarietà.

Vi odio per i vostri bidé di solidarietà. Per i vostri pediluvi di pace. Per le vostre palle al vento e le nostre mamme bianche e povere e calve.
Vi odio per il pane aumentato del doppio in 2 giorni, per le elezioni, per i partiti.

Ma, soprattutto, odio quelle odiosissime cravatte a pois.
Il vostro buongusto è morto con l'irrealizzato sogno circa la vostra amichetta delle medie che puntualmente ve la negò.
Vi odio: ridicoli stereotipi di macho, vecchi anchilosati idioti.

29.8.07

delle relazioni amorose

(Assioma)
Ci sono 3 elementi: A, B e C.

A ama B.
B ama C.

(Spiegazione)
Così che A ama, ma non è corrisposto.
B ama A e, a sua volta non è corrisposto. Si sente tuttavia in colpa per lo spreco d'amore di A: egli stesso è consapevole del dolore della sofferenza del non essere amati.
C è amato ma non ama e, soprattutto, ignora A che lo odia in quanto gli ruba tutto l'amore di B.

7.8.07

Libbro - ver. 1.0beta


È finito.
Sillba più, monosillabo meno.
Due anni di salubre narrativa escono, insieme a molti inediti: raccolti_organizzati_rielaborati nel testo:
"Ossido di niente"
Chi ne desiderasse copia elettronica può chiedermela:
  • aggiungendomi a MSN ( louis_ferdinand@hotmail.it )
  • scrivendomi una mail ( diavoletto.taz@gmail.com )
Se non siete femmine è inutile che ci provate.
Se siete femmine... sfilatevi le mutande.

Sono un artista. Cazzo.

19.7.07

estate duemilasette

Melania ieri sera era spudoratamente arrapata.
Ribadiva, ogni 4 parole, che lei andrà in vacanza per fottere.
A una certa età fottere è tutto.
La vita c'ha disilluso.

9.7.07

Armonie


Spingerei questi tasti, su cui muoiono i miei polpastrelli, come martelletti d'un pianoforte.
Trasformarei interi periodi grammaticali in armonie. Scritte in accordi, rumori in pizzichi di corde.

E vorrei che tutti questi caratteri scomparissero per sputare fuori da quanto scrivo l'essenza stesse della parole e lasciarle naufragare in un vuoto surreale fino a farle diventare musica. Una graduale inesorabile destrutturazione logica. Una corrosione del senso pragmatico. Una mutazione armonica.
Armonia senza pretesa saggistica.
Senz'ambizione narrativa.
Urla d'amore dell'amore che ha finito le parole.
Bestemmie di un blasfemo che ha finito i santi.

E sputerei sull'ammasso insalubre di carcasse di sintassi. Su questa catasta di connessioni. Su quest'amalgama di rottami letterari fino a, come nella genesi, sentirmi DIO che dà vita ad una fottuta mistura. Che non resti terra e acqua. Carta e inchiostro. Elettrone e fosforo. Impulso e cristallo liquido.

E come da un sogno mi leverei a non sentire più parole d'addio, ma armonie che evochino infantili sensazioni d'abbandono.
Percepirei il fascino del silenzio soppiantare gl'inutili discorsi.

E per tutti: doti compositive al posto dello sforzo dell'alfabetizzazione.
Opere al posto di parole d'amore.
Tuoni invece che rabbia.
Rombi e rumore di pioggia colonna sonora d'impetuose passioni.


Stracciare via alla realtà il peso dell'ineluttibilità delle parole e lasciarsi la leggerezza delle sensazioni.
Vivere nell'armonia dell'essere e sciogliersi l'anima nell'aria.

Ma io sono un fottuto ingegnere.
E queste restano vergognose parole.
Parole che manco dio ha saputo trasformare in armonia.

Che ci tolga le parole dio, e ci regali armonia.

4.7.07

Della scuola e del Sud

Questo è l'ultimo anno che assumono nella scuola. Assorbimento dei precari.
Le prossime assunzioni saranno nel 2013 con CONCORSO PUBBLICO
Al Sud si stanno organizzando.
E se la camorra si organizza. Significa che lo Stato ha già comunicato.
Ha già fatto i patti.

- Che gliene viene alla camorra di dare un posto ad un insegnante?

Che ingenua domanda.
Immagina. Hai 33 anni e sei disparato. Maschio o femmina. Sei nel Sud.
Gli amici, l'amore, la famiglia, la terra maledetta e tutte le puttanate di cui ti sei riempito la vita al sud.
Sei disposta a tutto ma vuoi smettere di sentirti inutile, infelice, povera e frustrata.
Ma non entrerai mai.
Nonostante sei bravissima e preparatissima e un genio.
Allora disperata bussi ad un cancello incastrato tra mura di cinta di cementarmato e sorvegliato a circuitochiuso.
Il tempo di bussare e vedi che i tuoi desideri democratici sono 8mila euro + 5 voti per le elezioni.
E se non voti loro lo sanno.
E sanno sempre come fartela pagare.
Ecco cosa gliene viene alla camorra.

E lo stato ha già deciso. Ma non da solo. Con loro.

La scuola era meritocratica, un pò.
Ma la meritocrazia và abolita in Italia.
L'hanno deciso le massonerie a cui affieriscono anche i clan.

Questa è la realtà. L'unica che conta.
Il resto sono KINDERBUENO e PERIZOMINI per un'estate a mare che pochi ancora possono permettersi.

- Mi schiaccia il tuo vedere il marcio ovunque.

Quì lo noti il marcio, o ti assuefai e fai finta di non vederlo più, come l'immondizia nelle strade.

Nei posti in cui un aperitivo si può bere con serenità, il peso del mondo non si sentirà mai. Tutto scivolerà nelle gole. Leggero.